L’immoralità di chi fa le morali. La contestazione è il sale della libertà

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

contestazione-curvasud-roma-fiorentina-pjanic-500x333

L’Italia è un paese curioso e strambo. Sarebbe perfino divertente e comico se queste peculiarità non venissero spesso usate fuori luogo, tanto da diventare patetiche, allarmanti e stucchevoli. In Italia esistono modi di fare informazione perpendicolari, opposti e lontani anni luce. Come succede nelle migliori catene di montaggio, a guidare la macchina produttiva ci sono le grandi firme, le grandi testate e i potenti editori di turno. Fare notizia così viene spesso confuso con fare scalpore. L’agenda setting della stampa nostrana sarebbe facilmente decifrabile, se ci si soffermasse qualche istante: accentrare l’attenzione su determinati argomenti, storpiandoli o a volte inventandoli di sana pianta, e facendo del sensazionalismo becero e virtuoso l’arma migliore e in assoluto vincente.

E allora nascono personaggi che riescono a muovere consensi e fare opinione presso la gente. I fruitori diretti dell’informazione di massa. C’è il cane che sistematicamente salta la staccionata che lo dipinge migliore amico dell’uomo e lo fa diventare un essere immondo e feroce dal quale stare alla larga, e tenere alla larga i propri pargoli, per evitare mutilazioni permanenti. C’è il manifestante violento, quasi sempre black block o anarcoinsurrezionalista (ma quanti ce ne sono in Italia?), il cui unico scopo è quello di destabilizzare l’ordine precostituito. Poi non importa se la sua casa, costruita con decenni di sacrifici, andrà distrutta perché si è deciso che là dovrà passare un’opera imminente, anche se spesso inutile e dannosamente dispendiosa per una collettività su cui gravano già accise, spese e oneri non certo dipesi dalla stessa.

Ma torniamo all’informazione fatta dai giornali. Gli stessi che dovrebbero essere i “cani da guardia della democrazia”, ma che in realtà sovente sono più che altro piranhas pronti a divorare questo concetto. Entriamo nello specifico. Da quello che sta accadendo da quattro giorni a questa parte. Vale a dire dall’appendice della gara d’Europa League tra Roma e Fiorentina, in cui i giocatori giallorossi sono stati contestati dalla Curva Sud dopo il triplice fischio finale. Faccio una premessa dovuta. Sono dell’idea che se un giorno si arriverà a vietare una “contestazione”, fondamentalmente fatta per motivi futili come il calcio, ci dovremo davvero preoccupare della direzione che il nostro sistema Paese starà (o sta già) prendendo.

Una delle ultime fisime che hanno colpito la nostra stampa è quella di stigmatizzare questi colloqui squadra/tifosi che, sappiamo tutti, anche chi a volte scrive in malafede, sono sempre esistiti nel mondo del calcio. E non solo quello italiano, per informare i fautori del tanto amato assioma “succede solo in Italia”. Chiaro che una strategia simile, quella di fare titoloni, trasmissioni e articoli sensazionalistici, su un argomento così variabile adatto alla bocca di tutti i cittadini, non è affatto casuale.

Leggi anche:  Probabili formazioni Serie A - 10° Giornata

In ordine sparso, i tifosi della Roma sono stati definiti “barbari” (appellativo che fino a un mesetto fa era scagliato solo verso i supporters del Feyenoord, oggi evidentemente l’etichetta deve essere scaduta necessitando della sostituzione del soggetto cui attribuirla), “padroni del pallone”, “criminali”, “meritevoli di arresti e diffide di massa per aver rovinato lo sport più bello del mondo” e probabilmente aprissi velocemente Google effettuando una ricerca ne troverei un’altra cinquantina. Persino Morgan De Sanctis, il portiere della Roma, ha chiesto un intervento delle istituzioni in tal merito, per evitare che situazioni del genere si ripetano. Peccato che tutta questa solerzia non si era notata nei confronti dei suoi colleghi, quando gli stessi si rendevano protagonisti di partite accomodate o scommesse anomale su gara da disputarsi.

Possiamo innanzitutto ricordare che scrivere articoli del genere non vuol dire fare notizia ma semmai dare una propria opinione dei fatti? Per fare notizia è necessario stare sul posto, raccogliere testimonianze, vedere con i propri occhi e scandagliare ogni fonte possibile. E non mi sembra che questo sia il caso. Ma questa è in realtà una storia che parte da lontano. Da quel famoso Genoa-Siena in cui i giocatori rossoblu consegnarono le loro maglie ai tifosi. Tutto esagerato? Può darsi. Ma intanto in quel caso oltre cento persone pagarono salato quel gesto (con una certezze della pena che se funzionasse in altri settori della società italiana ci renderebbe forse il paese più funzionale ed efficiente del mondo), che in fondo nascondeva solo una grande delusione d’amore, con interdizioni e arresti, mentre annualmente assistiamo al barbaro (quello sì) rito di gare vendute, focolai di calcioscommesse che scoppiano di tanto in tanto e società che falliscono per gestioni fantoccio senza che tutto ciò venga punito e preso in considerazione dalla stampa rispetto a quando protagonisti, anche involontari, lo sono i tifosi.

