Buffon a Zazzaroni: “Media in malafede, da zittire con le prestazioni”

Pubblicato il autore: Gianni Succu Segui


Gianluigi Buffon
, si sa,  è il leader di questa nazionale. L’uomo simbolo a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà, il totem che ne ha passate tante e le ha superate tutte.
Domani e Lunedì, per l’ennesima volta, sarà lui il protagonista e capitano della doppia sfida che vale il Mondiale. Contro la Svezia, Gigi si gioca un bel pezzo di storia, per essere il primo calciatore a disputare 6 fasi finali di rassegne iridate; consecutivamente dal 1998 in Francia, passando per il trionfo di Berlino e le delusioni di Sudafrica e Brasile. In queste qualificazioni a Russia 2018, usando un eufemismo, l’Italia non ha propriamente brillato e la stampa ha pensato bene di dar contro a più riprese alla formazione di Gianpiero Ventura.
Spesso il primo bersaglio, oltre al modulo del C.T. è stato proprio Buffon, reo di non aver reso al meglio durante le gare di qualificazione e, addirittura, per alcuni, ormai bollito e non più degno di difendere la porta della nazionale italiana.

Buffon, lo sfogo con Ivan Zazzaroni

Proprio queste feroci critiche hanno toccato l’orgoglio del numero uno azzurro, che, attaccato ingiustamente dopo la prima gara con la Macedonia, ha inviato via sms, uno sfogo abbastanza forte al giornalista Ivan Zazzaroni, attuale direttore editoriale del gruppo Corriere dello Sport-Tuttosport. Due i messaggi che il giornalista ha voluto rendere pubblici, per dare l’idea di chi sarà la guida della nostra nazionale nel doppio confronto contro la Svezia e chi, secondo lui “Ci porterà in Russia“.

Il primo sms recitava così: “Io sono rimasto allibito quando, dopo la Macedonia (dove come con Israele sono stato determinante ai fini della vittorie e quindi di quei 7 punti almeno 4 in qualche modo li sento miei) mi sentivo imputare un gol (il secondo, per la precisione) che per un portiere è di una difficoltà inenarrabile, avendo 19 persone davanti e uno che tira di controbalzo da 13 metri (se la prendo faccio una parata senza senso). Lì ho capito che il delirio stava assumendo dimensioni spropositate ed era accompagnato da un briciolo di malafede, e che non si poteva arginare se non con il silenzio e le prestazioni. Ma come diceva una persona a me cara, <<quando pianti un chiodo nella staccionata, in seguito puoi anche toglierlo, ma il buco resta ugualmente>>”.

Il secondo è ancora più intenso: “Io vivo, combatto, lavoro, guadagno, soffro, gioisco, mi danno per il mio lavoro che non è più solo calcio, è dignità e rispetto dato ma anche ricevuto, è salvaguardia di una carriera sicuramente non ordinaria, è una cosa seria per me, non è più una cazzata, e l’onestà di giudizio me la devi garantire perché la pretendo se mi vuoi giudicare. La pretende la mia storia, considerando che ho rifatto un Europeo (mesi fa) da protagonista e non da malinconico comprimario e aggiungo che arrivo da 3-5 stagioni consecutive che sono state da urlo e non da sportivo in picchiata. Poi, se in 2 mesi farò 5 cagate sarò il primo a togliere il disturbo perché sono sempre stato un valore aggiunto per le mie squadre e il ruolo di zavorra non mi si addice, quindi se si analizza un errore e si critica l’autore io lo accetto con la più alta serenità e lo ritengo doveroso e giusto. Ma se ci si spinge oltre no, bisogna stare buoni e prendersi 15 secondi per riordinare le idee e esprimere un concetto che abbia senso compiuto, non far deflagare la bomba di Mosca perché Mosca non c’è più e qualche famigliare potrebbe chiedere i diritti d’autore”.

Parole di un calciatore che ha a cuore la nostra nazionale, e che proverà nel match contro la Svezia in programma venerdì 10 novembre, per l’ennesima volta, a portarci ad un Mondiale.

  •   
  •  
  •  
  •