Giovane Italia, che sVentura!

Pubblicato il autore: Sergio Campofiorito Segui
Il ct Gianpy indica ai suoi la tattica vincente

Gianpy indica ai suoi la tattica vincente

Il calcio è scienza antica, pare che esistesse già ai tempi del monarca Napolitano I e II i cui geroglifici testimoniano di come abbia repentinamente approvato i seppur rari cambiamenti senza neanche averli letti, o capiti. O avendoli capiti troppo bene preferiva non leggerli. Oggi, l’allenatore saggio riconosce che non ci sia bisogno di ardite alchimie (Zaccheroni: “La palla è rotonda”) o di formule cabalistiche estratte da chissà quale folklore pallonaro (“In campo si va sempre in undici”). Una delle regole più rassicuranti e di rendimento è quella di schierare ogni calciatore nella propria posizione naturale. Un ripassino: Gianni Rivera messo all’ala destra era come usare il guttalax al posto del collirio, da rifinitore ha invece incantato il mondo; Beppe Signori terzino sinistro era funzionale come l’asso di fiori quando la briscola è a bastoni, mentre sulle sue qualità di bomber ognuno, anche lui, poteva scommetterci; quando, nel ’99, Berlusconi schierò Zorro Boban mezzapunta, Zaccheroni (“Il presidente fa il presidente, l’allenatore fa l’allenatore”) vinse un miracoloso scudetto; Antonio Cassano, si sa, rende meglio a capotavola che dietro due punte mentre la posizione naturale di Bettarini è a cagnola dietro due milf, garantendo per ben tre minuti discreta spinta e sovrapposizioni, salvo poi affievolirsi; come sempre, Abate sulla fascia è utile come un bidone dell’umido a casa Cassano, diventa però dominante in tribuna a vender ciccioli. Domenica scorsa, il ct Ventura deve aver pensato di potersi mangiare la Macedonia in un solo boccone, e invece gli è andata di traverso nel gozzo insieme alla sua bizona e al 5-5-5. Alla domanda di quando avrebbe tagliato il cordone ombelicale con mamma Conte, lo sventurato rispose disegnando una lavagnetta tattica, verde di età e dalla chiara impronta dadaista, con troppo capo e poca coda (“Nel calcio ci vuole equilibrio”). A leggere le formazioni, le “presupposte” c’erano tutte, non bisognava essere Solange per captare cattive vibrazioni: Bonaventura e Bernardeschi, ali naturali impostate come mezzali, hanno scatenato in tutto il Burundi commosse richieste di adozione per il tenero Verratti che ha fatto la figura del bimbominkia, solo a vagire in balia dei babau macedoni. Perso mezzo pallone e si era già 2 – 1 per gli avversari (“Basta segnare un gol e pareggiamo”). Ritrovato il senno perduto dall’abuso di tavernello, Giampy ha quindi riequilibrato le sorti col semplice inserimento di Sansone e, soprattutto, Parolo, permettendo ai suoi di schierarsi ognuno al proprio posto e sfruttando illuminati accorgimenti tattici vecchi come il cucco e quindi sempre attuali: cross dell’ala, Candreva, e gol del centravanti che ha sostituito il marchese Pellé (Io so io e voi non siete un cazzo), Immobile.

L’ultima pausa per la Nazionale ha insegnato che gli Azzurri, al di là del delirium tremens del ct, eccitato da ossessioni tafazziane, sia squadra uterina, mordace, a tratti livorosa; privilegia la rappresaglia all’occupazione e rende il meglio di sé dopo aver subito un’offesa: sa raddrizzare i torti subiti, ma non appare ancora pronta a cagionarli.

Intanto, le telecronache di Alberto Zaccheroni, per decreto regio, stanno sostituendo il bromuro nelle mense delle caserme, ma su una cosa l’avvincente opinionista ha ragione cristallina: “Se segniamo per primi, passiamo in vantaggio”.
Chissà che si prova.

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