Crisi Juve, così non va! Di chi è la colpa?

Pubblicato il autore: Mattia Emili Segui

 

crisi juveCRISI JUVE: TANTI GOL SBAGLIATI E TROPPI GOL SUBITI, ADDIO TRICOLORE? Un’altra disfatta in questo campionato, che sembra stregato per i bianconeri. Ancora una volta gli uomini di Allegri non riescono ad “espugnare” (ormai sembra questo il termine più adatto) il proprio campo, lo Juventus Stadium teatro di mille successi e di prestazioni epiche. Tre partite disputate tra le mura amiche, zero vittorie, per di più contro avversari non proprio insuperabili. Ieri sera è arrivata la “ciliegina sulla torta”: pareggio al 93′ da parte del Frosinone sugli sviluppi dell’ultimo calcio d’angolo, dopo che la Juve aveva dominato per lunghi tratti della partita. Beffa ulteriore che il gol sia stato realizzato da uno juventino DOC come Blanchard (presente a Berlino nella finale contro il Barca). In questi casi la cosa più ovvia e immediata è cercare di capire dove risiedono le colpe e come sempre accade il principio è che “si vince tutti insieme” e si perde nello stesso modo. Innanzitutto partiamo con dei dati che fanno un pò rabbrividire i tifosi della Juve, abituati a tutt’altri numeri: 5 partite di campionato, 5 punti in classifica, 5 gol fatti, 5 subiti, con nessuna vittoria in casa. Inoltre, delle 5 reti realizzate, 2 sono arrivate su calcio di rigore (Dybala contro il Chievo e Pogba a Genova) e altre 2 su autoreti o deviazioni decisive degli avversari (Lamanna dopo il clamoroso errore dello stesso Pogba e il tiro Zaza deviato da Blanchard ieri sera).

Numeri impietosi per una squadra che comunque, almeno stando al numero di occasioni da rete, avrebbe meritato di perdere solamente in occasione della sciagurata trasferta di Roma e che in molte altre gare avrebbe potuto e dovuto portare a casa l’intera posta in palio. Di chi è la colpa? Allegri? Giocatori? Dirigenza? Ecco il nostro punto di vista sulla crisi Juve:
CRISI JUVE, LA CONFUSIONE TATTICA DI ALLEGRI. D’accordo, Massimiliano Allegri non è l’ultimo arrivato su una panchina di Serie A. Il tecnico ha avuto i meriti di portare la squadra a confermarsi in Italia e ad affermarsi in Europa, arrivando a sfiorare il triplete la scorsa stagione. Quest’anno, complice la rivoluzione estiva sul mercato e soprattutto causa i numerosissimi infortuni, Allegri non ha ancora trovato la giusta formula tattica e non ha quasi mai potuto schierare la formazione che aveva in testa. Pronti via gli infortuni di Morata, Marchisio e Khedira hanno lasciato una voragine tecnico-tattica, già ampiamente scavata dalle partenze di 3 top players come Pirlo, Vidal e Tevez. In cabina di regia finisce Padoin (Padoin?), uno che fa della corsa e della generosità la sua arma e che aveva fatto discretamente bene nel ruolo di terzino. Poi, qualche giorno dopo, quest’ultimo viene escluso dalla lista Champions League, come a voler ammettere il clamoroso errore da parte dell’allenatore.

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Nelle prime uscite ufficiali (Supercoppa e Campionato) lancia Coman dal primo minuto, un giocatore giovane, di talento, ma che secondo le gerarchie con gli uomini presenti nel reparto avanzato, sarebbe stato la 4a-5a scelta. A rimanere in panchina sono stati il fiore all’occhiello della campagna acquisti, un certo Dybala pagato ben 40 milioni (e spesso decisivo non appena messo piede in campo) e Zaza, anch’egli voluto a tutti i costi. Davanti all’attaccante ex Sassuolo, nelle gerarchie di Allegri, anche il partente Llorente, già con le valigie in mano, che di sicuro avrà avuto motivazioni e cattiveria agonistica inferiori al nazionale italiano. Dopo un’ estate alla spasmodica ricerca di un trequartista, con l’acquisto poi di Hernanes sembrava essersi almeno parzialmente risolta la questione sul modulo. Dapprima, a causa dei contemporanei infortuni nella linea mediana, il brasiliano è stato chiamato a ricoprire il ruolo di perno davanti alla difesa (con risultati altalenanti), poi dopo l’esplosione di Cuadrado è stato rilegato direttamente in panchina ultimamente, per fare spazio a un centrocampo più muscolare. Allegri non è diventato improvvisamente un allenatore scarso, sarebbe stato complicato per chiunque lavorare in questa situazione, ma urge soprattutto una maggior coerenza nelle scelte.

