Milan, a Genova in panca il colombiano sbagliato. Bacca fuori, Zapata dentro e il diavolo piange

Pubblicato il autore: Valerio Nisi Segui

bacca

La battuta d’arresto in casa del Genoa lascia qualche perplessità. Che il Milan non fosse pronto per lo scudetto, e a mio modo di vedere neanche per il terzo posto, era chiaro dalla prima giornata. Preoccupa l’altalena non tanto dei risultati, perdere sui campi di Fiorentina e Genoa può capitare a chiunque, quanto delle singole prestazioni. Il Milan al momento ha sempre giocato solamente 45 minuti. Quando gli è andata bene, vedi Udine, alla fine è anche riuscito a portare a casa il bottino pieno. Ma quando va male tutto ciò di buono che hai potuto fare fino a quel momento scompare in un cumulo di polvere.

Numeri alla mano allo stato attuale delle cose il Milan di Inzaghi era meglio di quello di Mihajlovic. Sia chiaro che non processo nessuno, anzi, Sinisa deve continuare ad essere l’allenatore del Milan. Perché almeno, a fine gara, non mente spudoratamente cercando di trovare il pelo nell’uovo per giustificare una prestazione inguardabile come faceva il suo predecessore. Per lui ciò che è inguardabile è inguardabile. Punto. Però, c’è sempre un però. Non hanno convinto alcune scelte, dal centrocampo all’attacco, per non parlare della difesa.

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Teniamo conto degli infortuni, una forbice troppo importante per non considerarla. Ma voglio sbilanciarmi facendo dei nomi. De Jong mezzala non può giocare e mi sembra evidente. Ciò nonostante Mihajlovic lo ha preferito sempre a Poli, che non sarà un fenomeno ma quello è il suo ruolo e il ragazzo lo fa bene e con tanta corsa, quella che manca al Milan da anni. Scelgo di prendere un nome solo per reparto, ma non capisco il motivo di neanche due minuti per José Mauri.

Ma la vera piaga del Milan di Genova è stata mandare in campo il colombiano sbagliato. Ovviamente mi riferisco a Cristian Zapata e Carlos Bacca. Zapata ci ha illusi fino al derby, c’è chi ha rivisto in lui il buon difensore di Udine. Poi però è tornato a fare le cose di sempre, a fare il Zapata che abbiamo visto in questi anni al Milan. Passaggi dosati male al portiere e ai centrocampisti e soprattutto passaggi senza nessun senso in orizzontale (due contro il Genoa, il secondo è costato l’espulsione a Romagnoli) finiti con comodità nei piedi degli avversari. Rodrigo Ely aveva fatto così bene nel pre-campionato che non pare vero vedere sempre Zapata in difesa. Passiamo all’altro colombiano, quello d’attacco, quello che il Milan non può proprio permettersi di lasciare in panchina, perché è il più forte malgrado una prestazione non indimenticabile contro l’Udinese. Ma è lo stesso che ha tirato fuori dal nulla i tre gol contro Empoli e Palermo. Stanco? Doveva riposare? Non siamo alla trentesima, neanche tre partite in una settimana possono giustificare l’esclusione. Io credo sia stata una punizione, come la punizione inflitta a Ely dopo l’espulsione contro la Fiorentina. Il caratterino del tecnico serbo stava per sostituire Lopez con Donnarumma per qualche rinvio di troppo. A Bacca non è stata perdonata la prestazione di Udine. Tutto qui. Ma il suo sostituto Balotelli, che a onor del vero non sta giocando male, non è un killer dell’area di rigore come Bacca e soprattutto non sembra aver trovato la giusta intesa e con Luiz Adriano e con il colombiano. Mario è un solista, poche volte vede il compagno. E poi il problema di sempre, Mario non corre. E se non lo fa lui il trequartista deve fare doppio lavoro, e saremmo anche in grado di prendercela con Bonaventura. Insomma sono passati gli anni, ma i dubbi sembrano sempre gli stessi.

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Un piccolo conforto il Milan se lo è riportato indietro da Marassi. Sarà che ha respirato l’aria del mare di casa, o che la sosta per l’infortunio lo abbia rigenerato, Bertolacci ha giocato la sua migliore partita in rossonero. E averlo fatto nella peggiore prestazione della squadra è più di un conforto.

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