Albania-Serbia, tensione altissima. Sassaiole contro il pullman serbo

Pubblicato il autore: Pierluigi Guerci Segui

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Albania-Serbia, gara valida per la settima giornata del Gruppo I di qualificazione ad Euro 2016, si terrà questa sera alle 20.45 ad Elsaban a 35 km dalla capitale Tirana. Grande allerta sul territorio albanese. Numerose camionette dei carabinieri e numerosissime vetture della polizia impegnate in vista del match in cui l’Albania potrebbe scrivere la storia. La squadra di De Biasi, infatti, in Albania-Serbia può scrivere la storia perché ha a portata di mano la prima storica qualificazione agli europei che si terranno l’anno prossimo in Francia. Una vittoria degli albanesi in contemporanea con un successo del Portogallo sulla Danimarca consentirebbe agli uomini di De Biasi di approdare al secondo posto del girone e di giocarsi tutto nell’ultimo match contro l’Armenia già eliminata.

L’AGGRESSIONE: Purtroppo, però, c’è ben poco da parlare di calcio. Neanche è iniziata la partita e già si ravvisano i primi scontri. Il presidente serbo Aleksandar Vucic aveva annunciato di non recarsi allo stadio di Elbasan per via dell’eccessiva politicizzazione dell’evento, ma ha chiesto comunque sicurezza per la sua gente: “Non andrò allo stadio per far sì che i protagonisti siano solo i calciatori e lo sport. Chiedo alle autorità albanesi di garantire la massima sicurezza a tutti i cittadini serbi prima, durante e dopo la partita, altrimenti non giocheremo la partita”. Così non è stato e probabilmente non sarà nemmeno questa sera. Appena arrivato il pullman serbo nella terra albanese è stato bersagliato e preso a sassate da alcuni (si dice fossero pochi ndr.) albanesi. Da Belgrado, in federazione, è stata inoltrata una nota di protesta ma l’ambasciatore albanese non si è presentato al ministero degli Esteri serbo dov’era stato convocato, con tanto di minaccia di ritorsione.

LA STORIA e LA POLITICA: Albania-Serbia non è una normale partita di calcio. C’è di più. Molto di più. Quando la politica entra nel calcio le conseguenze possono essere gravi, molto gravi. Per trovare i motivi di questa grande rivalità o meglio dire di questa guerra tra albanesi e serbi bisogna tornare a circa tre lustri fa quando gli albanesi del Kosovo vogliosi di ottenere l’indipendenza subirono una feroce repressione da parte dei serbi che sfociò in migliaia di vittime. Il finale della storia è noto. Grazie all’appoggio della NATO, gli albanesi ora sono indipendenti dai serbi ma la rivalità politica è a livelli inimmaginabili.

Era il 14 ottobre 2014, 359 giorni fa. Minuto 41 di Serbia-Albania. Ventidue giocatori e, all’improvviso, il 23esimo soggetto della sceneggiatura. Ismail Morina è stato arrestato ieri, a 24 ore dal bis più temuto di sempre. Fu lui, piazzato su una torre della chiesa del Santo Arcangelo Gabriele a pilotare il drone della discordia sullo Stadio Partizan. Andò così: il drone (“Kosovo libero”, la scritta) svolazzò sulle 22 teste, lo tirò giù il serbo Mitrovic, poi circondato dai giocatori albanesi, subito circondati a loro volta dai tifosi serbi (immagine in alto ndr.), il tutto fra petardi e fumogeni. Finì con vittoria a tavolino dell’Albania e una foto scattata a Roma, qualche giorno dopo, in casa Lazio: i serbi Djordjevic e Basta con gli albanesi Cana, Berisha e Strakosha, stretta di mano a Formello, «il nostro rapporto non cambierà».

Albania-Serbia sarà arbitrata dall’italiano Nicola Rizzoli: probabilmente, solo per questa notte, sarà il fischietto meno invidiato al mondo.

 

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