Leicester, una scelta che ha pagato

Pubblicato il autore: Ettore Culicetto Segui

Leicester
Il 23 febbraio il Leicester ha licenziato Claudio Ranieri, dopo nemmeno un anno dalla vittoria di un campionato che ha fatto la storia del calcio ed il giro del mondo. Quella presa dalla dirigenza è stata definita da molti tifosi e addetti ai lavori una scelta ingrata, umanamente ingiusta, sprezzante di qualunque principio e valore di riconoscenza verso una persona che facendo dell’umiltà il cavallo di battaglia per scrivere una meravigliosa storia calcistica ha fatto innamorare grandi e piccini.

Con la solita signorilità, come riporta la Gazzetta dello Sport, l’allenatore ha dichiarato in occasione della cerimonia della Sezione regionale dell’Associazione italiana Allenatori di Calcio di essere rimasto da questa scelta più sorpreso che amareggiato: “Ne avevo passate tante nella mia lunga carriera, ma una cosa come questa mai, anche se immagino che queste cose facciano parte del calcio”.

Dopo l’esonero di Ranieri, il Leicester con il nuovo allenatore ad interim Craig Shakespeare ha vinto ben sei gare consecutive, inclusa quella con il Siviglia che ha permesso alla squadra inglese di qualificarsi ai quarti di finale di Champions League. La squadra in sette partite di campionato ha ottenuto sedici punti (sino alla venticinquesima gara invece i punti ottenuti sono stati complessivamente ventuno)  scansando definitivamente il timore della retrocessione portandosi ad un rassicurante +9 sullo Swansea che ad oggi occupa la diciottesima posizione, l’ultima valevole per la retrocessione in Championship.

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Nel 2017 prima del cambio di allenatore il Leicester non aveva vinto nemmeno una gara di campionato (si contano cinque sconfitte ed un pareggio), e in questo contesto già abbastanza drammatico risalta un dato, ossia quello inerente ai gol fatti: zero in sei gare. Con Shakespeare le cose sono cambiate drasticamente sebbene i giocatori siano rimasti gli stessi: cinque vittorie consecutive in Premier League (le stesse che aveva ottenuto in campionato Ranieri nel corso della prima parte di stagione) durante le quali sono stati siglati ben tredici gol.

Nei giorni che hanno seguito l’esonero del tecnico romano, la stampa si è lasciata andare a più teorie per motivare le prestazioni deludenti della squadra campione d’Inghilterra, la più accettata tra le quali (ma allo stesso tempo la più odiata) è stata quella relativa ad un presunto ammutinamento da parte di alcuni giocatori simbolo del trionfo della stagione 2015/2016, tra i quali figura Jamie Vardy, che ha addirittura denunciato di aver ricevuto delle minacce di morte. Ovviamente l’attaccante ha smentito qualsiasi forma di diceria relativa a questo ammutinamento, ma un dato attinente alla sua prolificità lascia abbastanza perplessi: nelle sette partite sotto la nuova gestione i gol da lui siglati in campionato sono stati 6, più della metà dei totali stagionali in Premier League (ossia 11).

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Quel che è certo in questa spiacevole vicenda è che le cose non andavano bene e che dunque la società aveva bisogno di cambiare qualcosa. Il Leicester era diciassettesimo, a due punti dall’ultima posizione e solo uno sopra la diciottesima: oggi le cose, per quanto sia brutto dirlo nei confronti dell’allenatore romano, sono migliorate, la scelta di chiamare Shakespeare ha pagato, e purtroppo abbiamo imparato un’amara lezione, ossia che il calcio è un business dove non sempre c’è spazio per le storie d’amore, contano solamente i risultati. Ranieri dovrà “accontentarsi” di aver fatto la storia delle Foxes e della Premier League, nonché di aver scritto una delle pagine più belle del libro del calcio, ma dovrà farlo lontano da Leicester, lontano dal suo Leicester.

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