Inter, senti Lippi: “Ronaldo e Vieri che rimpianti..”

Pubblicato il autore: Mattia Ravaglia Segui

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Marcello Lippi torna a parlare della sua breve avventura da allenatore dell’Inter rispondendo alle domande del quotidiano Corriere dello Sport, ecco cosa ha dichiarato:

Questa stagione promette sorprese.
“Veramente io non ne vedo”.

Non ci dica che i quattro volte campioni d’Italia e vicecampioni d’Europa, con 4 punti in 4 partite sono un fatto prevedibile. 
“Io vi dico che non può essere considerata una sorpresa. Mi spiego: questo è un torneo anomalo. Primo: spero proprio che cambino le date del calciomercato; non esiste che ci siano titolari per due partite in una squadra, che poi si trovano in prestito, cambiando squadra, per la terza giornata. Secondo, proprio per questo e aggiungendo la sosta per le nazionali, gli allenatori hanno avuto la squadra definitiva il venerdì, praticamente due giorni prima della terza partita. Per questo dico che ci sta tutto in un inizio così rocambolesco”.

Inter capace però di una partenza lanciata. Bisogna dubitare ancora? 
“L’Inter è tra le mie cinque candidate allo scudetto, con Juve, Napoli, Milan e Roma. In questo contesto, dopo aver perso molto nel precampinato, Mancini è stato bravo a fare quadrato e prepararsi a vincere. Certo, ha potuto lavorare serenamente, godendo del credito accumulato grazie a quello che aveva vinto in passato in nerazzurro. Lui è arrivato nella passata stagione, ha potuto vedere e valutare tutto e poi fare le sue richieste: a un altro avrebbero detto no. Invece lui ha costruito la sua squadra, fatta di forza e centimetri, ha vinto 4 partite, senza brillare; ma questo diventa ultrapositivo; se sai di aver giocato al 40-50% delle tue possibilità e hai fatto il pieno di punti questo diventa un’iniezione di fiducia, di autostima”.

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Quella che mancò a lei in quella lontana esperienza milanese… 
“Il buco interista di Lippi… lo lo considero come una tappa; non si può vincere sempre, ci sono alti e bassi. Ho avuto tantissimi alti, l’Inter è un basso, come altri che ho avuto. Il perché non è più importante: era una grande squadra, un grande ambiente, ma non è andata benissimo, tutto qua. Però…”.

Però? 
“Per male che andò, arrivammo quarti in campionato, spareggiando col Parma, battuto, per il posto Champions e in finale di coppa Italia, persa in un modo rocambolesco con la Lazio. Direi che non si può parlare di fallimento. Quando la seconda stagione iniziò come iniziò, dopo Reggio Calabria tagliai subito corto”.

Invitando Moratti a prendere tutti a calci nel sedere, diciamo così…Ma a Lippi è mai accaduto di fare qualcosa di simile con un suo giocatore 
“Non ci si prende a pedate, ma si può litigare, come fanno le persone sul lavoro, se non sono delle pappemolli. In genere, poi, nascono grandi amicizie”.

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Un nome. 
“Non può essere che quello di Vieri. Tra noi, in mezzo a uno Juve-Atalanta, ci fu un lungo momento di tensione, mettiamola così. La sera stavo cenando in un ristorante, mi sento mettere una manona sulla spalla. Era Bobo: “Dai mettiti, qui seduto”. Parlammo a lungo e non abbiamo più smesso di fidarci l’uno dell’altro. E comunque a lui è legato il mio più grande rimpianto, targato Inter tra l’altro”.

Quale?  
“La coppia di attaccanti era Vieri-Ronaldo, entrambi nel pieno, a 26 anni, roba da urlo. Tra infortuni vari, però, insieme avranno giocato tre partite. Ronaldo si ruppe proprio qui a Roma, contro la Lazio…”.

Il brasiliano è stato il giocatore più forte che lei ha allenato? 
“Il più grande di tutti è Zinedine Zidane; negli ultimi 40 anni Maradona, negli ultimi 20 Zizou. Voi avete visto quello che ha fatto in campo; non potete capire cosa riusciva a fare in allenamento, era uno spettacolo, una persona speciale, un ragazzo eccezionale, ben oltre il neo della testata di Berlino a Materazzi”.

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