Caso Sacchi, Raiola e Lineker lo attaccano. Lui replica: “Non sono razzista”. Delrio: “Grave errore”

Pubblicato il autore: Leandro Bianco Segui

“Troppi razzisti in Italia”, commentano così, il noto procuratore e l’ex campione inglese, le dichiarazioni fatte lunedì dall’ex c.t. della nazionale sui calciatori stranieri. E sul caso Sacchi interviene anche il Governo.

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CASO SACCHI: GLI STRANIERI E I PROBLEMI DEL CALCIO ITALIANO 

“L’Italia è ormai senza dignità né orgoglio perché fa giocare troppi stranieri anche nelle Primavere: nei nostri settori giovanili ci sono troppi neri”. Torna a parlare il noto opinionista televisivo, Arrigo Sacchi, fino a qualche mese fa pure coordinatore delle nazionali giovanili azzurre, e lo fa di certo non senza polemiche.“Non sono certo razzista e la mia storia di allenatore lo dimostra, a partire da Rijkaard, ma a guardare il Torneo di Viareggio mi viene da dire che ci sono troppi giocatori di colore, anche nelle squadre Primavera”, ha aggiunto l’ex c.t. della nazionale, intervenuto lunedì sera alla cerimonia di consegna dei premi MaestrelliMontecatini Terme (Pistoia). “L’Italia non ha dignità, non ha orgoglio: non è possibile vedere squadre con 15 stranieri” ha concluso. Un fulmine a ciel sereno le parole di Sacchi, che hanno acceso già il dibattito pubblico. Il primo a commentare le parole di Sacchi, qualche ora dopo, è stato Mino Raiola, procuratore di Balotelli e Pogba, che ha scritto su Twitter: “Nel mondo non ci sono stranieri, solo persone. Lo sport deve essere aperto per tutti e poi gioca il migliore. il calcio Italiano è nella m***a per questa idea. Il calcio italiano ha troppa gente ignorante al potere e per questo va così male, mi vergogno di essere italiano quando sento parole come quella di Sacchi, bella figura. Forza tutti, forza ragazzi di colore, nero bianco giallo rosso e tutti altri colori”.

Dal Regno Unito, invece, il giorno dopo sono arrivate le critiche di Gary Lineker, ex centravanti inglese, stella del Barcellona e capocannoniere ai Mondiali di Messico ’86, che su Twitter ha criticato così le parole di Sacchi: “Nel calcio italiano ci sono troppi razzisti”. Poche parole ma durissime. Parole che dimostrano come Sacchi, attraverso il suo richiamo all’orgoglio italiano, abbia soltanto messo in ridicolo, agli occhi di tutto il mondo, il nostro Paese.

Sacchi nel suo intervento precisa di non essere razzista; ma in quale altro modo si possono giustificare le sue parole? È questa la dignità che l’Italia deve dimostrare nel calcio o è forse quella di un sistema più serio e più giusto, dove venga premiato il merito e l’impegno e che sia guidato da gente onesta e non dai vari Lotito, Macalli e Tavecchio? E infatti non è un caso che Sacchi, il quale è molto amico di gente come Galliani e Berlusconi, non abbia voluto spendere una parola sul caso Lotito. “Le parole di Lotito? Un bel tacer non fu mai scritto”, questa la risposta di Sacchi alle domande dei giornalisti sulla telefonata del presidente della Lazio con il dg dell’Ischia, Pino Iodice. Allora viene naturale chiedersi: se preferisce ignorare una vicenda così grave e non si scandalizza minimamente delle dichiarazioni di Lotito, qual’è la dignità di cui parla Sacchi?

