Il Milan del futuro sarà con gli occhi a mandorla

Pubblicato il autore: Enrico Muntoni Segui
Milan asiatico futuro
Thailandia, Singapore, Cina. Da qualunque angolatura si osservi l’ingarbugliata vicenda societaria del Milan – il mandato a Lazard di trovare investitori, le trattative smentite da Fininvest, l’intraprendenza di Bee Taechaubol, il giallo del selfie con Mr Pink, eccetera eccetera – un dato di fatto pare acquisito: il rossonero è un abbinamento che piace, e parecchio, a Oriente. In questo momento, nel mondo dell’economia, i soldi sono in America e in Asia. Liquidità a go go. Ma le attenzioni per la società di Berlusconi si concentrano in una macro-area a Est che ingloba una serie di Paesi emergenti, grandi e piccoli. E uno dei motivi sta nell’appeal del Milan, che le recenti delusioni sul campo hanno indebolito ma di certo non cancellato. Perché le radici sono solide e risalgono alla favolosa era a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta quando i rossoneri conquistarono il mondo e si presentarono a Tokyo per ben quattro volte nel giro di pochi anni per giocare la Coppa Intercontinentale.
Proprio in Giappone il Milan ha una delle più importanti «fan base». E negli ultimi tempi un’accelerazione l’ha data Honda. Da quando, nel gennaio 2014, il trequartista giapponese è sbarcato a Milanello, la società rossonera ha firmato i contratti con gli sponsor Fujitsu e Toyo (quest’ultimo versa 3 milioni fino al 2016) ed è stata sottoscritta una collaborazione con l’agenzia pubblicitaria Dentsu. Il Milan, anche in tempi di crisi, resta leader in campo commerciale in Italia registrando ricavi per circa 80 milioni a stagione. La strategia, adesso, è quella di allacciare intese con sponsor regionali e in Asia c’è tanta fame di visibilità. A ciò si aggiunga il progetto di Barbara Berlusconi di esportare Casa Milan, la sede-ristorante-museo inaugurata dieci mesi fa: di recente 25 imprenditori giapponesi vi hanno fatto visita, nei piani c’è la riproduzione del modello in Cina.
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