Italia-Svezia, uno spareggio playoff per i Mondiali che vale 100 milioni

Pubblicato il autore: Ivan Aiello Segui


Manca poco allo spareggio playoff per i Mondiali di Russia 2018, in cui la nostra Nazionale dovrà affrontare la Svezia in un doppio incontro ad alta tensione che non lascia spazio ad interpretazioni: o dentro o fuori.
Si comincia venerdì 10 Novembre a Stoccolma con ritorno a San Siro lunedì 13 Novembre e sono tante le novità messe in serbo dal CT Gian Piero Ventura.

Una su tutte, la convocazione del centrocampista del Napoli Jorginho che si unirà al gruppo azzurro a Coverciano per la prima volta nell’era Ventura. Ritornano a far parte del gruppo dei convocati anche Alessandro Florenzi e Simone Zaza (l’attaccante del Valencia sta disputando un’ottimo campionato in Liga dove ha segnato già 9 reti in 11 presenze e considerando il periodo di forma non ottimale di Immobile e Belotti potrebbe addirittura essere chiamato in causa fin dal primo minuto).

Doppia sfida d’importanza cruciale, dunque, ma non solo in chiave sportiva. Certamente una mancata qualificazione ai Mondiali rappresenterebbe uno psicodramma nazional-popolare (se non addirittura “l’Apocalisse” come affermato dal Presidente FIGC Carlo Tavecchio) ma a far aumentare l’importanza della posta in palio, qualora appunto la Nazionale non dovesse prendere parte all’evento, c’è anche l’eventuale assenze di ingenti incassi economici (immediati e nel lungo periodo) per il bilancio Federale.
Il danno d’immagine per la mancata partecipazione alla più importante manifestazione calcistica del pianeta per una nazione come l’Italia sarebbe sicuramente enorme, ma lasciare per strada incassi per circa 100 milioni lo è probabilmente di più.

Una somma assolutamente di tutto rispetto, che deriva da una serie di fattori collegati fra di loro; dal piazzamento finale ai diritti tv. Innanzitutto bisogna sottolineare che il montepremi dell’edizione 2018 in Russia sarà maggiorato del circa il 20% rispetto a quello ai Mondiali 2014 in Brasile (attestatosi sui 580 milioni di dollari).
Le 32 squadre che prenderanno parte all’evento sportivo, riceveranno perciò già circa 2 milioni di dollari e ulteriori 10 milioni anche senza centrare il passaggio della fase a gironi (quindi per le 16 escluse).
Naturalmente più sarà lungo il cammino delle squadre nella competizione più arriveranno “gettoni”: nella straordinaria ipotesi di raggiungere la finale, il “jackpot” sarà di circa 90 milioni, 50 per la squadra vincitrice e 40 per la seconda. Facendo dei calcoli (tenuto conto del trend non proprio esaltante delle ultime edizioni), la nostra Nazionale potrebbe raggiungere degli onorevolissimi quarti di finale arrivando perciò a intascare circa 18 milioni di dollari alla fine della manifestazione.

Al di là dell’aspetto “meritocratico” da conquistare sul campo, a pesare moltissimo sono anche e soprattutto i diritti tv e gli incassi derivanti dagli sponsor che rappresentano la fetta più golosa dell’intera torta.
Oltre al corrispettivo fisso fino al 2022 di circa 19 milioni annui, lo sponsor tecnico Puma paga alla Nazionale delle royalties legate alla partecipazione ad eventi speciali (quali naturalmente i Mondiali di calcio) sulla base delle vendite dei capi di abbigliamento con il brand tricolore. Ad aggiungersi alla Puma vi sono altri 21 sponsor, che legano il loro nome (e i loro investimenti) ai risultati e all’immagine degli uomini di Ventura e una squadra (più in generale un brand) non presente a Russia 2018 non spianerebbe affatto la strada in prospettiva di nuovi contratti o di rinnovi degli stessi in vista dei Mondiali del Qatar 2022.

Il capitolo diritti tv è un’ulteriore elemento da tenere in forte considerazione: la Rai paga alla FIGC circa 26 milioni di diritti tv in cambio di uno share sempre piuttosto alto che garantisce visibilità agli sponsor FIGC. La media spettatori degli Azzurri è di circa 12 milioni di appassionati, e comunque di una parte di fedelissimi che non scende mai sotto gli 8 milioni. Senza Mondiali questi numeri crollerebbero vertiginosamente così come la visibilità e, anche in questo caso, mantenere questi introiti sarebbe piuttosto complicato.

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