Claudio Ranieri-mania: dai murales alle salsicce, il tecnico del Leicester è un’icona pop

Pubblicato il autore: Saverio Felici Segui

claudio ranieri
E’ interessante andarsi a recuperare i primi articoli che la stampa inglese dedicava, ad inizio stagione, al redivivo Claudio Ranieri: l’ironia è sottile, in tipico stile inglese, ma traspare senza difficoltà di interpretazione un certo scetticismo di massa riguardo le potenzialità inespresse di un allenatore di 64 anni, di ritorno in Premier League più di dieci anni dopo l’esperienza nel Chelsea pre-Abramovich e Mourinho. Abbondavano i rimandi sarcastici al “tinkerman”, l’indeciso, nomignolo che si era procurato ai tempi causa incertezza sulla scelte delle formazioni, sempre diverse, sempre comunicate all’ultimo. C’era ben poco di interessante sul ritorno di un tecnico con l’obbiettivo massimo dichiarato di replicare il quasi miracoloso salvataggio del Leicester ottenuto la stagione precedente (e guardando il bilancio dell’appena conclusa esperienza come ct della Grecia, non c’era da dar torto ai media d’oltremanica). E invece.

La storia del Leicester è nota, e lo resterà per molto tempo. Comunque vadano queste ultime tre partite (ma tre punti sono una cifra alla portata anche per il più scaramantico dei supporter), è l’impatto sulla cultura popolare avuto da questo gruppo e da questo tecnico a decretare, al di là del campo, l’importanza del Leicester e della sua stagione. Claudio Ranieri, più di tutti. L’allenatore che in Italia ci eravamo abituati a conoscere e che ricordavamo dall’ultima esperienza in Serie A con l’Inter, quattro anni fa, non assomiglia quasi più a l’uomo che ha conquistato l’immaginario collettivo in appena otto mesi: quel signore compito, dall’aria severa, dal rigido 4-4-2 del catenaccio e contropiede (il più italiano degli schemi) si è trasformato oltremanica in uno showman travolgente, sempre più bizzarro e chiaramente su di giri man mano che il “ciclo positivo” dei foxes si evolveva in qualcosa di molto più grande. Negli ultimi mesi, il delirio. Le conferenze stampa di Ranieri si sono trasformate in autentici one-man-show, in cui il tecnico romano, nel ruolo adorabile dell’outsider straniero dalla parlata buffa, incredulo e quasi smaliziato riguardo la sua stessa impresa, incita gli stessi giornalisti a fomentarsi con lui (espressione che senz’altro gradirebbe), sminuendosi e allo stesso tempo celebrandosi paradossalmente, con quel dilly ding dilly dong che è ormai il grido di battaglia di una città tanto felice di quanto capitato, quanto in tensione per ciò che di incredibile sta per accadere.

Come risponde Leicester al fenomeno in questione? Nell’unico modo possibile: elevando Claudio Ranieri ad icona pop. Il suo volto stilizzato, la sua parlata, i suoi tic, sono ormai parte del bagaglio culturale degli inglesi, popolo da sempre molto ricettivo alla potenza del divo, del simbolo: da Brian Clough a Josè Mourinho, da Best a Cantona. Si era partiti il mese scorso, quando una macelleria del posto aveva messo in commercio le “Ranieri sausages”, le salsicce dedicate al tinkerman (poi consegnategli di persona in occasione di un siparietto durante una delle conferenze-show di cui sopra). Poi, naturalmente, gli striscioni (i più gettonati a rappresentarlo come Padrino nella locandina del film), i cori, e ora, con l’avvicinarsi del finale di stagione, i murales in giro per la città (in testa all’articolo l’opera dello street artist Richard Wilson). Fino alla storia del piccolo Daniel George Claudio, neonato venuto al mondo prematuramente due settimane fa, in tempo, riferiscono i genitori alla faccia della scaramanzia, per assistere alla vittoria della Premier League da parte della loro squadra. Il bambino si è preso il nome dell’allenatore.
Se questa non è una star.

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