Riva, Corriere dello Sport: ‘Gli arbitri devono superare i timori reverenziali nei confronti dei grandi club’

Pubblicato il autore: Martina Carella Segui


Riva
Roma – Come ogni lunedì, torna l’appuntamento speciale di Supernews con esperti e giornalisti del mondo sportivo e delle scommesse. L’ospite di oggi è 
Giuliano RivaCaporedattore  del Corriere dello Sport. Diversi gli argomenti affrontati dal noto giornalista: dalle polemiche post Juventus – Roma, alla moviola in campo, dalla Champions League  all’Europa League. A conclusione dell’intervista, Riva ha anche fatto il suo pronostico per la Serie A .

Buongiorno Giuliano, ci racconti come è nata la tua passione per lo sport e il giornalismo sportivo?
Io amo lo sport da quando ero bambino e leggo i giornali sportivi da quando frequentavo le scuole medie. Leggevo la Gazzetta dello Sport Stadio, un giornale che poi si fuse con il Corriere dello Sport e divenne Corriere dello Sport Stadio. La passione per il giornalismo è arrivata quando ho cominciato a studiare al Dams di Bologna. Studiavo comunicazione, cinema e teatro e, nel corso di questa esperienza, ho scoperto che mi sarebbe piaciuto raccontare storie. È stato così che ho iniziato a collaborare con il Corriere dello Sport Stadio. Come spesso succede quando si inizia a lavorare nel mondo del giornalismo, le mie prime esperienze le ho vissute sui campetti di periferia e, siccome i risultati erano buoni, sono riuscito ad entrare in redazione. Il mio percorso professionale mi ha portato prima a seguire la Formula 1, che per alcuni è stata una mia grande passione, poi a lavorare all’interno del giornale.

Su quale giornale è comparso il tuo primo articolo?
Sul Corriere dello Sport. Si trattava di un’intervista fatta ad una mia amica che allenava una squadra di calcio. Era una ragazza mascolina che giocava a calcio e riuscì a diventare allenatrice: era una cosa curiosa da raccontare, per cui le feci un’intervista e la pubblicarono. Quello fu il mio primo articolo.

Qual è l’aspetto che apprezzi di più questo lavoro e di cui non potresti più fare a meno?
La cosa che mi diverte ancora è quando in redazione arriva una notizia importante e devi costruire il giornale in base a ciò. In momenti come questi senti un’energia ed un’adrenalina fortissime che ti danno un gran voglia di andare avanti.

Fortuna, determinazione personale o scuola di giornalismo: qual è l’ingrediente che non deve mancare per poter fare questo lavoro?
Attualmente il reclutamento avviene attraverso le scuole di giornalismo quindi chi vuole fare il giornalista deve formarsi attraverso una scuola. Inoltre, è importantissimo conoscere le nuove tecniche dell’informazione perchè il giornalismo si è evoluto; una volta c’era la televisione, la radio e la carta stampata, oggi invece il giornalismo è un settore molto più complesso. Altre cose fondamentali sono conoscere le lingue, avere curiosità, sorprendersi per quello che succede e riuscire a trovare nel mare di avvenimenti da raccontare quello che effettivamente attira l’attenzione e suscita l’interesse del lettore. E’ importante anche avere una grande considerazione di se stessi, una grande forza e una grande determinazione. La fortuna invece non è mai determinante e decisiva. Ciò che fa la differenza è la volontà di arrivare all’obiettivo e credere in ciò che si fa. Bisogna volere bene a ciò che si fa.

Il 2014 è agli sgoccioli. Secondo te qual è lo sportivo italiano dell’anno? E quello mondiale?
A livello nazionale direi Nibali. È riuscito a vincere il Tour de France ed erano tanti anni che un italiano non raggiungeva un obiettivo del genere. Tra l’altro lo ha fatto in modo meraviglioso, con una semplicità, anche a livello comunicativo, straordinaria. È un atleta splendido, capace di far sognare la gente. In un periodo in cui il ciclismo è stato messo all’angolo, Nibali gli ha ridato dignità e forza. È un personaggio che mi ha colpito molto. A livello mondiale, invece, direi che non c’è un personaggio, ma una squadra: la Germania. Nessuna squadra europea aveva mai vinto il Mondiale in Sud-America e poi ha battuto il Brasile in casa e questo è un avvenimento che rimarrà nella storia dello sport. Tra l’altro, si tratta di una squadra formata da diverse culture che si riuniscono sotto un’unica bandiera, da persone di diversa estrazione sociale che riescono a far parte di un gruppo unito. È una squadra superiore anche a livello calcistico.

Juve – Roma e la questione relativa agli errori arbitrali ha monopolizzato l’informazione sportiva. Secondo molti questa vicenda ha reso evidente l’utilità della moviola in campo. Tu sei d’accordo?
Si, perché è anacronistico che non si usino i supporti per migliorare la capacità di giudizio degli arbitri. Poi sarebbe utile soprattutto nel nostro Paese, dove si discute e si fa polemica da sempre. Il nostro è il Paese della polemica. Io sono favorevole all’uso della tecnologia anche se poi di fatto il giudizio deve essere sempre affidato ad una persona. La moviola non eliminerà le polemiche in modo definitivo fino a quando gli arbitri non riusciranno a superare i timori reverenziali nei confronti dei club più potenti per cui tutte le volte che ci sono episodi controversi è più facile che decidano in unsenso che in un altro. È più facile che, in caso di dubbio, diano ragione alla Juventus che al Cagliari, al Chievo o al Sassuolo e questo chiaramente crea imbarazzi e alimenta la diffidenza verso il potere costituito.

Veniamo da due giorni fallimentari delle italiane in Champions, prima la Roma e poi la Juve. Dove possono arrivare le italiane nella competizione e cosa manca ancora alle nostre squadre per colmare il gap con le top?
Non possono arrivare molto avanti, se superano il girone è già un buon risultato. Forse possono puntare ai quarti di finale. Il problema è che il calcio italiano è sempre stato un punto di riferimento a livello intercontinentale e invece nell’ultimo decennio c’è stato un declino di tipo economico, culturale, e strutturale. Bisogna ricostruire, incominciare a risistemare gli stadi, ritrovare una certa misura nella gestione economica dei club e ritrovare un equilibrio tra diritti televisivi e botteghino. C’è stato uno spostamento del calcio dai campi alla televisione che è stato causa dllo svuotamento degli stadi; la gente guarda le partite soltanto davanti alla tv e questo non aiuta lo spettacolo. Inoltre, i problemi economici che ci sono nel Paese si riflettono nello sport. La società non attraversa un momento facile e il calcio non può essere che lo specchio della società in cui viviamo. Quando ci sarà una ripresa economica sarà necessario utilizzare le risorse in modo corretto e non abusarne come è successo in passato.

Diversa, invece, è la situazione per l’Europa League. Chi tra le italiane può vincere il titolo?
Inter, Napoli e Fiorentina possono vincere, però devono crederci. L’Europa League è una competizione ancora abbordabile per le nostre squadre, ma nello sport, a differenza della carriera professionale, conta anche la fortuna; anzi in alcune circostanze può essere determinante.

Chi vincerà secondo quest’anno il campionato?
Spero la Roma perchè la Juve ha già vinto troppi scudetti. E poi quando la Roma vince ci si diverte. Si fa festa almeno per un mese. Il quarto scudetto ci starebbe bene e per il momento la squadra di Garcia se lo sta anche meritando.

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