Bologna Roma 2-2: pinne, fucile ed occhiali. Ed ometti

Pubblicato il autore: Massimo Scialla

Bologna-Roma 2-2

BOLOGNA ROMA 2-2: PRIMO TEMPO – Sopra il Bologna con Masina, poi Pjanic e Dzeko con due rigori, pareggia Destro, sempre su rigore. Questo l’ordine delle reti nella partita, giocata sotto un diluvio quasi biblico. Il campo si rivela subito difficile da gestire, soprattutto per la squadra più tecnica. La Roma, infatti, rischia più volte di andare sotto, e la bandierina di Vuoto rimanda la gioia di Donadoni, che però, alla fine, arriva comunque. Il resto del primo tempo è una serie di tentativi mal riusciti da parte della Roma di occupare di più l’area avversaria.

BOLOGNA ROMA 2-2: RIPRESA – Nel secondo tempo i giallorossi alzano il baricentro, e i rigori conquistati per un mani di Mounier ed un fallo di Rossettini, fissano il punteggio sull’1-2.
Gestire il risultato su un campo così è impresa ardua, così Rocchi altro non può fare che fischiare un rigore in favore del Bologna, a seguito di un fallo ingenuo di Torosidis su Giaccherini. L’esito del penalty è marchiato a fuoco sul risultato finale della partita.

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BOLOGNA ROMA 2-2: LA VASCA – Alex Britti si sarebbe senz’altro divertito stasera al Dall’Ara. Pochi giri di parole: il calcio giocato su un “campo” così, calcio non è. La gara comincia con una fascia pressoché impraticabile, continua peggio, finisce in subacquea. Fischiare il calcio d’inizio su un campo del genere fa riflettere sul buon senso che caratterizza la classe arbitrale italiana, permettere che arrivi al novantesimo è da alcool test.
Bologna vanta impianti natatori senz’altro più confortevoli, la pallanuoto non può giocarsi sull’erba

BOLOGNA ROMA 2-2: DESTRO – Una menzione particolare la merita senz’altro l’uomo decisivo, Mattia Destro. Non si può sindacare sull’esultanza contro una ex squadra, le emozioni sono emozioni, ognuno fa quel che sente di fare. Ma il gesto del numero dieci del Bologna dopo il gol del pareggio è il gesto che compie un ometto piccolo piccolo. Festeggiamenti prolungati, sguaiati, innaturali, che nemmeno – e soprattutto – alla finale dei mondiali. Fosse stato per lui per il suo mediocre giro di campo avrebbe chiamato anche banda e majorettes, forse nemmeno gli stessi tifosi del Bologna hanno condiviso il suo stato d’animo, che chiamare “gioia” sarebbe un insulto all’intelligenza, ai romantici, a Beethoven e chi più ne ha più ne metta.

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