Roma, Dzeko: “Sono in una grande squadra. I gol arriveranno”

Pubblicato il autore: Lorenzo Matricardi Segui
Roma
Edin Dzeko, considerato all’unanimità il più importante acquisto estivo della Roma, ha fin qui dimostrato di avere tanta voglia di fare e, nonostante abbia segnato solamente un gol – ma di speciale importanza – ha stupito la sua disponibilità nel mettersi al servizio della squadra, sacrificandosi ogni volta che mette piede in campo per aiutare i suoi compagni in ogni fase di gioco. Dzeko ha recentemente rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport (M. Cecchini), nella quale racconta il momento attuale della Roma e tante esperienze vissute nel corso della sua vita, non solo come calciatore. Ecco l’intervista:

A poco più di due mesi dal suo arrivo, si aspettava di vedere la Roma già in testa?

“Perché no? Sapevo di essere arrivato in una grande squadra, ma la stagione è ancora lunga. Quello che conta davvero è di essere primi alla fine. Da questo punto di vista la sfida con l’Inter non è ancora decisiva, anche se la partita è importante. Chi vince prenderebbe fiducia e per questo a perdere non ci penso proprio”.

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“Quest’anno non ci sono favorite. Ci siamo noi, l’Inter, il Napoli, la Fiorentina e anche la Juventus. È sempre una grande squadra e si riprenderà”.

Higuain però segna a raffica, mentre lei al momento è fermo a quota uno.

“Non sono contento, per me il gol è importante, ma non mi sento oppresso. La squadra conta di più. Penso che chiunque preferirebbe vedere la Roma vincere e Dzeko restare a un solo gol. Ma i gol arriveranno. E in ogni caso non mi fisso traguardi, non lo faccio mai. Ho sempre segnato e sono sicuro che segnerò anche qui, ma non voglio mettermi pressione da solo”.

Domani chi toglierebbe ai nerazzurri?

“Va bene se ne tolgo un paio? Jovetic, perché è un grande giocatore, e Icardi. Stevan è un fenomeno, sono felice che stia bene e gli auguro il meglio, ma a partire dalla partita successiva”.

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“A me come a tanti bambini hanno rubato l’infanzia. È stato il periodo più brutto della mia vita. A Sarajevo vivevamo in 15 in 37 metri quadrati. Ci svegliavamo a volte senza avere quasi nulla per fare colazione. Mio padre era al fronte e tutti i giorni, quando suonavano le sirene, avevo paura di morire. Andavamo nei rifugi senza sapere mai quanto tempo dovevamo restarci. Certe esperienze rendono più forti e fanno apprezzare la vita nei momenti giusti. Quando hai avuto paura per la tua vita e quella dei tuoi familiari, i problemi del calcio sono niente al confronto. Non ho segnato? Fa niente, segnerò alla prossima partita. Le cose importanti sono altre”.
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