Giovani azzurri crescono. Serie A piena di speranze

Pubblicato il autore: Valerio Nisi

Fiorentina-Barcellona amichevole
Promesse, giovani speranze. Per tutto il movimento calcio, per lo spettacolo, perché una volta tanto non stiamo lì a recriminare che i giovani calciatori in Italia non giocano mai, anche se bravi. È vero, la nostra federazione è ancora indietro rispetto ad altri standard nazionali, primi fra tutti quello inglese e tedesco. È vero, non saranno i tempi di quelle generazioni di fenomeni che, grazie al cielo, ancora calcano l’erba degli stadi più importanti (non molti a dir la verità). È  vero, possiamo fare meglio. Non saremo i più bravi a valorizzare dei ragazzini perché troppo legati ai risultati. Ma una cosa è certa, la media età della nostra Serie A si è abbassata. Forse per le contingenze economiche che ti portano a fare di necessità virtù, ma io ho visto qualcosa di diverso. Lo vedo ogni domenica. Giovani ragazzi mandati in campo a sfidare sé stessi e l’Italia intera. E non sono lì per caso, sono bravi i ragazzini. Vogliamo focalizzare la nostra attenzione sui giocatori italiani, creare un 11 azzurro con i migliori prospetti che con una certa regolarità stanno giocando in Serie A. Nessun momento migliore come quello dedicato alla sosta per la nazionale di Antonio Conte, uno dei primi a sollevare il problema giovani e giovani italiani da quando è CT.

Abbiamo creato una squadra di 11 titolari nati dopo il 1990. Alcuni di loro hanno già indossato la maglia azzurra, e dell’under 21 e della nazionale maggiore. Alcuni sono autentiche sorprese venute a galla da pochissimo tempo, altri sono conferme già visti in campionati precedenti. Partiamo con ordine.

Il ruolo di estremo difensore non può che toccare al milanista Gianluigi Donnarumma, classe 1999, fino a un mese fa conosciuto perché fratello di Antonio, portiere del Genoa più grande di lui di nove anni. In porta mettiamo lui per un semplice motivo. Ha 16 anni e ha rubato il posto a uno che di anni ne ha quasi il doppio e ha vinto campionati e Coppe Campioni, Diego Lopez. Senza volersi sbilanciare con paragoni scomodi che ai ragazzini fanno sempre e solo male, dico però che ho visto un altro portiere tenere quei sette metri e 32 cm con tanta disinvoltura a quell’età, anzi era anche più grande seppur di poco. Ed era Gianluigi Buffon. Sarà questione di nome…

In difesa comincio dai terzini, da anni il ruolo che più mette in crisi l’Italia del calcio. A destra metto Davide Zappacosta, difensore del Torino classe 1994 con il vizio del gol. Lo scorso anno, nella sua prima stagione in A all’Atalanta ha messo a segno tre reti, mica male per essere un terzino. Quest’anno col Toro ha già segnato un gol, nonostante appena 8 presenze per via di un infortunio e la concorrenza, a volte sleale, di quell’ira di dio di Bruno Peres.

A sinistra metto un ragazzino che spinge sull’acceleratore come pochi, con un mancino che sforna cross in quantità. Adam Masina, terzino del Bologna, nato in Marocco nel 1994 ma cresciuto in Italia e quindi italianissimo. Il numero 25 rossoblu ha tolto il posto al capitano Morleo, un altro che quella fascia a Bologna l’ha consumata. Ha iniziato giocando all’attacco, come quasi tutti i ragazzini che si approcciano a questo sport, ma se hai quella corsa e quel piede un allenatore sa che deve spostarti. Ovviamente c’è da migliorare la fase difensiva, ma ha tutto il tempo e un tecnico come Donadoni che ha il “vizio” di crescere talenti.

Al centro della difesa, rigorosamente a 4, metto le due colonne portanti dell’Under 21. Alessio Romagnoli (1995) e Daniele Rugani (1994). Se il primo ha giocato praticamente tutte le partite del Milan in questa stagione quando disponibile, dopo la fenomenale annata alla Samp dell’anno scorso, dispiace vedere Rugani sempre seduto in panca alla Juve. Personalmente, trovo il difensore ex Empoli, che l’anno scorso non ha preso neanche un cartellino giallo in tutta la stagione, anche più maturo di Romagnoli. La Juve ha fatto del reparto difensivo la sua forza più grande in questi anni, è sicuramente difficile togliere il posto a quei soliti tre. Ma Rugani non sfigurerebbe, mai.

Centrocampo. Nel nostro 4-3-3 in mediana ringraziamo Giampiero Ventura, allenatore del Torino, per il duo Daniele Baselli(1992) e Marco Benassi(1994), che non possiamo non mettere dentro. Tempi di gioco perfetti, in regia e in inserimento, fanno di Baselli uno dei centrocampisti più forti e più prolifici di questa Serie A (4 reti). La tenacia, la fisicità e un gran destro fanno di Benassi la sua spalla perfetta. Completo il terzetto con Riccardo Saponara (classe 1991), senza ombra di dubbio il trequartista (forse l’unico) più forte del campionato. Nessuno come lui interpreta il ruolo con tale padronanza, segna e sforna assist da vero numero 10.

In attacco la tripla B è d’obbligo. Se Domenico Berardi (1994) non è più una novità e non ha bisogno di presentazioni, dall’altra parte del terzetto piazzo di diritto Federico Bernardeschi. L’esterno viola classe 1994 è già diventato l’idolo della Fiesole e titolare fisso dell’11 di Sousa. Mancino straordinario, grande tecnica, e dribbling in velocità. Due esterni ideali per mettere sul piatto palloni da spingere dentro, e a questo ci pensa il gallo Andrea Belotti. Ancora una volta, così come nel caso di Zappacosta, Baselli e Benassi è stato il Torino a vederci lungo e a prelevarlo dal Palermo in estate. 10 milioni per lui, un cartellino importante. Ma li vale tutti, e con Ventura non poteva trovare maestro migliore.

Da questi 11 restano fuori giocatori come Insigne, Florenzi, Bertolacci, ma solo perché l’idea era di dare risalto a chi risulta una novità in Serie A. Per fortuna non devo fare il CT. Ma il campionato 2015/2016 di sicuro darà tante, belle e sofferte scelte a Conte.

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