Ancelotti-Italia: 23 anni dopo l’uomo della pioggia è pronto a tingersi d’azzurro

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
Ancelotti

Ancelotti-Italia, matrimonio possibile

Ancelotti, l’uomo della pioggia per l’Italia post-Apocalisse.Hai mai sentito parlare dell’uomo della pioggia?”, così Danny De Vito si rivolge a Matt Damon in una fortunata pellicola di qualche anno fa. L’uomo della pioggia è un’espressione che gli americani usano per indicare l’uomo giusto al posto giusto. Carlo Ancelotti lo è, da sempre. Da giocatore ha vinto con la Roma e con il Milan, da allenatore ha vinto con i rossoneri, il Chelsea, il Paris Saint Germain, il Real Madrid e il Bayern Monaco. Quando non ha vinto, ci è andato vicinissimo. Il Milan dei meravigliosi Pirlo regista, il double con il Chelsea, la decima Champions League con il Real Madrid. Tutte intuizioni e vittorie con Carletto da Reggiolo al comando delle operazioni. A 58 anni Ancelotti è un allenatore senza squadra, quasi automatico pensare a lui per il dopo Ventura. Lui che ha allenato i più grandi giocatori degli ultimi 20 anni, compreso quel Gigi Buffon lanciato giovanissimo a Parma.

Ben voluto da tutti, Ancelotti sarebbe l’uomo ideale da mettere al timone di una Nazionale da ricostruire. Ancelotti non sarebbe un novizio a Coverciano. Nel 1994 accompagnò Arrigo Sacchi nel sogno americano dell’Italia di Roberto Baggio che concluse quel Mondiale al secondo posto, dietro il Brasile. Ancelotti poi intraprese la sua carriera da allenatore. Dalla Reggiana al Bayern Monaco ne ha viste di tutte i colori, figurarsi se può impressionarsi nel prendere in mano l’Italia post Svezia. Tavecchio lo sta corteggiando, lui ci sta pensando. Carletto, l’uomo della pioggia, è pronto a tingersi d’azzurro.

Ancelotti, gli uomini prima degli schemi

Nella sua ventennale carriera da tecnico Carlo Ancelotti ha messo sempre i calciatori davanti agli schemi e alla tattica. Al Parma passò per integralista perché costrinse Zola a emigrare al Chelsea. Il suo 4-4-2 non prevedeva il fantasista, ma alcuni dimenticano che i gialloblu avevano Chiesa e Crespo in attacco. Negli anni seguenti Ancelotti ha messo sempre la fantasia al potere nelle sue squadre. Zidane alla Juventus, Rui Costa e Kakà al Milan, Di Maria al Real Madrid, tutti giocatori chiave nelle stagioni di Ancelotti. Carletto da Reggiolo non ha un modulo di riferimento. Osserva quello che ha e cerca di trarre il meglio. Certo l’albero di Natale è un suo marchio di fabbrica. Quattro difensori, un regista, una mezzala tecnica, un mediano, due fantasisti e un attaccante. Ma soprattutto un’idea di calcio propositivo.

Proprio quello di cui ha bisogno l’Italia calcistica. Dopo lo scempio svedese, i tifosi italiani hanno bisogno di innamorarsi di nuovo dell’azzurro della Nazionale. Oltre alle vittorie Ancelotti ha sempre fatto giocare bene le sue squadre, esaltando le doti dei singoli interpreti. Quella dell’Italia potrebbe essere la sfida più grande e difficile per Carletto da Reggiolo. Ricostruire una squadra, ma più in generale un movimento calcistico depresso e arretrato. Ancelotti è sempre stato un innovatore,  fin da quando giocava. Lui centrocampista moderno, che correva e segnava, esultando con le braccia tese e basse. La speranza di Tavecchio, e di tutti i tifosi italiani, è che il 27 marzo sulla panchina dell’Italia a Wembley ci sia lui. Carletto da Reggiolo, l’uomo della pioggia.

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