L’ex allenatore del Milan e della nazionale, raggiunto nella tarda serata di lunedì dalla Gazzetta dello Sport, ha voluto precisare il senso del suo intervento: “Sono stato travisato, figuratevi se io sono razzista. Ho solo detto che ho visto una partita con una squadra che schierava 4 ragazzi di colore. La mia storia parla chiaro, ho sempre allenato squadre con diversi campioni di colore e ne ho fatti acquistare molti, sia a Milano che a Madrid. Volevo solo sottolineare che stiamo perdendo l’orgoglio e l’identità nazionale”. Sacchi ripete di nuovo la parola orgoglio. Ma che cos’è l’orgoglio? È forse avere delle squadre composte solamente da giocatori italiani che poi non riescono a portare in alto il nome del nostro Paese nelle competizioni nazionali e internazionali, o è forse avere delle squadre composte da calciatori italiani e non italiani, che però riescono ad essere espressione di qualità, preparazione e competenza? Davvero Sacchi pensa che il problema del calcio italiano siano i calciatori stranieri? Ma poi quale sarebbe il nesso tra le qualità tecniche di un giocatore e la sua nazionalità? Un giocatore italiano è forse più forte di uno straniero? No, anzi verrebbe più facile pensare il contrario. E quale sarebbe il nesso tra i risultati di una squadra composta soltanto da italiani e i risultati di una squadra composta anche da giocatori stranieri? Il Milan di Sacchi, che è stato senza dubbio un grandissimo allenatore, aveva tanti giocatori stranieri. Eppure ha vinto tanto in quegli anni. La stessa cosa si è verificata quando sulla panchina rossonera c’era Carlo Ancelotti, ora allenatore del Real Madrid dove, tra l’altro, sta ripetendo i successi ottenuti con il Milan. I giocatori stranieri nel Milan ci sono ancora, anche se non sono gli stessi di una volta, ma i risultati dei rossoneri adesso sono continuamente negativi. Tant’è vero che qualche settimana fa si era ipotizzato un ritorno dello stesso Sacchi al Milan nel caso cui Inzaghi venisse esonerato.

La Juventus al contrario nei suoi anni d’oro era composta quasi soltanto da giocatori italiani ed ha vinto ugualmente tanto. E adesso continua a vincere nonostante la maggior parte dei suoi giocatori siano stranieri. La spiegazione è soltanto una: la Juve è una squadra che ha una sua identità (non certo determinata dal colore della pelle dei suoi giocatori), che ha un allenatore con esperienza, dei giocatori con grandi qualità tecniche e una società che ha fatto le scelte giuste e che ha saputo amministrare bene la sua squadra. Il Milan ha poco, quasi niente, di tutto ciò. Se un giocatore è scarso, o se è forte, lo è a prescindere dalla sua nazionalità. Anzi, se proprio dobbiamo dirla tutta, i migliori calciatori attualmente vengono dall’estero e non perché in Italia non ci siano calciatori forti ma perché il nostro calcio non riesce a prepararli come si deve e a portarli alla luce. Le squadre italiane cercano i campioni all’estero perché in Italia non li trovano. Basti pensare al Barcellona che in questi anni è diventata la squadra più forte al mondo perché è riuscita a preparare bene e a “sfornare” tanti giovani dal suo vivaio scommettendo e puntando su di loro. Questo è ciò che bisogna fare in Italia ed è quello che in parte stanno riuscendo a fare le cosiddette piccole squadre (che poi dagli ultimi risultati ottenuti tanto piccole non sembrano). E di certo per fare ciò non c’è bisogno di avere soltanto giocatori italiani. Vedi Palermo, Sassuolo, Sampdoria, Fiorentina ecc.

