Crisi della Roma: numeri di un reparto difensivo che non funziona più

Pubblicato il autore: Massimo Scialla Segui

crisi della Roma

Problemi in casa Roma. La squadra dà l’idea di un pugile che barcolla prima di esser messo K.O. dal dritto finale di un avversario troppo forte: sé stessa. Le criticità sono diverse, ma la crisi della Roma sembra passare in modo netto anche dai numeri difensivi. Una novità per la squadra di Garcia, che mai aveva subito così tanto dall’arrivo del tecnico francese. In realtà il reparto difensivo aveva rappresentato un vero e proprio punto di forza nelle prime due stagioni con l’allenatore di Nemours alla guida del club.

STAGIONE ’13-’14: nella stagione del debutto, senza alcun impegno nelle coppe, i giallorossi erano riusciti tenere la rete inviolata per ben cinque delle prime sei partite di campionato: l’unica volta in cui De Sanctis era stato costretto a raccogliere la palla in fondo al sacco era stata contro il Parma, fuori casa, in seguito ad un gol di testa segnato da Biabiany (in realtà il gol restò l’unico subito addirittura fino all’undicesima giornata di campionato, quando fu l’ex Alessio Cerci ad interrompere l’ormai leggendaria serie delle dieci vittorie consecutive). All’epoca il pacchetto difensivo era di quelli solidi davvero: De Sanctis assommava prestazioni da saracinesca, la coppia Benatia-Castan riusciva a rendere innocuo qualsiasi bomber, Maicon e Balzaretti non avevano ancora dato segni di cedimento, De Rossi e Strootman fungevano da vero e proprio muro davanti alla difesa.

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STAGIONE ’14-’15: con l’addio del difensore marocchino e il brutto caso clinico che riguardò il centrale brasiliano della Roma, i giallorossi dovettero affidarsi nel reparto arretrato al trio costituito da Manolas, Astori e Yanga-Mbiwa: il primo titolare inamovibile, gli altri due costantemente in competizione per una maglia da titolare. Strootman era già alle prese con il calvario che tuttora lo affligge, ma la Roma fu capace di subire tre soli gol nelle prime sei giornate di campionato – due ad opera della Juventus – e due nelle prime due gare di Champions League, segnati rispettivamente da Aguero (Manchester City) su rigore e da Musa (CSKA). Il totale fa cinque gol subiti in otto partite giocate, con relativa media di un gol subito ogni 144 minuti, media che proiettava la Roma a 4 punti nel girone di Champions League e a 15 in campionato.

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STAGIONE IN CORSO: la frequenza dei gol subiti si alza bruscamente nella stagione in corso. Con sette gol subiti in sei gare di campionato (solo contro il Frosinone la rete di Szczesny è rimasta bianca) e quattro in due gare di Champions (resta il merito di averne subito solo uno contro il Barcellona), viene certificata la crisi della Roma quantomeno – e non solo – dal punto difensivo: la media di un gol ogni 65 minuti dovrebbe far arrossire una squadra che ambisce a posizioni di vertice.

Le cause? Possono essere molteplici. Per quanto riguarda i portieri le responsabilità sembrano equamente divisibili: sia De Sanctis che il numero 1 polacco hanno giocato delle gare, causa l’infortunio del secondo, ma entrambi hanno alternato prestazioni di livello ad errori grossolani.
La coppia di centrali difensivi è ancora in fase di rodaggio: l’affiancamento di Ruediger a Manolas deve essere graduale, anche gioco-forza, per le precarie condizioni fisiche del tedesco; l’affiatamento tra il greco e De Rossi è decisamente più evidente, mentre per il momento Castan e Gyomber sembrano non essere presi in considerazione da Garcia.
Interessante legare il rendimento della difesa anche alla capacità di filtro del centrocampo: Nainggolan attraversa un periodo di forma per nulla esaltante, Pjanic non è adatto al ruolo di rubapalloni, Keita viaggia su ritmi bassi rispetto al resto della squadra, mentre il nuovo arrivato Vainqueur, che ha le caratteristiche del centrocampista di quantità, ha giocato pochi minuti per esser valutato in modo attendibile.

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La crisi della Roma, di gioco oltre che di punti, certamente non dipende da un unico fattore: Rudi Garcia attraversa una fase di scarsa lucidità nelle scelte tecniche e tattiche, i dirigenti ricoprono spesso ruoli equivoci, e i calciatori non rendono come dovrebbero. Forse, però, in casi come questo anche le esperienze passate hanno insegnato come ripartire dalla difesa, soprattutto in un campionato come quello di Serie A, può rappresentare una soluzione per ritrovare solidità e fiducia. Aggiustare i meccanismi del reparto arretrato potrebbe rivelarsi una mossa vincente, soprattutto a fronte di un calciomercato che ha potenziato in modo importante il parco attaccanti. D’altronde, si sa, il calcio è equilibrio.

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