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CRISI JUVE, GIOCATORI CON POCHI STIMOLI ED ESPERIENZA. Ormai purtroppo rimpiangere il passato non serve a nulla, per cui non soffermiamoci troppo sulle partenze. Sono stati acquistati dei buoni giocatori, alcuni ottimi, per cui il futuro può solo che dare speranza e fiducia ai tifosi. Il problema deriva dal fatto che essi sono stati messi tutti insieme e forse troppo in fretta: Dybala, Zaza, Alex Sandro, Lemina, Hernanes, Mandzukic, tutti acquisti di buona qualità o prospettiva, ma che inseriti appunto in un contesto privato dell’ossatura che ha caratterizzato le annate vincenti, faticano ad emergere. Inoltre, cosa non da sottovalutare, si avverte un aria diversa rispetto a tempi non poi così lontani, ma che già sembrano remoti: non si percepisce più quella fame di vittorie, quella cattiveria sotto porta, quello stimolo che ti porta a dare il 110% su ogni pallone. Pogba ne è l’esempio più lampante: il francesino, in questa stagione dove gli sono state affidate le responsabilità della squadra, fatica ad essere decisivo ma soprattutto dà l’idea di essere con la testa altrove. Discorso simile per Lichtsteiner. Questa tesi è avvalorata dal fatto che non appena il palcoscenico è cambiato ed è salito il livello degli avversari, la Juve è apparsa una squadra completamente diversa, dedita all’attenzione ed al sacrificio (vedi la vittoria di Manchester in Champions League).

Il problema era forse già stato calcolato, i cicli vincenti sono destinati a finire e non sempre sono pronti a ricominciare, perciò questa stagione si presume ahimè essere di transizione, dove l’obiettivo sarà  quello di riconquistare l’accesso alla prossima Champions League, e probabilmente di puntare tutto in campo europeo, cercando di ripetere la straordinaria impresa dello scorso anno.
CRISI JUVE, DIRIGENZA E MERCATO. Buttare la croce addosso ad una dirigenza che ha costruito quasi dal nulla una squadra che ha già fatto storia nel calcio italiano è certamente sbagliato. Tuttavia la pianificazione del nuovo ciclo è sembrata un pò avventata, con scelte a volte in controtendenza con quelli che erano i dettami tecnici dell’allenatore. Se le eccellenti cessioni, pur con dolore, sono state quasi “obbligate”, il loro rimpiazzo è stato quantomeno “confusionario”. Mentre tutti aspettavano con ansia l’arrivo del trequartista o il sostituto di Vidal, la società si è concentrata sull’acquisto del terzino, spendendo ben 26 milioni. Si è scelto di non rimpiazzare Pirlo con un giocatore di caratteristiche simili (scelta condivisibile, vista la buona attitudine di Marchisio e l’unicità del “Maestro”) ma al tempo stesso la Juve ha dovuto affrontare la prima parte di questo inizio di stagione in emergenza numerica a centrocampo, essendo infatti arrivati Lemina ed Hernanes nell’ultimo giorno di mercato.

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L’incoerenza regna quando viene ceduto Coman, sul quale Allegri aveva dimostrato di voler puntare, al Bayern Monaco e  viene acquistato quasi per caso Cuadrado, ottimo giocatore (il migliore acquisto fin ora), ma totalmente inadatto e incompatibile con il modulo sul quale Allegri spinge da un anno a questa parte. Dulcis in fundo il “regalo con tanto di impacchettamento” di Llorente al Siviglia (prossimo rivale in Champions), non riuscendo a valorizzare monetariamente un giocatore comunque protagonista nei 2 anni in bianconero.

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