Milan: Inzaghi nuovo agnello sacrificale di una società sempre più irresponsabile?

Pubblicato il autore: Leandro Bianco Segui

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Dopo la sconfitta di ieri in casa contro il Genoa, l’esonero di Filippo Inzaghi dalla panchina del Milan è dato ormai per certo. Sicuramente si tratta di una scelta difficile per la società e in particolare per il patron rossonero Silvio Berlusconi, che nell’ex attaccante ha trovato uno dei più fedeli servitori, ma che appare ormai inevitabile. Quella di ieri contro il Genoa è stata la seconda sconfitta consecutiva per la squadra rossonera, che già sabato scorso contro l’Udinese era stata costretta a dire addio all’Europa. Falliti tutti gli obiettivi stagionali, l’unica cosa da fare rimane salvare la faccia e il Milan per ora non sta facendo nemmeno questo, come ha dimostrato nella gara di ieri. Il Milan ormai è diventato lo zimbello del calcio italiano (e non solo) e i tifosi rossoneri sono davvero inferociti. E’ chiaro che qualcuno deve pagare per questa situazione, che certamente non è frutto del caso ma, al contrario, ha dei responsabili ben precisi. E a farlo potrebbe essere super Pippo. Come è già successo per Allegri prima e per Seedorf dopo, anche se bisogna ammettere che con loro la società non aveva lo stesso rapporto che ha con Inzaghi. Nei loro confronti infatti non ci furono tentennamenti: l’esonero, al manifestarsi dei primi sintomi di crisi, fu immediato. Probabilmente perché non erano asserviti al padrone quanto Inzaghi. Il tecnico piacentino, infatti, nonostante abbia fatto peggio dei suoi predecessori, come rivelato circa un mese fa dalle statistiche, a distanza di quasi un anno continua a rimanere alla guida della panchina rossonera. Adesso però per lui sembrano essere scaduti gli ultimatum: Berlusconi non può più salvarlo altrimenti dovrà rimetterci la propria faccia. E sappiamo bene che Silvio sacrificherebbe la faccia delle persone a lui più vicine pur di non rimetterci la propria.

La crisi del Milan comunque non è nata in queste ultime partite e nemmeno in questa stagione. E’ una crisi che va avanti ormai da diversi anni, una crisi strutturale che certamente non può essere scaricata solo sull’allenatore di turno. Ed è per questo che Inzaghi non ha tutte le colpe, anche se si è rivelato un pessimo allenatore e anche lui ha contribuito alla crisi del Milan. E’ vero, il Milan sicuramente ha bisogno di un nuovo allenatore, uno capace e, se è possibile, con alle spalle una buona esperienza. Inzaghi non ha queste caratteristiche e per questo deve andare via. Già da mesi avrebbe dovuto dimettersi e in assenza di dimissioni volontarie da parte sua è giusto procedere all’esonero. Ma se pensiamo che l’esonero di Inzaghi risolverà i problemi del Milan, ci stiamo solo prendendo in giro. Ci sono altri fattori che influiscono negativamente sui risultati del club rossonero oltre all’inadeguatezza dell’allenatore, come ad esempio la scarsa qualità della rosa ma soprattutto le scelte fatte (o quelle non fatte) dalla società. Inzaghi dunque potrebbe essere il nuovo agnello sacrificale che permetterà all’attuale società rossonera di fuggire ancora una volta dalle proprie responsabilità. Insomma una storia già vista e rivista. E dispiace che lui questo non lo abbia ancora capito e che continui a mostrare riverenza e cieca obbedienza alla proprietà rossonera nonostante venga considerato da questa solo una pedina da sacrificare al momento opportuno. Se Inzaghi avesse avuto un minimo di dignità, si sarebbe già dimesso piuttosto che continuare a farsi manovrare come un burattino o, peggio ancora, a farsi trattare come uno schiavo.

La speranza dei tifosi rossoneri, invece, è che presto questa società venga tolta dalle mani di chi in questi anni l’ha utilizzata solo per la propria carriera politica e personale, facendo lo sforzo di acquistare qualche bomber durante le campagne elettorali per accaparrarsi le simpatie e il consenso dei tifosi, salvo poi abbandonarla completamente quando non gli è tornata più utile; di chi quando la squadra ha vinto è sempre stato in prima fila a prendersi il merito e che al momento delle sconfitte ha subito scaricato la colpa sull’allenatore di turno. Non è di questo genere di proprietari che ha bisogno il Milan ma di persone oneste, che amino davvero i colori rossoneri e che abbiano voglia di investire tempo e soldi sulla squadra per portarla di nuovo sul tetto del mondo. Il Milan ha bisogno di una vera e propria rottamazione. Non come quella di Renzi che si è spacciato per il nuovo che avanza, per poi portare avanti le politiche fallimentari dei suoi predecessori. Avere una nuova proprietà, che magari ci mette i soldi, lasciando però al loro posto i vecchi dirigenti e dandogli pure la possibilità di continuare a determinare le scelte della società, non serve a nulla. Il Milan ha bisogno di un cambiamento vero e non solo di facciata, altrimenti continueremo ad assistere sempre alla stessa storia.

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