Quattro anni di fallimenti, quale futuro per la Roma?

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

james pallotta

Che l’orlo del burrone fosse vicino era chiaro, da mesi ormai. Un’iperbole discendente che ha toccato tutti, passando come un tornado nelle stanze di Trigoria, dove la squadra è finalmente in ritiro, ed arrivando in campo, dove il lavoro fatto nell’ultimo anno e mezzo sembra, di colpo, esser andato distrutto. La Roma perde 3-0 in casa con la Fiorentina, e già questa è di suo una notizia, visto il trend tradizionalmente positivo dei giallorossi al cospetto dei viola. Era successo già in Coppa Italia, quando la squadra di Montella sbancò la Capitale con un netto 2-0. Ieri l’Olimpico è esploso nella più classica delle contestazioni, stanco probabilmente di quattro anni caratterizzati da errori marchiani, promesse non mantenute e umiliazioni subite con i rivali di sempre. Si pensi all’esordio europeo segnato dall’imbarazzante eliminazione dall’Europa League per mano dello Slovan Bratislava e la conseguente assenza dalle coppe per ben tre anni. Oppure alla sconfitta in finale di Coppa Italia con la Lazio e a quelle sonore con la Juventus, alle figuracce con Lecce, Atalanta, Cagliari, Sampdoria, Genoa, Catania spalmate dall’insediamento di questa dirigenza.

C’è un peso specifico negli errori tecnici. Lo ha sottolineato Sabatini ieri sera, assumendone tutte le responsabilità e ponendo più di qualche dubbio sulla sua permanenza in giallorosso. Il direttore sportivo ha definito “intrigante” l’idea, lanciata provocatoriamente da qualche giornalista in zona mista, di pianificare il mercato delle prossima stagione prima di andar via. Proprio come fece alla Lazio anni fa. In questo caso, verrebbe da chiedersi, chi si occuperebbe dell’aspetto tecnico alla Roma e chi sceglierebbe il sostituto di Sabatini? E poi, pur apprezzandone l’assunzione di responsabilità, come dare ancora credito a Sabatini dopo gli errori di Ibarbo e Doumbia, presi praticamente già infortunati, che, non ne conoscessimo l’artefice, probabilmente ascriveremmo a un direttore sportivo di Prima Categoria? E anche pensando al mercato effettuato nelle stagioni precedenti sorge comunque qualche dubbio. Di buoni giocatori ne sono transitati decine a Roma, ma pochi hanno trovato continuità, e quei pochi spesso sono stati ceduti. Dando troppo spesso un’idea di gestione “alla Pozzo”. Viene allora da chiedersi, anche se quest’anno si centrasse la qualificazione in Champions League, con quali mezzi, umani e non, la Roma sarebbe pronta ad affrontarla?

James Pallotta è il presidente, ma sembra esserlo a tempo determinato. Viste le sue poche presenze al seguito della squadra e le sue non eccelse conoscenze in fattore di calcio. Di componenti tecniche e sapienti in fattore calcistico sembrano essercene sempre meno in seno alla società

Un sodalizio, quello americano, forse troppo impegnato nel parlare di stadi nuovi, brand, merchandising e fatturato e poco vigile sull’aspetto prettamente sportivo. Dirigenti che sono stati tanto tempestivi nel cambiare lo storico stemma dell’AS Roma e nell’incrementare vergognosamente i prezzi dei biglietti senza porsi nessuna domanda se questo sarebbe stato gradito dai tifosi, che in fondo dovrebbero essere il cuore della società, per una dirigenza che sin dal suo arrivo ha sponsorizzato un ancora non chiara unità d’intenti, che avrebbe dovuto portare la Roma sui più alti gradini del calcio continentale.

C’è stata, in questi quattro anni, una tendenza ad esaltare e pubblicizzare tanta aria fritta, spesso travestita da filosofia spiccia. Dai “magnifici errori” di Baldini alla “chiesa al centro del villaggio” di Garcia, passando per la dialettica pirandelliana e minimalista di Sabatini. Ci si è dimenticati che in un calcio come quello italiano, seppur sminuito rispetto al passato, elementi come il cinismo e la concretezza sono spesso le uniche chiavi di volta per venire a capo di situazioni controverse e difficili.

E’ vero che la Roma è ancora seconda in campionato, ma è altrettanto vero che lo è soprattutto perchè disputa un torneo rallentato. Monco di squadre cannibali che un tempo non avrebbero mai perdonato un simile girone di ritorno dei giallorossi, con una media punti da retrocessione. Le lacrime di Florenzi, le scene da isteria collettiva sul finire di Roma-Sampdoria e i tanti episodi di questo genere, cui ormai il tifoso romanista è abituato ad assistere, sono indicativi della totale disorganizzazione e dell’atavico caos che regna dentro e attorno alla società di Pallotta. Contratti rinnovati a giocatori di cui, incredibile a dirsi, per buona parte della stagione se ne sono perse le tracce, vedansi Maicon. Giocatori che, almeno fino a ieri, sono stati difficilmente messi in discussione, permettendo il cambio di ben quattro allenatori in altrettante stagioni.

Roma è una piazza difficile, sicuramente. Ma non la “più difficile del mondo”, come ha dichiarato Garcia nella conferenza pre Roma-Fiorentina. Se così fosse la gente non avrebbe spalleggiato le velleità, per ora visionarie, della società fino a ieri sera. Non avrebbe offerto un credito incondizionato di cui davvero in pochi hanno potuto disporre nel passato, anche recente. Ci si è crogiolati per una stagione, quella passata, terminata al secondo posto. Senza vincere nulla. Che doveva fungere solo e soltanto da trampolino di lancio e non da burrone dal quale catapultarsi direttamente la stagione successiva. Mancano gli equilibri, ora più che mai. In un ambiente che da sempre tende a essere fanfarone, questo aspetto sembra essersi ancor più acuito. Da quattro anni si parla di grandezza, di vittorie e di prestigio internazionale, ma la verità purtroppo è sotto gli occhi di tutti. E per ora parla di sconfitte e umiliazioni. Tutte legate da un filo conduttore: la mancanza di cattiveria. Di grinta. Di ardore.

Forse si crede di gestire una società di calcio italiana come si possono gestire i Boston Celtics, in uno sport e in un contesto totalmente differenti dal nostro. Se a Roma si vuol ottenere qualcosa, e soprattutto si vuol dare un minimo di continuità, c’è bisogno di portare gente con pochi fronzoli, di poche parole, con tanta esperienza e un pizzico di arrivismo. Il futuro deve essere questo, altrimenti vedremo costantemente altri Roma-Fiorentina. Il bilancio è negativo, e per chi di questo aspetto ne ha fatto una ragione di vita è ora di riflettere e agire. Basta chiacchiere, basta proclami. Nel calcio, come nella vita, parlano i fatti. Tutto il resto è materiale utile a riempire le prime pagine dei giornali. E non solo sportivi.

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