Trapattoni per il derby Milan-Inter: “Inzaghi resti, Mancini cambi idea”

Pubblicato il autore: Enrico Muntoni Segui

Trapattoni intervista derby Milan Inter

Il grande maestro Trapattoni ha oggi rilasciato un’intervista a Tuttosport, soffermandosi in particolare sul derby d’Italia tra Milan ed Inter e sul futuro di Pippo Inzaghi e Mancini. Ecco l’intervista integrale:

Giovanni Trapattoni, da doppio ex cosa prova a vedere Milan e Inter vivacchiare a metà classifica? «Nostalgia e rammarico per situazioni che potevano essere differenti. Ci sono dei periodi in cui le cose possono non andare nel verso giusto, però credo che sia Milan che Inter potessero fare meglio, soprattutto in fase di programmazione. Si possono sbagliare degli acquisti, ma credo che entrambi i club abbiano avuto un comune denominatore che ha condizionato le loro ultime stagioni: la riconoscenza».

Si riferisce al ricambio generazionale?
«Sì, il Milan ha faticato a rifondarsi dopo i successi del 2007 e l’Inter dopo quelli del 2010. Ci sono passato pure io, è difficile mandare via chi ti ha fatto vincere. Col tempo ho fatto mia una frase che mi disse l’avvocato Agnelli quando cercò di riportarmi a Torino una terza volta: “Non lo faccio perché ho il potere di farlo, ma perché ho il dovere di farlo”. A volte bisogna fare delle scelte impopolari per il bene del club».

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Potrebbe essere l’ultimo derby di Berlusconi proprietario del Milan, gli asiatici incombono. Che effetto le fa?
«Il calcio è lo specchio del pianeta e ormai è tutto globalizzato. In altri paesi, vedi l’Inghilterra, i proprietari stranieri sono all’ordine del giorno da anni, gli sceicchi e i magnati russi hanno acquistato diversi club: diciamo che era solo questione di tempo. L’importante è che ci sia sempre un dialogo aperto fra proprietari, dirigenti e allenatore».

Quindi lo giudica positivamente per il nostro calcio?
«Assolutamente, perché in Italia abbiamo bisogno di soldi e ben vengano questi capitali, l’importante è che non vengano sprecati. Ecco, è fondamentale che ci sia cultura sportiva da parte di chi investe e mi sembra che Thohir sappia come muoversi nel mondo dello sport. Se Berlusconi venderà, spero che i nuovi proprietari si presentino con un progetto serio».

Al cambio societario potrebbe essere legato il destino di Inzaghi. Come giudica la sua annata?
«Indubbiamente si è trovato in difficoltà a superare certi ostacoli. Al Milan non ti chiedono solo i risultati, ma anche lo spettacolo e abbinare le due cose non è semplice. Pippo ha le sue idee e col tempo le affinerà. Spesso ha puntato su uomini di quantità, più affidabili nel breve periodo, ma i tifosi rossoneri erano abituati agli olandesi e Kakà: non semplice farglielo digerire».

Lo confermerebbe?
«E’ stato scelto ed è giusto che il club lo supporti ancora; in questo campionato si è temprato. Io penso che la società debba dargli fiducia, però non si può pensare che Inzaghi tiri fuori un vino buono dalle rape?».

L’Inter l’allenatore lo ha già cambiato, anche se i risultati non sono arrivati. Come valuta il ritorno di Mancini?
«A volte quando si è all’estero, guardando all’Italia, si pensa di poter cambiare le cose con un click. Mancini era lontano dalla serie A da diverse stagioni e quando è tornato si è scontrato con un calcio duro, perfezionista. In Inghilterra le gare non sono un continuo esame tattico, da noi sì. Roberto deve ritrovare le coordinate giuste, ma non è un fesso e avendo navigato attraverso gli oceani saprà trovare i giocatori adatti alle sue idee».

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