Inter, un progetto che non inizia mai

Pubblicato il autore: Mattia Ravaglia Segui

Inter, Roberto Mancini

 

 

Altra prova pessima di questa Inter in questa stagione: pareggio interno con il Parma, ultimo in classifica e già ampiamente retrocesso con i gravi problemi societari, e fischi di rabbia e insoddisfazione di tutto San Siro. Proprio i tifosi interisti avevano preteso dai giocatori di tirare fuori gli attributi tramite uno striscione esposto prima dell’inizio della gara, certamente questa non è stata la prestazione che si aspettavano (una menzione alle statistiche: dei 10 punti conquistati dal Parma in questo campionato, 4 sono stati ottenuti solo da scontri diretti contro l’Inter).

Per i tifosi della Beneamata si tratta dell’ennesima stagione buttata dal dopo Mourinho: la cosa preoccupante è che si sono susseguiti sulla panchina interista ben 7 allenatori – Rafa Benitez, Leonardo, Gian Piero Gasperini, Claudio Ranieri, Andrea Stramaccioni, Walter Mazzarri e ora Roberto Mancini – non potendo quindi supportare quella parola che in questi mesi si sta tanto ripetendo: progetto. Ebbene l’Inter di questi ultimi anni ha allestito un gran numero di progetti che non sono mai realmente iniziati.

Partiamo dal contestato allenatore ora sulla panchina del Napoli: Benitez, chiamato a sostituire lo Special One, è rimasto sulla panchina dell’Inter per soli 6 mesi per poi essere esonerato per delle incomprensioni con la Presidenza Moratti (una campagna acquisti molto sottotono e con nessun pupillo da lui richiesto che si è accasato a Milano), a sostituirlo in corsa è stato chiamato Leonardo: l’ex giocatore brasiliano aveva portato entusiasmo all’ambiente interista e la squadra è andata vicina allo scudetto poi vinto dai cugini milanisti. Al termine della stagione però Leonardo ha deciso di terminare la sua carriera da allenatore e si è accasato al Paris Saint Germain nelle vesti di direttore sportivo. L’allora presidente Moratti decise di puntare, più per mancanza di alternative sul mercato più che per vera fiducia, su Gian Piero Gasperini: l’ex tecnico del Genoa si è dovuto confrontare con un ambiente ostile nei suoi confronti (il passaggio alla difesa a tre è stato tragico) e ad un mercato ancora una volta approssimativo (la richiesta di vendere Sneijder e tenere Eto’o e l’acquisto di Palacio, poi arrivato successivamente all’Inter, sono rimasti dei desideri non realizzati); il risultato è stato l’esonero dopo solo 5 partite di campionato (1 pareggio e 4 sconfitte). A sostituirlo in corsa è stato Ranieri: “l’aggiustatutto” è riuscito a dare una scossa all’ambiente neroazzurro solo per qualche mese, salvo poi subire un crollo da parte della squadra; il risultato è stato il medesimo: esonero dopo poco più di sei mesi.

La promozione di Andrea Stramaccioni aveva fatto tornare prepotentemente la Parola Progetto nel vocabolario interista: un allenatore giovane che poteva imporsi in una grande squadra, come aveva fatto Pep Guardiola nel Barcellona di Messi. La prima metà della stagione nasce sotto i migliori auspici: l’Inter di Stramaccioni si porta a -1 dalla Juventus capolista e riesce ad espugnare lo Stadium per la prima volta nella storia del nuovo stadio juventino. La seconda metà però è da incubo: falcidiata dagli infortuni e da dei problemi interni nello spogliatoio, la squadra termina il campionato al 9° posto con 16 sconfitte in campionato (record negativo). Il tecnico romano verrà quindi rimosso dal suo incarico in estate per cedere il posto a Walter Mazzarri. Il tecnico livornese riesce a rimanere sulla panchina dell’Inter per quasi un anno e mezzo, centrando l’obiettivo dell’Europa League. Tuttavia non nasce mai una buona empatia con la tifoseria interista e, quando il gioco della squadra non subisce dei miglioramenti ma ha un crollo verticale verso la fine della stagione, i tifosi interisti incominciano a fischiare il tecnico. Verrà poi esonerato a novembre dal nuovo Presidente Erik Thoir, a favore del tecnico Roberto Mancini. Gli investimenti nel mercato di gennaio arrivano (gli acquisti di Shaqiri e di Brozovic, più il prestito di Lukas Podolski) ma l’Inter non riesce a rialzarsi e anzi, crolla anche la media punti per partita (1.45 sotto la gestione Mazzarri contro i circa 1.22 sotto la guida di Roberto Mancini).

I fischi dopo la partita con il Parma sono meritati perchè il tifoso interista non può più sopportare una situazione che non cambia mai: ogni anno si parla di Progetto Giovani e di grandi acquisti, per poi ritrovarsi a metà stagione sempre al punto di partenza. Per questo motivo bisogna dare fiducia a Roberto Mancini, un nuovo cambio di panchina – e di progetto – avrebbe soltanto un effetto deleterio sulle sorte futuri dell’Inter. Il tifoso interista merita rispetto perchè lottare per il 9° posto in classifica non può essere il progetto interista.

 

 

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: