Ventura: “Senso di incompiutezza, più di una verità nelle sconfitte”

Pubblicato il autore: Gianni Succu Segui

Gianpiero Ventura - Ex C.T. dell'Italia
Secondo molti è stato il maggiore artefice della clamorosa eliminazione della nazionale italiana dalle qualificazioni ai Mondiali 2018; soprattutto secondo il presidente federale Carlo Tavecchio, che piuttosto che fare un passo indietro ha preferito semplicemente licenziarlo e rimanere saldo sulla sua poltrona, scatenando le ire dei calciatori (che pensano ad un sit-in di protesta durante la giornata del 25 novembre). Ma lui, Gianpiero Ventura, non si sente il solo e completo responsabile della debacle della sua Italia e ha voluto sfruttare le colonne di Ansa per rivolgere un messaggio ai tifosi su quanto successo nelle ultime settimane.

Il messaggio di Ventura all’Ansa

Sarò il primo tifoso; al mio successore auguro di riportare l’Italia dove merita” ha esordito l’ex commissario tecnico azzurro.  Parole che sanno di rassegnazione, ma non di rabbia per il ruolo di capro espiatorio che gli è stato affibbiato dopo la disfatta.

Sono stati, e sono, giorni difficili e di profondo dispiacere:” – ha continuato Ventura – “provo una sensazione di incompiutezza dal momento in cui non ho raggiunto il traguardo dei Mondiali. Guidare la Nazionale mi ha trasmesso senso di appartenenza e orgoglio mai provati prima perché non ci può essere niente di più grande. Ho lavorato con tutto me stesso, con serenità e professionalità: non sono riuscito là dove ero convinto di farcela alla guida di un gruppo di ragazzi che non smetterò mai di ringraziare.

Poi la chiusa su quelli che ritiene i suoi successi: “Ho lavorato anche per preparare i più giovani al grande salto che potevano, e possono ancora, fare in modo da arricchire tutto il nostro movimento. Nel calcio, le vittorie sono sempre il prodotto del merito di tanti. Allo stesso tempo le sconfitte, soprattutto quelle più dolorose, non si possono spiegare con una sola verità: nel momento dell’insuccesso bisogna dare risposte ad una lunga serie di interrogativi.“.

Con un velato riferimento a chi, nonostante il fallimento, ha pensato bene di rimanere in sella senza assumersi le proprie responsabilità.

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