Leggi anche:  Gollini, il portiere assicura su Instagram: "È stata solo una grande botta. A lavoro per ritornare più forte"

E se il caso Genoa è il più eclatante e discutibile, poco credo ci sia da discutere sulla vergognosa gogna mediatica che in maggio colpì G.a.C., l’ormai celebre tifoso napoletano che durante la finale di Coppa Italia dello scorso anno, dalla balaustra della Curva Nord dell’Olimpico, parlò con i giocatori partenopei e gli uomini della questura. “Decise lui di giocare”, si disse quel giorno. Io la vedo diversamente. Io credo che in quella triste serata lui, da esponente della tifoseria che rappresenta (esattamente come quando alle manifestazioni gli agenti prendono come riferimento chi guida i cortei, facilitandosi notevolmente il lavoro), ebbe il grandissimo merito di placare gli animi dei tanti tifosi azzurri che non capivano cosa stesse succedendo, in balia degli eventi e della pessima gestione della Questura di Roma. Ma sarebbe da aprire una capitolo a parte su tutto ciò. Fatto sta che le misure restrittive a G.a.C. non le decise la polizia, almeno idealmente, ma i processi sommari dei media nei giorni successivi. E tutto questo è a dir poco vergognoso per una stampa che generalmente non osa schierarsi contro manovre politiche in cui spariscono milioni di Euro, morti bianche sui posti di lavoro, suicidi a causa della disoccupazione e casi sempre più frequenti di malasanità.

Non possiamo poi non citare Parma-Cesena e le scene mandate a raffica del colloquio tra i tifosi e Cassano. “A Parma comandano gli ultras”, scrisse Panorama nei giorni successivi. Cosa che appare assai improbabile, aggiungo io, vista la triste fine che il club crociato ha fatto e che certamente i suoi tifosi più accesi mai avrebbero voluto. Inoltre vorrei sapere da Panorama e dai suoi affini, cosa c’è di delittuoso nello scambiare qualche opinione, seppur accese, tra tifosi e calciatori? Sono uomini, giusto? Tra uomini si parla. Tra animali no. Ognuno scelga la sua specie.

Si arriva a questo Roma-Fiorentina. In quello stadio che il presidente Pallotta ha definito “magico” dopo la sconfitta per 1-7 contro il Bayern Monaco che aveva visto comunque la Curva Sud tifare per la propria squadra fino al 95’. In quell’occasione i tifosi erano “unici”. Quando hanno cominciato a storcere il naso invece sono diventati “incivili”. E allora guai a chiamare la squadra sotto la curva dopo la barbina figura, l’ennesima, rimediata in casa contro la squadra di Montella. Guai contestare questi ragazzi così sensibili. Troppo angelici per sentire quelle grida di questi energumeni con la sciarpa al collo. Non scherziamo. Contestare una squadra di calcio è immorale. Come si può rimproverare qualcosa a ragazzi che spesso a 22-23 anni portano a casa cifre a cinque zeri da far impallidire tutti quei 30.000 stronzi che hanno sborsato dai 25 ai 90 Euro per assistere a una partita finita al 21’ del primo tempo?

Leggi anche:  Lukaku il gigante Internazionale

Gli ultras sono i padroni del pallone. Osservatorio e Viminale lo sanno. Sono talmente padroni che negli ultimi anni per andare in trasferta hanno dovuto sottoscrivere una tessera che neanche in Sudafrica ai tempi dell’apartheid sarebbe stata immaginata. E poi sono così padroni che, ad esempio, se sono residenti a Roma e un giorno vogliono andare a vedere Atalanta-Roma, ma non hanno quella tessera di cui sopra, il biglietto se lo possono giusto sognare. Osservatorio e Viminale parlano di discriminazione. Ma intanto la applicano alla grande, con il placet della stampa. Osservatorio, Viminale e Lega parlano di medioevo del calcio, ma dimenticano che sono stati loro i primi artefici di questa involuzione del football nazionale. Altro che chiacchiere tra tifosi e squadra, a rovinare il calcio sono state altri tipi di chiacchiere. Spesso messe nero su bianco nei tabulati telefonici.

Quella stessa stampa che grida allo scandalo e pompa all’inverosimile un semplice disappunto dei tifosi verso chi ha infranto i loro sogni e tradito le loro attese. Una volta, in queste situazioni, giocatori e allenatori rispondevano semplicemente “i tifosi pagano il biglietto, ed è giusto che se non gradiscono lo spettacolo dimostrino il loro dissenso”. Ora tutto ciò è fantasticamente diventato reato contro la morale di un Paese che a larghi tratti di morale non può proprio parlare. Figuriamoci poi se legata al calcio.

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: