Il Portogallo contro l’incubo ‘semifinali’

Pubblicato il autore: Mario Grasso Segui

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Bello poter dire di essere ancora una volta in semifinale. Un po’ meno bello ricordare i precedenti. Già, perché il Portogallo non ha un grandissimo feeling con l’ultimo ostacolo prima della finale di un torneo. Che siano EuropeiMondiali, la storia parla chiaro. Su sei precedenti, solo una volta lo scoglio è stato aggirato.

Eusebio, Futre, Rui Costa, Figo e lo stesso Cristiano Ronaldo. Nessuno di questi campioni è bastato a portare a casa un trofeo. E solo in un’occasione si è riusciti almeno ad andare vicino ad alzare una coppa giocando una finale. La maledizione delle semifinali parte da lontano per i lusitani.

Dopo anni di oblio, la prima volta che la nazionale sogna è nel 1966Mondiali in Inghilterra. I padroni di casa, avversari nella sfida di Wembley, sono lanciatissimi, ma gli iberici hanno una stella assoluta in campo che risponde al nome di Eusebio da Silva Ferreira. La Perla Nera è la punta di diamante di una buona squadra. Proprio lui va a segno nel finale, ma quando gonfia la rete, gli inglesi hanno già segnato due volte con Bobby Charlton. Il suo gol non basta, i portoghesi dovranno accontentarsi della finale per il terzo posto, che comunque vinceranno.

Di anni ne passano quasi venti. Eusebio non c’è più e i lusitani sono da anni finiti nel dimenticatoio. Eppure nel 1984 negli Europei, dove partecipano per la prima volta, riescono a sorprendere tutti. Con una squadra operaia e senza grandi nomi, il Portogallo affronta i padroni di casa della Francia al Velodrome di Marsiglia. Jordao risponde a Dominguez e porta tutti ai supplementari. Poi, in avvio di extratime, segna ancora e i lusitani sognano una finale storica. Ma gli ultimi cinque minuti dei supplementari sono tragici: prima il pareggio di Dominguez e poi, a un solo minuto dai rigori, la rete della stella assoluta Platini, che manda tutti a casa.

Ancora la Francia nel destino dei portoghesi, nel 2000. Di anni ne sono passati sedici dall’ultima semifinale, ma stavolta la squadra è di tutto rispetto. Qualche nome: Vitor Baia in porta; Couto in difesa; Conceiçao a centrocampo; Pauleta e Nuno Gomes in attacco; e poi le stelle Figo, Rui Costa e Joao Pinto. Al Re Baldovino di Bruxelles (ex Heysel, ndr), Henry risponde a Nuno Gomes. Nei supplementari vale la regola del golden goal, ma sembra che dovranno essere i rigori a decidere tutto. In un certo senso è così. Al minuto 117 viene assegnato un penalty ai galletti, che vanno a segno con Zidane, chiudendo la sfida. Presagio di un altro golden goal, quello della finale, dove a farne le spese sarà l’Italia.

Nel 2004 gli Europei si giocano in casa e il Portogallo è una nazionale ormai matura. Il gruppo è più o meno quello di quattro anni prima, con l’aggiunta di alcune stelle del Porto campione d’Europa (Deco, Maniche, Carvalho e Nuno Valente) e di un giovanissimo ma già straordinario Cristiano Ronaldo. Allo stadio Josè Alvalade di Lisbona contro l’Olanda, proprio l’idolo di casa Ronaldo (che fino all’anno prima lì ci giocava con la maglia dello Sporting), porta avanti i suoi. Poi anche Maniche va a segno, anche se l’autorete di Andrade tiene tutti col fiato sospeso. Ma stavolta, solo stavolta, si fa festa. Salvo poi subire un clamoroso ko in finale contro la piccola Grecia.

Con lo stesso gruppo quasi vincente, i lusitani si presentano ai Mondiali del 2006 in Germania. Qui si spingono ancora in semifinale quarant’anni dopo quella del 1966, ma trovano ancora la bestia nera Francia. Ancora un rigore di Zidane, stavolta nei tempi regolamentari, spegne i sogni nella notte di Monaco di Baviera. Stavolta non arriva neanche il bronzo, visto il ko nella finalina contro la Germania.

Il Portogallo subisce uno choc e scompare dai radar per qualche anno, per poi ricomparire negli Europei 2012. Una squadra in cui c’è una sola stella, il solito Cristiano Ronaldo, qualche buon giocatore, come Nani, Quaresma e Moutinho, e tanti gregari. Eppure i lusitani sfidano la Spagna campione d’Europa e del Mondo nel derby iberico della semifinale di Donetsk. Grande equilibrio nei 120 minuti dove finisce 0-0. Ai rigori, però, Moutinho e Bruno Alves sbagliano e ancora una volta la semifinale è amara.

Ora la sfida contro il Galles. Apparentemente facile, ma la tradizione è contraria a CR7 e compagni. Nulla è scontato.

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