Euro 2016: Islanda e Nord Irlanda, non chiamatele cenerentole

Pubblicato il autore: Damir Cesarec Segui

islanda
L’effetto Leicester nel cuore dell’Europa. Diciamoci la verità, nessuno avrebbe mai immaginato che l’Islanda e l’Irlanda del Nord potessero superare la fase a gironi. Da tutti considerate come le due squadre materasso del torneo contro le quali formazioni più blasonate avrebbero preso quei punti necessari per passare agli ottavi, magari ritoccando anche la differenza reti, islandesi e nord irlandesi sono ad oggi le due sorprese più liete di questo Europeo. Difficilmente la loro favola andrà oltre gli ottavi, ma a Reykjavik e a Belfast il sogno continua. Esattamente come per i tanti romantici di un calcio d’altri tempi, non certo spettacolare ma che possiede quel qualcosa di inspiegabile che ti fa innamorare.

Islanda: ghiaccio, fuoco e calcio

Nel 2009 un gruppo di giovani allenatori di calcio islandesi si recò in Inghilterra per partecipare a un corso per allenatori organizzato dalla UEFA. Durante quel soggiorno fecero tappa a Reading per vedere all’opera i progressi del talentuoso centrocampista appena 18enne Gylfi Sigurdsson, entrato nelle giovanili della squadra del Berkshire tre anni prima dopo che alcuni scout della società lo notarono alla Breidablik, una sorta di La Masia in salsa islandese a pochi chilometri da Reykjavik.

Ed è proprio da lì che ebbe inizio l’ascesa del calcio islandese. I vertici della Federazione decisero allora di puntare fortemente su una generazione molto promettente guidata dallo stesso Sigurdsson e riunita attorno alla vera stella di quella nazionale, l’intramontabile Eidur Gudjohnsen.

Dopo il Mondiale 2010 l’Islanda occupava la 133esima posizione nel ranking FIFA. Il compito di risollevare le sorti della nazionale venne affidato allo svedese Lars Lagerbäck. E’ la svolta. La qualificazione agli Europei di Polonia e Ucraina non arriva, ma i frutti del lavoro dell’ex ct svedese iniziano a emergere. Nel 2014 viene sfiorato il miracolo con la Croazia a infrangere il sogno del Mondiale brasiliano nei playoff.
Ma la qualificazione a Euro 2016 arriva al termine di una cavalcata trionfale, chiusa dietro alla Cechia ma davanti a Turchia e a un’Olanda irriconoscibile. E’ la prima storica partecipazione a un grande appuntamento internazionale.

L’Islanda non è più solamente un’isola sperduta nell’Atlantico settentrionale imprigionata tra i ghiacci al cui interno c’è un cuore pulsante di fuoco, no, l’Islanda è ora anche una realtà calcistica di livello internazionale.

 

In Francia la fase a gironi viene chiusa addirittura al secondo posto con gli stessi punti dell’Ungheria vincitrice del girone, frutto di un muro difensivo perfettamente organizzato e coordinato, nonché di un contropiede tanto raro quanto micidiale. L’arroccamento difensivo di Sigurdsson e compagni ricorda da vicino quello della Grecia campione d’Europa nel 2004, quando il ct Otto Rehhagel alzò delle barricate difensive invalicabili e colpendo ogni volta in uno dei rari contropiedi. Con buona pace di tutti coloro che detestano questo tipo di (non) calcio e di Cristiano Ronaldo, il quale dopo il pareggio del suo Portogallo non volle stringere la mano agli avversari accusandoli di aver “parcheggiato un autobus davanti la porta”. “Ronaldo può dire quello che vuole però noi non siamo il Barcellona”, l’immediata replica del capitano Aron Gunnarsson. E intanto l’autobus vichingo è arrivato davanti al Portogallo di CR7…

Lunedì andrà in scena l’ottavo contro l’Inghilterra. Un nuovo appuntamento con la storia per un Paese che conta solamente 330 mila anime e un centinaio di calciatori professionisti. L’autobus è già parcheggiato. E Roy Hodgson è avvisato.

Nord Irlanda: McGovern e Will Grigg’s on fire

A differenza dell’Islanda, l’Irlanda del Nord si affacciò per ben tre volte sulla scena internazionale prendendo parte ai Mondiali del 1958 (raggiunse i quarti), 1982 e 1986. Curiosamente però, nonostante la presenza del fenomeno George Best, la nazionale nord irlandese non raggiunse mai la fase finale di un grande appuntamento negli anni Sessanta e Settanta.

 

La svolta però arriva a fine 2011 quando Michael O’Neill venne nominato ct. Il pareggio in trasferta contro il Portogallo e il successo interno contro la Russia nel corso delle qualificazioni al Mondiale 2014 sono il preludio alla qualificazione a Euro 2016 che giunge con la vittoria del proprio girone lasciandosi alle spalle Romania, Ungheria e la Grecia di Claudio Ranieri (che chiuse clamorosamente in ultima posizione). Un girone non certo proibitivo ma pur sempre ostico per una squadra priva di campioni.
In terra francese il passaggio agli ottavi arriva grazie alla nuova formula della manifestazione che permette anche alle quattro migliori terze di passare alla fase a eliminazione diretta. Una qualificazione tutta cuore e catenaccio ma assolutamente meritata. Una nazionale trascinata dalle parate di Michael McGovern e dal tormentone cantato dai suoi tifosi all’attaccante Will Grigg, “Will Grigg’s on fire”, da fare invidia alla spettacolare e verdeggiante Green Army dei cugini irlandesi.

L’appuntamento con la storia è domani pomeriggio contro un’altra sorpresa di questo Europeo, il Galles di Gareth Bale.

Il cholismo dei poveri

In molti hanno già ribattezzato il loro sistema di gioco “cholismo dei poveri”. Sarà, ma questo catenaccio “on the rocks”, unito a un incredibile spirito di sacrificio e a dei giocatori costretti a essere gruppo prima che squadra più di tutti gli altri, ha già conquistato tantissimi tifosi. Indipendentemente da chi alzerà la coppa il 10 luglio, questo Europeo rimarrà certamente ricordato per le ormai celebri rimesse laterali a catapulta di Gunnarsson e per il contagioso coro di Will Grigg’s on fire. A proposito, speriamo che O’Neill faccia finalmente esordire il buon Grigg.

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