Le big, al contrario, sono espressione della crisi del sistema calcistico italiano. Un sistema dove si pensa soltanto ad accrescere il proprio potere all’interno degli organi istituzionali e a guadagnare illecitamente attraverso le scommesse e le produzioni tv piuttosto che attenzionare le qualità di una squadra e il suo percorso di crescita, sia tecnico che mentale; un sistema dove le grandi società si sono indebitate così tanto che preferiscono prendere giocatori vecchi, stranieri o italiani che siano, a parametro zero piuttosto che investire denaro sulle giovani promesse. E infatti Sacchi ha ragione quando denuncia la politica degli acquisti a parametro zero. Lui sbaglia quando, poi, a questo problema associa anche la presenza degli stranieri nelle squadre italiane. Ma non è la prima volta che Sacchi critica l’eccesso di giocatori stranieri in Serie A. Lo aveva già fatto l’anno scorso quando, con dati alla mano, disse che l’Italia per quanto riguarda la presenza di giocatori stranieri era passata dal 29,4 per cento del 2006-2007 al 37,2 del 2008/2009 ed era arrivata fino al 54,6 nel 2013/2014. Alcuni sostengono la tesi di Sacchi facendo notare come qualche decennio fa, prima che arrivassero gli stranieri, il calcio italiano fosse uno dei più vincenti in Europa e che la fase in cui è avvenuto questo cambiamento ha coinciso con l’impoverimento sia tecnico che economico delle nostre società. Non esiste bugia più grande di questa. I giocatori stranieri ci sono sempre stati e, come detto sopra, la loro presenza o meno nelle grandi squadre non ha rappresentato un fattore determinante per i loro successi. E se è vero che, come sostengono questi grandi opinionisti, il  54,6 per cento di giocatori esteri ci pone davanti a Germania (53,7), Francia (40,7) e Spagna (39,3), è vero pure che, come spiegato prima nel caso del Barcellona, in quei campionati la qualità del calcio è più alta di quella italiana per cui quelle squadre, a differenza di quelle italiane, non hanno la necessità di investire su giocatori stranieri.

CASO SACCHI: SI TRATTA DI UN EQUIVOCO O DI VERA XENOFOBIA?

Allora se Sacchi non è razzista come dice, e come lui stesso ha dimostrato nella sua carriera di allenatore di calcio, perché questa ossessione con gli stranieri? Perché sbandierare l’orgoglio italiano con frasi che con esso non hanno nulla a che vedere? Perché mostrare questo eccesso di nazionalismo anche quando non c’è motivo di farlo? Questo è quello che fanno i leghisti e i fascisti del terzo millennio, i quali fondano il loro nazionalismo ed il loro patriottismo sulla divisione delle persone e dei territori, sulla xenofobia e sul razzismo più becero. Eppure i valori della nostra Costituzione, che è la nostra carta d’identità, sono altri. I valori su cui si fonda il nostro Paese, come ci insegna la stessa storia dell’Italia, sono l’unione e la pace, la tolleranza e soprattutto il rispetto dei diritti e delle libertà di ciascun individuo. E, certamente, l’amore per la propria patria e l’orgoglio nazionale non si mostrano aizzando odio e violenza contro chi è diverso da noi per etnia, cultura, religione e colore della pelle. E nemmeno si mostrano difendendo a tutti i costi due assassini come i due Marò soltanto perché sono italiani, ignorando il fatto che in India abbiano ucciso due pescatori. La stessa cosa vale per il calcio. L’orgoglio per il calcio italiano lo mostri con la passione e l’amore per la propria squadra per cui tifi nel caso tu sia un tifoso, per la squadra in cui giochi nel caso tu sia un calciatore, e per la squadra che dirigi nel caso tu sia un allenatore o l’amministratore di una società. E con il sostegno che dai e con l’impegno che ci metti per vedere crescere e per vedere vincere quella squadra. Di certo non lo mostri con delle stupide dichiarazioni contro la presunta invasione dei giocatori stranieri nel nostro campionato, né facendo una norma, come ha proposto qualche pazzo, che stabilisca il loro numero.

