Paulo Sousa, il mister primo non per caso

Pubblicato il autore: Alessandro Cipolla

Paulo Sousa

Con il campionato fermo per la sosta delle nazionali la Serie A celebra l’allenatore del momento : Paulo Manuel Carvalho Sousa da Viseu, Portogallo, meglio noto come Paulo Sousa. Arrivato a Firenze tra lo scetticismo della tifoseria viola, l’ex centrocampista di Juve e Inter ci ha impiegato appena due mesi per conquistare l’affetto e la stima di una tifoseria da sempre esigente come quella della Fiorentina. Raccolta la pesante eredità di un tecnico come Vincenzo Montella, molto amato in riva all’Arno, Paulo Sousa nelle prime sette giornate è riuscito a mettere d’accordo pubblica e critica, conquistando la vetta della graduatoria con 18 punti frutto di sei e vittorie e di una sconfitta, alla seconda giornata sul campo del Torino. Unica macchia finora, oltre alla debacle contro i granata, è la partita persa in Europa League contro il Basilea, comunque subito riscattata nella competizione continentale dal rotondo quattro a zero sul campo del Belenenses. Ma non ride solo la classifica ma anche il campo con gioco attento in difesa e letale in attacco, come nella miglior tradizione italiana.

Ma può il bel gioco di Paulo Sousa essere considerato una sorpresa ? Decisamente no. Già ai tempi di quando era un giocatore, dove in carriera ha vinto tutto anche due Coppe dei Campioni con Juventus e Dortmund, il tecnico portoghese veniva considerato già un allenatore in campo, per il suo spiccato senso tattico e la sua grande capacità di intuire l’evolversi delle varie situazioni di gioco. Un’attitudine che naturalmente è sfociata con il passaggio dal campo alla panchina, iniziando nel 2005 come assistente della commissario tecnico della nazionale del Portogallo dopo che si era ritirato dal calcio giocato nel 2002. Una gavetta che negli ultima anni è abbastanza inusuale per un ex giocatore del suo calibro, visto che oggi molti giocatori di primo piano trovano subito una buona squadra da allenare una volta appesi gli scarpini al chiodo.

Dopo tre anni passati nello staff della nazionale portoghese ecco che per Paulo Sousa si spalancano le porte della Championship, la Serie B inglese. La prima squadra allenata per lui è il Qpr di Flavio Briatore, passando poi ai gallesi dello Swansea fino ad arrivare al Leicester, non riuscendo in nessuno dei tre casi a raggiungere i play-off. Ma è nel 2011 che arriva la svolta per il tecnico portoghese, accettando l’offerta del club ungherese del Videoton, la squadra dell’impronunciabile città di Szekesfehervar. In terra magiara resterà per due stagioni, vincendo due Supercoppe e una Coppa di Ungheria, facendosi notare in Europa League dove la sua squadra non sfigura. Non è uno a cui non piacciono le nuove sfide e nel 2013 è in Israele sulla panchina del Maccabi Tel Aviv dove vincerà lo scudetto, passando poi lo scorso anno al Basilea. Ed è proprio in Svizzera che Paulo Sousa si consacra definitivamente come tecnico di livello, non tanto per la vittoria dello scudetto, ma per l’ottimo cammino in Champions League. Inserita in un girone duro assieme al Real Madrid, al Liverpool e ai campioni bulgari del Ludogorec, il Basilea riesce a passare il turno classificandosi al secondo posto clamorosamente a discapito degli inglesi. Agli ottavi però il miracolo non si ripete per gli svizzeri, che vengono eliminati dal Porto nonostante il successo nell’incontro di andata.

Ecco perchè, per chiunque avesse visto una partita del Basilea dello scorso anno ma anche del brioso Videoton tre anni fa, non può essere una sorpresa il brillante gioco espresso dalla Fiorentina di Paulo Sousa. In Italia siamo spesso bravissimi ad elevare chiunque sul piedistallo dopo una vittoria per gettarlo nella polvere la settimana successiva se arriva una sconfitta. Il caso dell’allenatore del Napoli Sarri ne è l’esempio lampante. La Serie A di quest’anno si sta rivelando un campionato molto avvincente ed equilibrato, riuscirà la Fiorentina ad arrivare fino in fondo ? Non è dato saperlo, l’unica cosa che i tifosi viola possono fare è, come dichiarato dal loro Ds Pradè, di rimanere con i piedi per terra, perchè la strada è ancora lunga.

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