Italia, Burgnich: “In Federazione ci vuole uno con le palle”

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
Burgnich

Burgnich attacca Tavecchio

Italia, Tarcisio Burgnich contro Tavecchio. Lui di nazionale se ne intende anche perché fu uno dei protagonisti di Italia-Germania 4-3, la partita del ventesimo secolo. Ai microfoni di Calciomercato.it l’ex difensore di Inter e Nazionale Tarcisio Burgnich ha sfogato tutta la sua delusione.”Tutti se la stanno prendendo con il ct Ventura, ma va tenuto conto che la nostra rosa è fatta di giocatori buoni, ma non c’è nessuno in grado di fare la differenza”. Burgnich indica anche la via per risollevarsi:”Bisogna ricominciare da capo come fece Artemio Franchi dopo la disfatta del ’66 contro la Corea del Nord quando impose di giocare con massimo due stranieri in campionato e tre nelle coppe europee”. Burgnich attacca anche i dirigenti del calcio italiano:”Per me le responsabilità maggiore sono della Figc che si fa condizionare dalle società. E’ tutta una questione di soldi: i club comprano gli stranieri a 10 per rivenderli a 30… Non c’è uno in Federazione che ha le palle come il dottor Franchi ai miei tempi”.

Auspico un intervento del CONI perché se continuiamo così rischiamo fallimenti per i prossimi 30 anni”. Come dare torto a Burgnich, visto i pessimi risultati della nazionale degli ultimi sette anni. Fuori nel 2010 e nel 2014 nel girone, ora neanche partecipanti al Mondiale di Russia 2018. Anche Giovanni Malagò, presidente del CONI, ha detto la sua in mattinata:”Fossi in Tavecchio mi dimetterei, non ci sono i tempi tecnici per il commissariamento”. Il prossimo 27 marzo l’Italia del calcio ricomincerà da Wembley contro l’Inghilterra. Un luogo mitico dove cominciare a riannodare la storia azzurra, che non può finire nella nera serata milanese contro la Svezia.

Burgnich ha ragione, ma gli stranieri c’erano anche nel 2006

Le parole di una leggenda del calcio italiano come Tarcisio Burgnich sono incontrovertibili. Ma gli stranieri sono presenti in tutti i campionati di calcio. C’erano anche nel 2006, quando alzavamo la Coppa del Mondo sotto il cielo di Berlino. Piuttosto dobbiamo recuperare la nostra identità calcistica, senza andare appresso alle mode del momento. L’Italia quattro volte del mondo ha sempre avuto grande organizzazione, grande carattere e qualche campione. La Nazionale azzurra non ha mai avuto Pelé o Maradona, ma ha avuto grandi gruppi in grado di rivaleggiare con le più grandi squadra della storia.

L’Italia torni a fare l’Italia. Da subito. Mettendo un uomo forte e di personalità al vertice del calcio italiano, un c.t. stimato e con le carte in regola per ricostruire una nazionale incenerita dall’ultimo anno e mezzo. Non sarà facile, ma da una grande delusione può nascere qualcosa di importante. L’Italia torni a fare l’Italia. Almeno nel calcio.

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