I rigori dell’Italia: tra presunzione, arroganza e mediocrità

Pubblicato il autore: Raffaele La Russa Segui
pellè

“…non aver paura di sbagliare un calcio di rigore..non è da questi particolari che si giudica un calciatore…un giocatore, lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia….” Recitava una canzone di qualche anno fa di De Gregori.

Tutto vero, verissimo: il calciatore non si giudica per aver tirato e sbagliato dei calci di rigore, anche se poi gli errori si sono rivelati decisivi e fatali per la sconfitta della propria squadra.
Ma dopo aver ovviamente elogiato Zaza e Pellè per il coraggio di aver tirato i rigori – solo chi non li tira non li sbaglia – qualche considerazione si può fare.

Prendiamo, ad esempio, il rigore di Pellè

Il nostro centravanti non è esattamente Cristiano Ronaldo o Lionel Messi né tanto meno Lewandowski o altro centravanti di alto livello.

In Italia praticamente non ha mai giocato se non una breve parentesi da panchinaro a Parma e ha avuto una discreta carriera all’estero tra Olanda con l’AZ Alkmaar e in Inghilterra con il Southampton, ovvero squadre di media classifica nei loro campionati nazionali.

Ieri sera il centravanti salentino aveva l’opportunità di aumentare il vantaggio dell’Italia, perché si poteva approfittare dell’errore dei tedeschi dal dischetto e probabilmente col suo centro l’Italia avrebbe festeggiato il passaggio alle semifinali.

Ma di fronte c’era Manuel Neuer, non esattamente l’ultimo arrivato in fatto di portieri, anzi probabilmente insieme a Buffon e Courtois il più forte al mondo.

E allora il nostro centravanti ha la brillante idea di canzonarlo mimando il classico gesto del “mo je faccio er cucchiaio” di tottiana memoria.

Il tedescone, che con la sua imponente stazza fisica quando saltella arriva quasi a toccare la traversa con la testa, non fa una piega, non lo degna nemmeno di uno sguardo e va in porta.

Pelle’ calcia il rigore in maniera disastrosa: piano e soprattutto un paio di metri alla destra di Neuer, ma fuori dalla porta: incredibile occasione sciupata dall’Italia e Germania di nuovo in corsa.

La domanda sorge quindi spontanea: ma quella spacconata era proprio necessaria? O Pellè è stato colpito da delirio di onnipotenza e pensava di passare alla storia con quel gesto?

Non sarebbe stato meglio concentrarsi per calciare forte ma in porta invece di pensare a stuzzicare Neuer?

Prendiamo il rigore di Zaza: il buon centravanti lucano – ricordiamoci quarta scelta della Juventus – entra a un minuto dalla fine dei supplementari solo ed esclusivamente per calciare il rigore costringendo alla recita persino Chiellini che, per consentire la sostituzione, si getta a terra simulando un infortunio.

La sua rincorsa è già diventata virale sul web per quanto buffi sono stati i suoi innumerevoli saltelli e balletti prima di calciare il pallone alle stelle o forse pensando che la porta di calcio fosse alta quanto quella del rugby.

Si può obiettare che anche Schweinsteiger ha calciato il suo rigore – tra l’altro decisivo – alla stessa maniera, ma sulla carriera straordinaria e vincente del tedesco nulla si può obiettare.

Anche Darmian ha tirato un rigore – il classico straccio bagnato – che alla mente dei più anziani ha ricordato quello di Cabrini calciato nella finale mondiale del 1982.

La nostra nazionale nel ruolo di centravanti storicamente ha potuto annoverare solo grandi campioni: Riva, Boninsegna, Anastasi, Bettega, Rossi, Vieri, Totti, Baggio, Del Piero tanto per citarne alcuni, mentre in difesa si sono succeduti nelle varie poche Facchetti, Burgnich, Scirea, Gentile, Baresi, Nesta e Maldini.

In altre epoche Zaza, Pellè e Darmian avrebbero potuto solamente pagare il biglietto per assistere a un quarto di finale di campionato europeo per nazioni.

E allora il dubbio che è venuto a milioni di italiani che ieri sera hanno assistito trepidanti alla partita sarà stato: “Non è che per caso questi errori non sono solo casualità, ma sono figli della mediocrità dei calciatori che li hanno tirati?”

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