Cala il silenzio sul Milan, tra pretese assurde e strane atmosfere

Pubblicato il autore: Valerio Nisi

berlusconi  I panni sporchi si lavano sempre in casa propria. A dir la verità non sempre funziona così, soprattutto per il Milan degli ultimi tempi. Negli atteggiamenti dei vertici rossoneri è da un po’ di tempo che si legge insofferenza, nel bene e nel male, che il Milan perda o che vinca sembra ormai fare poca differenza. Che ci sia qualcosa che non va nell’ambiente Milan è palese, lo stesso tecnico serbo Sinisa Mihajlovic ancor prima della gara di sabato sera contro la Juve a Torino aveva parlato di “un’atmosfera strana” attorno a lui e alla squadra. “Quando si vince si poteva vincere meglio, quando si perde o si pareggia sembra che la partita successiva sia decisiva” aveva detto il tecnico rossonero. Dopo la prestazione, c’è da dire davvero poco convincente del Milan a Torino, questa atmosfera non sembra per nulla cambiata, anzi.

Ci si chiede perché i dirigenti del Milan continuino ad avere questi atteggiamenti per nulla distensivi nei confronti della squadra e soprattutto del tecnico. Tante le occasioni in cui il presidente Berlusconi in persona ha bacchettato pubblicamente la squadra, facendo addirittura complimenti nello spogliatoio degli avversari. Tante le circostanze in cui Galliani è parso visibilmente infastidito da come fossero andate le cose. Atteggiamenti che hanno sempre messo Mihajlovic con un piede a Milanello e un altro già altrove. Per quanto nelle dichiarazioni ufficiali la famosa piena fiducia nel tecnico serbo sia stata sempre riposta, la realtà dei segni meta-testuali dice altro. E questa settimana è la volta del silenzio. Galliani che va via dallo Juventus Stadium sabato sera senza rilasciare un’intervista che fosse una, seguito dalle dichiarazioni non-dichiarazioni del Presidente Berlusconi :”Chi vince parla e chi perde sta zitto“.

Sembra evidente che la distanza tra i dirigenti rossoneri e il tecnico stia aumentando. Ma non si capisce ancora il perché, quello reale, di tanta insoddisfazione. L’atteggiamento del Milan sembra, a dirla tutta, incomprensibile. Perché? Perché dopo anni di assoluta incuria sia a livello societario che a livello strettamente legato alla rosa, anni in cui ci si è sempre nascosti dietro il banale e non vero “la rosa è competitiva”, scaricando ancora una volta responsabilità su poveri allenatori forse ancora non pronti, non saranno i milioni spesi in estate a far cambiare tutto. La pretesa che il Milan fosse già una squadra capace di duellare ad armi pari contro la Juve, il Napoli, semplicemente perché questa volta ci si è degnati di comprare qualcuno che non fosse un giocatore semi-finito a parametro zero, appare ridicola. C’è bisogno di tempo, c’è bisogno di giocatori all’altezza che possano sostituire i titolari assenti, c’è bisogno di fiducia e pazienza nei confronti dell’allenatore, c’è bisogno di un progetto. Eccolo qui, il progetto. Che sia questo il vero male del Milan? Nel giro di un anno e mezzo si è passati dal voler valorizzare i giovani italiani, perché il mercato è cambiato e si sa, a lasciar andare Saponara come fosse un filo d’erba spostato dal vento e non chiudere per Baselli. Non si può alzare la voce, o peggio nasconderla, solo perché hai comprato qualcuno. Ci sono tante cose che nel mondo Milan sono incomprensibili da alcuni anni a questa parte, e i tecnici e i giocatori passati da Milanello hanno sì responsabilità, ma non quante si voglia lasciar credere. E, a proposito, che fine ha fatto Bee? Anche lui forse avrà scelto la strada del silenzio.

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