Pensate un po’ che cosa succederebbe se un calciatore di un campionato estero volesse venire a fare una nuova esperienza, sia di vita che professionale, in Italia e la legge glielo vieterebbe. Sarebbe un grande scandalo, oltreché una grande ingiustizia, sarebbe il ritorno al passato più buio e più triste del nostro Paese. Si tratterebbe di un atto discriminatorio tipico dei regimi totalitari. Qualcosa, insomma, che un Paese come l’Italia, fondato sulla democrazia, la libertà e l’uguaglianza degli individui, non si potrebbe assolutamente permettere. Sacchi, dunque, rifletta bene prima di fare certe affermazioni o si spieghi meglio quando parla di identità ed orgoglio del calcio italiano perché, poi, non basta dire di non essere razzista e di avere avuto calciatori stranieri quando faceva l’allenatore per giustificarsi. D’altronde da ex allenatore del Milan, il buon Arrigo tempo fa aveva confessato di essersi fatto ammaliare dall’ex premier Silvio Berlusconi: “Prima ero di sinistra, ora voto Berlusconi”. Sappiamo tutti che Berlusconi è una persona di destra e che più volte, sia con la sua azione di governo che con le sue parole, ha fomentato odio e paura nei confronti degli stranieri. Salvo poi fare alcune aperture, come quelle sulla cittadinanza ai figli degli immigrati, in campagna elettorale perché gli avrebbero potuto portare qualche voto in più. Si potrebbe pensare che sia stato proprio Berlusconi a far ispirare Sacchi all’ideologia del nazionalismo xenofobo ma, il Caimano, in questo momento è occupato a salvare la sua carriera politica e a risolvere i suoi guai con la giustizia. Infatti non si esprime più su questi temi già da tempo. L’unico esponente di destra che per ora va in tv e nelle piazze a gridare contro l’invasione degli stranieri è Salvini. Per questo sorge spontanea la domanda: Caro Arrigo, non è che adesso voti per la Lega Nord?

CASO SACCHI: È DAVVERO TUTTA COLPA DELLA STAMPA?

Ironia a parte, le parole di Sacchi hanno scatenato una vera e propria bufera tant’è vero che, dopo il caso Lotito, si può parlare di un vero e proprio caso Sacchi. Dopo il tweet di lunedì notte, martedì pomeriggio, del caso Sacchi è tornato a parlare Mino Raiola che, raggiunto da Andkronos, ha detto: “Mi vergogno di parlare con Balotelli o Pogba o Emanuelson o Babacar di queste cose. Capisco il disagio che provano, mi vergogno più di loro che sono più forti di me. I giocatori stranieri e di colore devono fare tre volte di più degli altri, per persone come Sacchi. Si dovrebbe vergognare. Tra lui, Lotito e Tavecchio il calcio italiano è sprofondato. Noi italiani e l’Italia non abbiamo il diritto di essere razzisti, siamo il primo popolo emigrato, in Brasile, in Australia, in America. Dobbiamo aiutare gli immigrati. Chi di noi non ha un parente che non è stato emigrato? Io sono emigrato, i miei genitori erano come dei neri 50 anni fa in Olanda, ma sono stati trattati bene. Guardiamo alla Germania, che ha aperto a tutti. All’Olanda, da dove escono più giocatori di tutti dai vivai. La colpa non è dei ragazzini, ma di allenatori come lui”. Il noto procuratore è un fiume in piena e aggiunge: “Chi ha dato il premio a Sacchi glielo deve ritirare, all’estero ci ridono in faccia. Io ho chiesto ai miei avvocati se c’è la possibilità di denunciarlo. Come dico da tanti anni: in comune tutti i razzisti hanno il fatto di essere ignoranti, una persona intelligente non può essere razzista, ma come lo spieghi ad uno ignorante….”. Raiola chiede anche l’intervento dei vertici del calcio italiano e della politica: “I club devono prendere le distanze da questo. Dove è l’Aic, dove sta la Figc, dove è la politica. Se ne vada Sacchi dall’Italia, così ci fa un piacere. Non è giusto che si dice che ha una certa età, dovrebbe essere più saggio e tollerante. È un tecnico che ha avuto successo nel calcio anche grazie a due giocatori di colore come Gullit e Rijkaar”. Poi le conclusioni: “Nel calcio gioca chi è più forte e basta. Io non lo capisco, non lo condivido e non sto zitto. Il mondo è uno solo. Non vede quello che sta succedendo in Francia e in Danimarca o si chiude nella sua villa? Mi vergogno profondamente”.

