Inter-Fiorentina, Mancini contro il suo passato

Pubblicato il autore: Federico Montalto Segui

mancini_sciarpa_inter_gettyMANCINI INTER FIORENTINA – Questa sera alle 20:45 si sfideranno Inter e Fiorentina, le due squadre più in forma di questo campionato. I nerazzurri sono a punteggio pieno dopo le prime cinque giornate, mentre i viola inseguono con quattro vittorie e una sconfitta. Questa partita servirà ad entrambe le squadre per capire la propria forza, per confrontarsi con un’avversaria di livello e per poter fissare con precisione gli obiettivi stagionali. Roberto Mancini e Paulo Sousa hanno dimostrato di aver già inculcato la propria mentalità ai loro giocatori e, anche se ancora i meccanismi di gioco non possono essere perfetti, le squadre sembrano aver recepito il messaggio e stanno cominciando a mostrare grande solidità, soprattutto in difesa.

Quella di questa sera sarà una partita speciale, non solo per le ambizioni di classifica, ma anche per i tanti ex: non solo in campo perché, oltre a Stevan Jovetic, Adem Ljajic e Felipe Melo, anche Roberto Mancini deve molto della sua carriera all’avventura sulla panchina della Fiorentina. Era la stagione 2000-2001 e Mancini aveva appena deciso di lasciare il calcio giocato: la Lazio aveva già deciso di concedergli un ruolo all’interno della società, sedendo così sulla panchina a fianco di Sven Goran Eriksson e diventando vice allenatore della squadra biancoceleste.

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Dopo pochi mesi, e dopo un ritorno al calcio giocato, Mancini decide di iniziare a tutti gli effetti la sua carriera da allenatore e a concedergli la prima possibilità è proprio la Fiorentina. I viola stavano attraversando un momento particolare, i tifosi stavano provando a metabolizzare l’addio di Gabriel Omar Batistuta, vero idolo della curva, passato in estate alla Roma. La rosa era di grande livello e sulla panchina sedeva Fatih Terim ma, nonostante tutto, la squadra faticava a trovare un’identità di gioco e continuità di risultati. A marzo, il tecnico turco lasciò la panchina della Fiorentina proprio a Roberto Mancini, che fece così il suo esordio ufficiale come allenatore di una squadra di Serie A. Un esordio non senza polemiche visto che, ai tempi dell’ingaggio da parte della Fiorentina, Mancini era sprovvisto del patentino per allenare nella massima categoria e, inoltre, era ancora tesserato con la Lazio. Dopo un contenzioso con l’AssoAllenatori, il tecnico di Jesi riesce ad ottenere il via libera dalla Federcalcio e può così cominciare la sua carriera da allenatore. Nonostante il cambio in panchina, il campionato della Fiorentina non muta, arrivando al nono posto in classifica. Mancini riesce però a portare la squadra al successo in Coppa Italia per la sesta volta nella storia viola: dopo aver superato il Milan in semifinale, la Fiorentina si impone sul Parma nel doppio confronto con il risultato complessivo di 2-1, consentendo così a Mancini di conquistare il primo trofeo da allenatore tra la gioia dei tifosi.

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Quella sulla panchina della Fiorentina sembrava una storia iniziata con i migliori auspici e destinata a durare a lungo, ma la stagione successiva cambiò tutto. Ancor prima di iniziare il campionato, Mancini subisce una pesante sconfitta in Supercoppa italiana contro la Roma per 3-0, poi l’esordio in Serie A contro il Chievo e un’altra sconfitta, questa volta per 2-0. Sembra una stagione stregata per Mancini e per la Fiorentina e, in effetti, a gennaio, l’allenatore decide di dimettersi dalla guida dei viola, lasciando una squadra in difficoltà tecnica e anche finanziaria. La Fiorentina, infatti, conclude quel campionato al penultimo posto in classifica, retrocedendo in Serie B dopo 9 anni passati nella massima divisione. Oltre alla retrocessione, la società dovette affrontare anche i problemi finanziari e il conseguente fallimento, che costrinse la squadra a ripartire dalle serie inferiori.

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Quello che siede oggi sulla panchina dell’Inter è un Mancini completamente diverso rispetto a quello, ancora inesperto, della Fiorentina: da quel giorno l’allenatore di Jesi ha allenato alcune delle squadre più importanti in Europa, tra cui Manchester City e Galatasaray, conquistando titoli, esperienza internazionale e grande rispetto da parte di tutti gli addetti ai lavori, tre elementi che gli hanno consentito di costruire un’Inter solida con giocatori di livello, pur non giocando le coppe.

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