Roma Parma 14 anni dopo, dallo scudetto all’anonimato (video)

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

0001romaparma_daidistintinordSono passati 14 anni da quello che per il tifoso romanista resta l’ultimo vero pomeriggio memorabile. Era il 17 giugno del 2001, quando la squadra allenata da Fabio Capello ospitava, in un Olimpico totalmente imbandierato, il Parma allenato da Ulivieri per l’ultima giornata di campionato. Un torneo letteralmente dominato dai giallorossi, che avrebbero potuto aggiudicarsi il titolo già nella giornata precedente, in quel di Napoli, ma che impattando 2-2 al San Paolo rimandarono la festa tricolore al turno successivo. Parliamo, con tutta franchezza, di un’era geologica totalmente differente dal presente, almeno per il calcio. Basti pensare che le due formazioni tra le proprie fila annoveravano campioni del calibro di Batistuta, Totti, Montella, Samuel, Emerson, Cafu, Candela, Buffon, Cannavaro, Thuram, Sensini, Almeyda e Di Vaio. Erano forse gli ultimi sgoccioli di due decenni d’oro per il nostro sport nazionale, in cui le squadre italiane avevano spesso spadroneggiato a livello continentale, imponendo il loro gioco e i loro giocatori. Giravano sicuramente più soldi, esempio massimo ne era proprio il Parma marchiato Tanzi. Una società di provincia, salita agli albori della Serie A ad inizio anni ’90 e in grado, relativamente in poco tempo, di farsi spazio tra le big della massima divisione arrivando ad alzare trofei anche oltre le Alpi e qualificandosi con una certa regolarità alla Champions League. Erano gli anni in cui Roma era diventata anche capitale calcistica, grazie agli investimenti della Lazio prima e della società di Franco Sensi poi, che portarono un titolo a testa e anche due trionfi europei per i biancocelesti (la Coppa delle Coppe conquistata al Villa Park di Birmingham contro il Maiorca e la Supercoppa Europea contro il Manchester United).

Leggi anche:  Dove vedere Genoa Parma streaming e diretta Tv Serie A

Inutile dire che lo spettacolo cui assistiamo oggi sia soltanto un surrogato di tutto ciò. Roma-Parma di domani si prospetta come il match tra la seconda e l’ultima della classe. Una società, quella emiliana, completamente allo sbando. Vittima dell’ennesima gestione scellerata che ormai contrassegna la consuetudine del calcio italiano. Anche se le vere “vittime” di tutto ciò, sono solo ed esclusivamente i tifosi crociati. In settimana nella città del celebre Teatro Regio (altro simbolo parmigiano messo a repentaglio dall’incuria con cui si agisce in determinati campi del Belpaese) una nuova cordata si è avvicendata alla guida dei gialloblu. Ma la cosa non ha sembra aver placato l’animo dei tifosi, che durante il recupero di mercoledì scorso con il Chievo hanno manifestato il loro disappunto esponendo uno striscione che recitava: “Il nostro amore oltre la categoria. Portate i libri in tribunale e andate via”.

Leggi anche:  Acceso scontro in radio tra Cruciani e Maradona junior

Nel calcio di scontato non c’è mai nulla, e con la Roma degli ultimi tempi non è propriamente scritto che la sfida di domani sia da bollare come “1 fisso”. Tuttavia, a prescindere dal risultato che si avrà domani sera all’Olimpico, appare chiara la malattia da lungodegente che il nostro sport si porta ormai dietro da troppo tempo. Se non si avranno dottori in grado di curarla e chirurghi in grado di operare sapientemente il “football” rimettendolo in piedi, da qui a pochi anni assisteremo alla morte dello stesso. E a quel punto sarà inutile andarlo a piangere in cimitero. Chi muore anonimo spesso non ha neanche nessuno pronto a portare la sua bara sulle spalle.

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: ,