Galles, alla scoperta di una sorpresa

Pubblicato il autore: Mario Grasso Segui

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Gareth Bale, Aaron Ramsey e poi? Gregari, tanti gregari che fanno del Galles una vera squadra. Così si può sintetizzare quella che è la più grande sorpresa (almeno attendendo l’Islanda) di questi Europei. I britannici, alla loro prima assoluta esperienza nella massima competizione continentale, sono tra le migliori quattro d’Europa e il prossimo 6 luglio si giocheranno contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo l’accesso alla finale.

Un traguardo storico per quella che è una terra che è famosa più per il rugby che con per questo sport. Eppure andando a ritroso nel tempo si scopre come una certa tradizione calcistica ce l’ha. Tanto per cominciare proprio la nazionale ha origini antichissime. E’ la più antica del mondo e il suo primo incontro risale al 1875. La federcalcio gallese, insieme a quelle scozzese, irlandese e, ovviamente, inglese si riunì nel 1882 per definire le regole universali del calcio.

Pur essendo, al pari di Inghilterra, Scozia e Irlanda del Nord, un’entità a parte come nazionale e come federcalcio, il Galles per anni non ha mai avuto un proprio campionato. Le squadre di questa nazione prendevano a parte alla Premier League inglese e i vari campionati interni, divisi per area (nord, centro e sud) non erano riconosciuti ufficialmente dalla Uefa. Se, però, le squadre gallesi in Premier League non lasciarono mai il segno, lo fece in parte la nazionale. Sul finire degli anni Cinquanta la squadra è trascinata dallo juventino John Charles, che la porta al raggiungimento di quello che fino a ieri sera era il più grande traguardo calcistico di questa nazionale: la qualificazione ai Mondiali di Svezia 1958. Qui i Dragoni superarono come secondi il loro girone dietro solo ai padroni di casa della Svezia e davanti a UngheriaMessico. Nei quarti però il sogno fu infranto dal Brasile e dalla rete storica di un ragazzino di 18 anni che negli anni successivi fece parlare di sé. Un certo Edson Arantes do Nascimento, per tutti Pelè.

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Da allora il Galles non ha più brillato nel panorama del “football”. Eppure qualche bel giocatore dalle parti di Cardiff è passato. Qualche nome per capirci: Craig BellamyMark Hughes, Gary Speed, Ian Rush e soprattutto Ryan Giggs. Ma nonostante tutto i Dragoni sono sempre stati una cenerentola del calcio europeo. Negli anni Novanta c’è stata anche la svolta interna, con la creazione di un campionato ufficiale riconosciuto dalla Uefa, al quale però non hanno aderito tutte le squadre gallesi. Alcune, infatti, hanno deciso di rimanere fedeli alla Premier League. E’ il caso delle più celebri Cardiff City e Swansea, ma anche delle meno note Newport County, Merthyr Tydfil, Wrexam e Colwyn Bay.

Il campionato gallese non è certamente di alto livello, ma è servito a creare una sorta di selezione naturale. Chi emigra verso la Premier inglese o anche altrove è certamente di un valore superiore rispetto alla media nazionale. Così negli anni si è riusciti a distinguere meglio i giocatori di un certo livello e a creare una squadra che col passare degli anni si è evoluta tantissimo, come dimostra il posizionamento al numero 17 del ranking Fifa. La vera svolta è merito, però, del ct Chris Coleman. Con lui il Galles si è scoperto forte, grazie anche all’esplosione di due stelle come Bale e Ramsey, che hanno avuto il merito di far crescere e maturare anche i vari discreti giocatori già in squadra.

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Da qui la storica qualificazione a Euro 2016, dove i Dragoni sono protagonisti di un sogno che non ne vuole sapere di finire. L’impresa sul Belgio spazza via ogni dubbio. Comunque vada a finire è nella storia. Ora il prossimo passo si chiama Russia 2018: obiettivo tornare ai Mondiali dopo 60 anni dall’ultima apparizione.

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