Serie A, la crisi del Milan e le colpe di Inzaghi. Ma quante formazioni cambia?

Pubblicato il autore: Lorenzo Bettoni Segui

inzaghi

Il Milan è in crisi nera. Nelle ultime tre partite è arrivato soltanto un punto, per giunta immeritato, in casa del Torino. Sempre considerando le responsabilità, immense, della società rossonera da qualche anno a questa parte (dalla cessione di Ibra e Thiago Silva, non è stato fatto un solo acquisto all’altezza del Milan), adesso, proprio come è stato fatto con Allegri e Seedorf, ci si inizia anche ad interrogare sulle responsabilità dell’allenatore, Filippo Inzaghi.

Partiamo dal presupposto che Inzaghi dovrebbe rimanere saldamente sulla panchina del Milan, a meno che non entri in un vortice di sconfitte infinito. Inzaghi è stato scelto personalmente dal presidente Berlusconi ad inizio stagione, anche a discapito di nomi con più esperienza, come Unay Emery, vincitore dell’Europa League con il Siviglia. Berlusconi si contraddice spesso e volentieri, ma non silura gli allenatori al primo passo falso, o ai primi due. Non l’ha mai fatto, non lo farà con il “suo” Inzaghi.

Ma quali sono le responsabilità di Inzaghi nella crisi del Milan? Premesso nuovamente che pochi dei giocatori a disposizione di Inzaghi sono da Milan, il tecnico non è comunque riuscito a dare un’identità alla sua squadra. Ha cambiato 19 formazioni in 19 partite, restando fedele soltanto al 4-3-3, ma cambiandone sempre gli interpreti. E’ partito con Torres prima punta e con i vari El Shaarawy, Honda e Menez a girargli attorno. A centrocampo Bonaventura faceva inizialmente la mezzala mentre i terzini erano Abate e De Sciglio.
Oltre a cambiare sempre formazione, poi, il Milan di Inzaghi fa troppo possesso palla ed in maniera troppo sterile, ovvero mantiene il possesso in difesa per poi affidare le sorti offensive a Menez, che una domenica è ispirato e le due/tre successive no.

La difesa è il ruolo dove ci sono state più rotazioni, tra infortuni, squalifiche e scelte tecniche. Il Milan ha otto difensori in rosa e tutti hanno più di dieci presenze, tranne Mexes (8) ed Armero (7) che sono, tra l’altro, coloro che ultimamente stanno vedendo di più i campo nel settore arretrato. Numeri tanto alti in una formazione come quella del Milan, che non gioca le coppe europee sono difficili da spiegare e nonostante questo c’è ancora la forte sensazione che Inzaghi non abbia capito qual’è la coppia di centrali su cui può fare più affidamento.

A centrocampo il giocatore più importante è Bonaventura e con tutto il rispetto per l’Atalanta questo la dice lunga sulla qualità in mediana del Milan. Proprio Bonaventura era inizialmente schierato in formazione da Inzaghi come mezzala, prima di muovere il buon Jack in posizione più avanzata (in attacco nel 4-3-3) per adempiere anche a compiti di copertura. Montolivo è appena rientrato, fin’ora ha giocato mezzala, ma pare che dalla prossima domenica verrà schierato davanti alla difesa (ventesimo cambio in venti partite). De Jong è il più costante, ma non ha qualità, mentre Essien, Poli e Muntari sono più che scostanti e sono sempre stati provati, poi tolti e poi di nuovo riprovati.

In attacco il popolo milanista si era illuso con Torres, che aveva segnato al suo primo match contro l’Empoli. A causa dell’involuzione dello spagnolo ed anche (importante sottolinearlo) per la riluttanza di Menez a dare una mano dietro, Inzaghi ha abbandonato la formazione che prevedeva una sola punta, piazzando Menez falso nueve. Il francese è forte ed è pure costato niente, ma non si possono affidare le sorti di una squadra ad un giocatore notoriamente scostante come Menez, senza mai lasciare spazio, nemmeno per mezzo minuto,  a Pazzini. Per il resto Honda ha tenuto su la baracca per qualche domenica, tra ottobre e novembre, mentre El Shaarawy proprio non la vuole sentire di ritrovarsi. Adesso è arrivato pure Cerci, che sembra un doppione di tutti quelli nominati fino ad adesso.
Con tutti i cambiamenti di formazione di Inzaghi, l’unico a non essere mai stato preso in considerazione è proprio Giampaolo Pazzini, che adesso tutti vogliono in campo a gran voce e che anche Inzaghi proverà; più per disperazione che per convinzione, altrimenti l’avrebbe fatto prima.

Certo, i giocatori non sono il massimo ed anche loro hanno le proprie responsabilità. Ci sono, però, anche quelle di Inzaghi, che ha cambiato 19 formazioni in altrettanti incontri, non dando alla squadra né gioco né personalità. Il Milan alle porte di febbraio è ancora un cantiere a cielo aperto, dove ogni domenica il tecnico prova le soluzioni che smentiscono quelle della settimana precedente. Rami è stato inserito in formazione sia da terzino che da centrale, Bonaventura sia da mezzala che da esterno, Menez è passato da ala a centravanti. Prima Inzaghi inizierà sceglierà una formazione stabile, prima darà un’identità alla squadra, sperando che non sia troppo tardi ed anche che il treno della Champions non sia sempre così affollato.

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