Sul caso Sacchi è intervenuto anche il Presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, intervistato martedì da La Zanzara su Radio24 dove, tra l’altro, ha difeso il presidente della Figc, Carlo Tavecchio, squalificato dalla Uefa per aver definito “mangia banane” i giocatori extracomunitari. Un episodio che risale allo scorso luglio e in seguito al quale si erano scatenate numerose polemiche, soprattutto quando Tavecchio fu comunque eletto alla guida della Federcalcio nonostante le gravi parole pronunciate. “Quella storia delle banane, che lui è contro i negri, non ci credo”, dice il patron del Palermo. E quando l’intervistatore gli chiede: “Ma lei li chiama negri, presidente?”, lui risponde: “Certo. Io amo i negri ma li chiamo negri. Come li devo chiamare?”. Parole, quelle del patron rosanero, che suonano come un lasciapassare alle dichiarazioni fatte da Sacchi. Nella serata di martedì, poi, quando le acque sembrano essersi calmate, torna a parlare lo stesso Sacchi, il quale annuncia all’Ansa: “Non parlerò più con la stampa. Sono state riportate frasi pronunciate in un discorso di un quarto d’ora per attribuirmi pensieri non miei. Io 30 anni fa avevo in squadra giocatori di colore e ora mi vedo dipinto come un razzista”. Già, ha ragione Sacchi, è tutta colpa della stampa. Di questa maledetta stampa. Che è in mano alla sinistra. Le parole di Sacchi sono state manipolate da certi giornalisti comunisti. Basta con la disinformazione e i travisamenti operati dalla stampa d’ispirazione comunista. È un complotto, è stato studiato tutto a tavolino per attaccare il povero Arrigo. No, fortunatamente queste frasi Sacchi non le ha dette. Sono le frasi tipiche di Berlusconi. E che, presumiamo, fossero anche nella mente di Sacchi quando ha dichiarato di non voler più parlare con la stampa. D’altronde dopo l’uscita sui “neri” bisogna aspettarsi di tutto dall’ex allenatore rossonero. Chissà magari la prossima volta, oltre a mandare via i calciatori stranieri, Sacchi proporrà anche di limitare, e censurare se è necessario, le notizie diffuse dalla stampa. O magari di abolire direttamente i mezzi di comunicazione e di informazione. Niente più conferenze e comunicati stampa. Niente più articoli ed interviste. Niente più giornalisti ed extracomunitari. Poi mandiamo via pure gli omossessuali e i comunisti. Già che ci siamo resuscitiamo Mussolini e poi possiamo dire ufficialmente di essere tornati agli anni venti.

CASO SACCHI: L’EPILOGO DI UNA LUNGA GIORNATA

Sul caso Sacchi, al termine della giornata di martedì, è intervenuto anche il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport, Graziano Delrio, con un comunicato ufficiale pubblicato sul sito del Governo prima e su Twitter dopo. “E’ un grave errore la frase detta oggi da Arrigo Sacchi sulle giovanili, perché non legge la realtà del nostro Paese” – si legge nel comunicato – “L’Italia di 30 anni fa non è l’Italia di oggi, dove ci sono giovani calciatori cittadini italianissimi di fatto o di diritto, visto che sono nati e cresciuti in Italia anche se hanno genitori di origine straniera. Queste sono le giovani generazioni che frequentano le nostre scuole e i nostri campi sportivi e di calcio. E non è certo dal tema del colore della pelle che occorre partire se si vogliono rivitalizzare i vivai. Per queste generazioni ci auguriamo presto i passi avanti della nuova legge sul diritto di cittadinanza”.

Il caso Sacchi si è davvero concluso oppure le polemiche continueranno anche nei prossimi giorni? La politica è già intervenuta per mezzo del Sottosegretario Delrio che, tra l’altro, martedì insieme al Premier Renzi ha incontrato i presidenti di Figc e Coni, Tavecchio e Malagò, per parlare delle riforme federali e per arrivare ad una soluzione sul caso Lotito. Ricordiamo che sul caso Lotito la Procura Federale ha già aperto due fascioli. Succederà la stessa cosa per il caso Sacchi? Lo scopriremo nelle prossime ore.

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