Euro 2016: Albania-Svizzera è davvero un derby?

Pubblicato il autore: Antonio Paradiso Segui

cana2

Lo storico debutto all’Europeo dell’Albania avverrà l’11 giugno alle ore 15.00 allo stadio “Felix Bollaert” di Lens contro la Svizzera. A primo impatto Svizzera-Albania potrebbe sembrare una gara come le altre e invece proprio così non è. Infatti, la nazionale elvetica è praticamente una succursale dell’Albania, dato che ci giocano almeno 5 calciatori che hanno origini albanesi. Tutto questo perché molti albanesi sia residenti in Albania sia in paesi limitrofi, durante il periodo della dittatura di Hoxha prima e nel periodo delle successive guerre balcaniche dopo, che la interessarono indirettamente, decisero di emigrare altrove in cerca di fortuna. Alcuni di loro hanno deciso di scegliere la pacifica Svizzera e tra questi vi sono anche le famiglie di:
Belarim Dzemaili: nato a Tetovo in Macedonia ma di etnia albanese. Infatti, la città natale dell’ex giocatore del Napoli è popolata per più del 50% da persone di etnia albanese. Questo perché in Macedonia, soprattutto a nord-est vi è una folta rappresentanza albanese, tanto che nel 2001 le tensioni sfociarono anche in un conflitto che poi si risolse per il meglio. Praticamente Belarim è albanese al 100%;
Admir Mehmedi: nato a Gostivar (Macedonia), vera e propria “roccaforte” albanese, dato che gli albanesi che vi risiedono sono circa l’80% della popolazione complessiva;
Xherdan Shaqiri: nato nel 1991 a Gnjilane, una delle città principali del Kosovo, regione che all’epoca della nascita di Shaqiri faceva parte ancora della Jugoslavia, ma che ora è uno Stato indipendente ed ha anche un nazionale di calcio. Ovviamente anche lui di origini albanesi;
Valon Behrami: come Shaqiri nato anche in lui in Kosovo nel 1985, precisamente a Titova Mitrovica;
Granit e Talun Xhaka: loro sono quelli meno albanesi, nel senso che  sono nati comunque in Svizzera da genitori albanesi.
Pajtim Kasami: nato a Sturga, piccolo comune macedone a maggioranza albanese;
Loik Cana: anche lui nato in Kosovo a Gjakove e in seguito trasferitosi con la famiglia in Svizzera. Tenete a mente questo nome perché se ne parlerà dopo.

Arrivati giovani in Svizzera, tutti questi ragazzi poterono cimentarsi con la loro passione, il calcio, senza gli assilli di una guerra a pochi km di distanza. Ad un punto della loro carriera però tutti quanti si trovarono di fronte ad un dilemma: giocare nella Svizzera o nell’Albania? Come sappiamo il regolamento della FIFA, per evitare il calciomercato anche alle nazionali, vieta di giocare per due nazionali diverse , di fatto nel momento in cui scegli una nazionale maggiore sei legato a vita e non la puoi più cambiare. Questo ovviamente non vale per le nazionali giovanili, ci vengono in mente Sissoko, che dopo aver fatto tutta la trafila nelle nazionali giovanili francesi, ha scelto il Mali e Kuzmanovic, anche lui ha giocato in quasi tutte le rappresentative giovanili svizzere, salvo poi tornare alle origini e scegliere la nazionale serba. Le uniche eccezioni alla regola sono eventuali dissoluzioni di Stati o Federazioni, ci vengono in mente l’URSS e la Jugoslavia, nonché recentemente la Serbia e il Montenegro.

Fatto sta che tutti hanno deciso di scegliere la Svizzera, anche perché vuoi mettere? con la Svizzera ci qualifichiamo facile, mentre con l’Albania sarà un po’difficile. Tutti tranne uno: Loik Cana. Noi italiani abbiamo visto ormai un Cana a fine carriera indossare la maglia della Lazio. Tuttavia, nei suoi primi anni era un difensore molto stimato, soprattutto in Francia, nazione in cui ha giocato con le maglie di PSG e Marsiglia e in cui ci è ritornato adesso, dato che gioca nel Nantes. E’ stato anche il capitano del Marsiglia dal 2007 al 2009. Le sue buone prestazioni gli valsero tre chiamate: quella della Francia, in quanto in possesso del passaporto francese, quella della Svizzera, paese di residenza e quella dell’Albania, paese d’origine. Loik ha deciso di fare il pazzo e di scegliere l’Albania, andando controcorrente rispetto agli altri che verranno dopo di lui. Una scelta coraggiosa, soprattutto quella di rifiutare la nazionale francese, che avrebbe permesso all’ex Lazio di lottare anche per qualche titolo. Come lui qualche anno dopo farà così Talun Xhaka, fratello di Granit, giocatore della Svizzera. Con tutto il rispetto per Talun, va detto che comunque il paragone con Cana non regge. Ritornando all’attuale capitano dell’Albania, va detto che i primi anni sono stati duri, con la sua nazionale costantemente fuori dal giro qualificazione. Quest’anno però “il guerriero” si è preso la sua personale rivincita e da capitano ha condotta l’Albania a una storica qualificazione. Un risultato che ripaga i sacrifici e il coraggio di un uomo che non ha rinnegato la sua nazione e soprattutto le sue origini. Ritornando agli altri c’è poco da dire: hanno fatto la loro scelta e giusta o sbagliata che sia è pur sempre una scelta che va rispettata, soprattutto nel calcio di oggi, dove ormai i sentimenti non ci sono più. Sicuramente definirli ancora albanesi è troppo, non perché siamo cattivi, ma solo ed esclusivamente perché albanese è colui che come Cana pur potendo scegliere ha scelto l’Albania, fregandosene di tutto il resto.

  •   
  •  
  •  
  •