Inzaghi a rischio esonero, ma la crisi del Milan va oltre

Pubblicato il autore: Gianluca Cedolin Segui

Inzaghi a rischio esoneroPippo Inzaghi a rischio esonero, la situazione – Filippo Inzaghi torna nuovamente sul banco degli imputati dopo lo scialbo 0-0 di sabato scorso in casa del Chievo. Sabato prossimo contro il Verona a San Siro si respira aria di ultima spiaggia: in caso di mancata vittoria infatti potrebbe arrivare l’esonero.

Tifosi ed esperti di calcio si dividono: giusto esonerare SuperPippo?
Esonero sì – Ai pro-esonero non mancano gli argomenti: gioco spesso latitante, posizione in classifica inferiore rispetto al valore della rosa, giocatori involuti o svogliati, peggioramento rispetto ad inizio stagione che non lascia presagire niente di buono per il prosieguo del campionato. Quello che preoccupa è la sensazione che non ci sia un’idea di gioco precisa; le veloci ripartenze di inizio stagione si vedono ormai raramente, l’azione nasce lenta e farraginosa a centrocampo e i continui cambi di uomini e modulo (4-3-3, 4-2-3-1, 4-3-1-2) testimoniano una quadratura del cerchio ancora mancante. Inoltre a volte i giocatori appaiono demotivati e quasi rassegnati, atteggiamento inaccettabile in qualsiasi lavoro, specie se fai il calciatore e giochi in un club sette volte campione d’Europa.
I detrattori di Inzaghi sono poi perplessi dalla trasformazione avvenuta a giocatori che sono andati via o che sono arrivati a Milanello. Niang, al Milan ancora acerbo e pasticcione, ha trovato gol e prestazioni maiuscole nel suo primo mese al Genoa. Fernando Torres, un solo gol in maglia rossonera, sembra essere rinato con l’aria di casa madrilena. Saponara poi, impiegato col contagocce nel Milan (complici anche diversi infortuni), col ritorno ad Empoli ha ripreso il percorso di crescita che lo aveva portato ad essere uno dei giovani italiani più interessanti.
Al contempo, il neoacquisto Cerci è finora una copia sbiadita dell’ala che a suon di scatti e gol era arrivata in nazionale, e il bomber Destro ha centrato il bersaglio solo una volta in quattro partite e è ancora un corpo estraneo al gioco rossonero.

Esonero no – I contro-esonero invece hanno dalla loro un viscerale amore per Superpippo, eroe indiscusso di tanti successi rossoneri da giocatore, e soprattutto non reputano l’allenatore il vero responsabile della crisi rossonera, quanto piuttosto i giocatori e soprattutto la dirigenza.

Pippo Inzaghi a rischio esonero, le colpe della dirigenza nella crisi – Se il Milan che va in campo questa stagione, specie nel nuovo anno, colleziona spesso prestazioni mediocri, non può dipendere solo dal tecnico rossonero. Alla dirigenza viene attribuita una totale mancanza di programmazione dal dopo Atene (anno dell’ultima Champions League vinta) e soprattutto dal periodo successivo alla vendita di Ibrahimovic e Thiago Silva.
Sicuramente le ristrettezze economiche sono evidenti, e nessuno si aspetta in questo momento che una società italiana come il Milan faccia investimenti in stile PSG o Manchester City. Ma una serie di scelte sbagliate hanno influito sul verticale declino del Milan.
Mancata rifondazione – Negli anni successivi alla Champions del 2007, la squadra non è stata rifondata e si è continuato a spremere senatori stanchi da mille battaglie. L’unico che dopo qualche anno la dirigenza ha lasciato partire a cuor leggero è stato quell’Andrea Pirlo che ha dimostrato alla Juve di essere tutt’altro che finito e la cui qualità ancor’oggi sarebbe oro colato per il centrocampo rossonero.
Detto che i (tantissimi) soldi incassati per la cessione congiunta di Ibra e Thiago sono stati adoperati per ripianare il bilancio, la loro partenza ha segnato l’inizio dello smantellamento dell’ultimo Milan competitivo, quello dello Scudetto del 2011. Il progetto giovani di rifondazione tanto sbandierato non è mai stato perseguito veramente e anche i pochi soldi a disposizione sono stati spesi molto male (inspiegabile come si sia preferito acquistare il 30enne Matri a dieci milioni e non il giovane Ljiaic a otto).
Mercato&Bidoni – Per fare qualche esempio, Galliani, che in passato assieme a Braida (ora al Barcellona) ci ha abituato a colpi e intuizioni sensazionali, deve ancora riuscire a trovare un terzino sinistro da Milan dopo l’addio di Serginho e il ritiro del grande capitano Maldini. I bidoni presi sull’out mancino non sono affatto pochi: i tifosi ricorderanno i vari Mattioni, Taiwo, Didac Vilà, Mesbah, fino ad arrivare all’ultimo terzino sinistro che non ha convinto, Armero.
Un altro esempio di confusione in casa rossonera, che in passato a questa dirigenza (la più vincente della storia del calcio) non sarebbe mai successo, è il caso Pato.
Arrivato con le stimmate del fenomeno, dopo due anni travolgenti ha patito una serie inspiegabile di infortuni. I più maligni sostengono che lo sviluppo fisico del giocatore sia stato esasperato per farlo giocare da prima punta e che questo abbia minato la tenuta dei suoi muscoli. Ma l’errore più grande con il brasiliano è stato commesso in sede di mercato, quando sono stati rifiutati i 40 milioni del PSG (dei quali solo la metà sarebbero stati investiti su Tevez) per poi venderlo sei mesi (e uno scudetto perso) dopo per pochi milioni al Corinthians.
Anche sul fronte allenatori Berlusconi&co non hanno gestito bene la faccenda, complici gli attriti mai troppo nascosti tra i Adriano Galliani e Barbara Berlusconi. Rinnovato il contratto ad un Allegri non voluto dal presidente e scaricato dopo 4 mesi; preso Seedorf e cacciato dopo un girone di ritorno da 35 punti; scelto un altro allenatore imperfetto come Pippo Inzaghi.

Il grande problema è che tra acquisti casuali a parametro zero e un San Siro sempre più vuoto, nessuno dei tifosi vede la fine del tunnel e spera in un cambio di rotta quest’estate. Unica nota positiva del periodo è il progetto-Stadio, che a questo punto sembra vitale per tornare ad investire e ad essere competitivi. Molti chiedono a gran voce la cessione del club da parte della proprietà, convinti che Berlusconi e Galliani abbiano fatto il loro tempo.

Pippo Inzaghi a rischio esonero, i possibili sostituti – Dopo questa lunga analisi, torniamo al tema iniziale, vale a dire la panchina rossonera. In caso di esonero di Inzaghi infatti chi sarebbero i sostituti? I nomi che si fanno sono i soliti: Conte (ma è in nazionale), Spalletti, Montella. La sensazione è che comunque se Inzaghi andasse via si andrebbe avanti con Tassotti (attuale vice) fino a fine stagione.
Superpippo o no, la situazione è delicata e tutta da valutare. Quello che è certo è che ai tifosi ma anche agli appassionati di calcio fa male vedere il Milan (e l’Inter) a oltre venti punti dalla prima, senza coppe e con San Siro sempre più triste e vuoto. Anche ci sarà sempre qualcuno che continuerà imperterrito a cantare “Ohi ohi ohi Pippo Inzaghi segna per noi”.

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