Cristiano Ronaldo riscrive la storia e “cierra” il Calderón

Pubblicato il autore: Mirko Tursi

Cristiano Ronaldo: una tripletta per la storia e per il pallone d'oro
MADRID – Mai come in questo inizio di stagione Cristiano Ronaldo era stato messo in discussione, dato per finito, considerato troppo lontano da un Lionel Messi in versione platino, completamente ritrovato e in una forma stratosferica, capocannoniere della Liga insieme all’altro membro della MSN, Luis Suárez. Da quell’infortunio subito lo scorso 10 Luglio a Saint-Denis, durante la finale dell’Europeo contro la Francia, Ronaldo non si era ripreso mai totalmente: soltanto un paio di gol nelle prime cinque partite di campionato, prima dello sfogo contro l’Alavés, punito con una tripletta, così come un paio sono i gol segnati in Champions. E poi c’è la nazionale, dove CR7 i suoi 7 gol li aveva fatti, sì, però c’è da dire che 4 erano stati messi a segno contro Andorra, 1 contro le modeste isole Far Øer (sui 6 complessivi segnati dal Portogallo) e altri 2 nell’ultima sfida, una settimana fa, contro un altro avversario che giudicare temibile è davvero spingersi oltre (con tutto il dovuto rispetto), come la Lettonia. Ronaldo si apprestava ormai a trascorrere la sua prima stagione di declino, sostituito da un Gareth Bale in grande spolvero, tant’è che i giornali già esaltavano la stella gallese titolando: “se non c’è Ronaldo, ci pensa Bale” e si moltiplicavano i paragoni tra i due in cui l’ex Totthenam risultava “el mejor”. E invece no. Così come l’araba fenice, che, dopo essersi adagiata morente in un nido sicuro prima di farsi incendiare dai raggi del sole, risorgeva dalle sue ceneri, così Cristiano Ronaldo, ieri sera, è risorto nel nido del Vicente Calderón (non così tanto sicuro), incendiandolo con una tripletta che sa di rivincita, ma neanche troppo.

LA PARTITAL’ultimo derby nello storico stadio dell’Atletico Madrid oltre a chiudere l’era del Vicente Calderón in fatto di match tra Colchoneros e Merengues, si presenta come la miglior occasione in fatto di stimoli, non che il numero 7 dei blancos ne abbia bisogno, dall’alto della sua carriera, per far tornare alla gloria un giocatore che, a detta di buona parte della stampa, spagnola e non, non meritava più questo pallone d’oro, ricominciando a tirar fuori gli avversari nella corsa per la vittoria del più importante riconoscimento individuale che esista nel mondo del calcio. E Ronaldo, semplicemente, non se l’è fatto ripetere due volte. È entrato in campo e già al 12’ minuto aveva bucato Jan Oblak con un colpo di testa che aveva spinto il pallone oltre la linea di porta, ma non era stato convalidato. Poi è iniziato il suo monologo, tre gol, uno su punizione, anche se decisiva è la deviazione della barriera, un rigore, procurato dallo stesso protagonista della partita ed un tap-in col quale infila il pallone alle spalle del portiere. Ma ciò che fa capire anche quanto grande sia CR7, è il modo in cui esulta dopo ogni gol. Se al primo si esibisce nel classico salto, che a suo tempo fu emulato anche da Carlo Ancelotti, al secondo si avvicina alla telecamera, si abbassa e la guarda dritto, come a dire: “e adesso dove siete?”. Al terzo gol poi, si ferma, si gira e osserva la curva dei tifosi dei Colchoneros, li sfida. “Chi è il migliore adesso?”

Ronaldo sfida i tifosi dell'Atletico dopo il secondo gol

Ronaldo sfida i tifosi dell’Atletico dopo il terzo gol.

IL RECORD – Fosse “solo” per la tripletta, per la vittoria in un campo difficilissimo come quello dell’Atletico ed il ritorno al successo in un derby in Liga dopo tre anni, staremmo comunque parlando di una prestazione fantastica del portoghese. Eppure quella di ieri era la tripletta numero trentanove in carriera (la trentaquattresima con la camicetta blanca), ma soprattutto era la tripletta che ha portato Cristiano Ronaldo a superare un’autentica leggenda come Alfredo Di Stéfano come miglior marcatore nella storia del “derbi madrileño”, facendolo salire ancora di più nell’Olimpo del calcio.

PALLONE D’ORO – Serviva davvero una prestazione del genere per zittire ancora una volta i critici più accaniti, da chi lo accusava di non segnare gol pesanti, o chi ancora gli dava dell’egoista, quando poi l’ex Manchester United, prima di tirare il rigore del 2-0 si era avvicinato al compagno di squadra Bale per chiedergli se avesse voluto tirarlo lui? Forse no, perchè Cristiano Ronaldo, mentre tutti gli altri parlano, continua, gol dopo gol, record dopo record, a riscrivere la storia del calcio: giusto per citare qualche statistica, Ronaldo è il calciatore in attività con più gol all’attivo, il miglior marcatore della Champions League all-time, il giocatore col maggior numero di gol nel Real Madrid (squadra che di “galacticos” ne ha avuti non pochi) e nella nazionale portoghese e nell’anno solare in corso ha segnato 49 gol in 50 partite, di cui 6 triplette, ha servito 17 assist e vinto tre trofei, tra cui un Europeo, che è la ciliegina sulla torta di una carriera strepitosa. Eppure troppo spesso qualcuno se lo dimentica. Sulla questione del pallone d’oro, dopo il match del Calderón, è intervenuto anche Zidane, il quale non avrebbe potuto esporre il proprio parere in modo più esplicito:

“Io non ho mai avuto dubbi sul fatto che lui fosse il più forte. Dopo questa partita ha chiuso definitivamente il discorso.”

A questo punto il pallone d’oro sembra essere nient’altro che la logica conseguenza di un anno superlativo, di un giocatore difficile da raccontare.

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