Euro 2016 vittima degli scontri tra tifoserie

Pubblicato il autore: Mario Tommasini Segui

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Euro 2016 ancora vittima degli scontri tra tifoserie in un’escalation di violenza che sta cogliendo impreparata la polizia francese impegnata anche sul fronte della prevenzione al terrorismo

Euro 2016, ovvero tanti calci e poco calcio.
Antiche ruggini, precedenti scontri tra gruppi rivali, nazionalismi esasperati. Il campionato europeo di calcio 2016, in Francia, iniziato da appena 3 giorni, si sta trasformando in una generale resa dei conti da parte di tutte le tifoserie europee.
Se si eccettua la capitale Parigi, teatro della partita di esordio dei “galletti” padroni di casa, tutte le altre città sono state in qualche maniera prese d’assedio da parte delle frange estreme del tifo europeo, nonostante le misure eccezionali messe in campo negli stadi e nelle immediate vicinanza per il noto problema del terrorismo.
Ieri si riteneva clamoroso il caso di Inghilterra e Russia, con un pre partita caratterizzato da scontri violenti con lo strascico di un inglese in fin di vita e vari arresti.
La colpa, perché ovviamente non si può dare mai ai diretti interessati, addebitata alla polizia e alle amministrazioni locali, ree di aver lasciato ampio margine di manovra e la vendita libera di alcolici per tutta la giornata. Inoltre sul banco degli imputati anche il comitato organizzatore che aveva designato Marsiglia, porto mediterraneo con una forte componente musulmano, dove le tensioni sociali sono all’ordine del giorno e dove la tifoseria è delle più tempestose.
Addirittura oggi la decisione che se si ripeteranno altri scontri, entrambe le squadre saranno eliminate dal campionato con Galles e Slovacchia promosse al turno successivo.
Ora, oltre alla scelta discutibile di prendere una decisione all’apparenza preventiva ma che di fatto non lo è perché arma le eventuali follie degli scellerati fan gallesi e slovacchi nelle partite a seguire, sembra quasi ridicola di fronte ai nuovi scontri avvenuti nelle tre città che ospitavano gli incontri.
I nazionalisti tedeschi che devastano Lilla, scontri prima di Polonia Irlanda del Nord e, udite udite, tifosi della squadra del Paris Saint Germain, club di Parigi che, invece di godersi la festa, vanno a cercare ed attaccare un gruppo di tifosi turchi, prima di un Turchia-Croazia che aveva visto le tifoserie serene e tranquille fuori e dentro lo stadio.
Il male del calcio non lo si scopre certo oggi ma le scene di questi giorni confermano che non è la stretta negli stadi a vincere sulla violenza ma la prevenzione, l’isolamento delle frange estreme, la cultura sportiva e, cosa assolutamente auspicabile ma che sembra sempre più lontana dal divenire, una coesione sociale in tutti gli Europei.

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