Roma, Gabrielli: “Temo ci saranno ancora molti derby senza curve”

Pubblicato il autore: Lorenzo Matricardi

Roma

In mattinata il Prefetto di Roma Gabrielli è intervenuto ai microfoni di Radio Radio per rilasciare dichiarazioni in merito al derby capitolino in programma domenica alle ore 15 allo Stadio Olimpico. Queste le parole di Gabrielli:
Come mai è diventato il nemico numero 1 dei tifosi di Roma e Lazio?

“A volte dico che questo è anche il prezzo del biglietto. Chi ha compiti di responsabilità può diventare oggetto di queste contumelie. Io non sono venuto qui con l’intento di unire contro di me le tifoserie di Roma e Lazio. Il tema delle curve è principalmente un tema di incolumità. Lo stadio è un luogo di pubblico spettacolo, non un luogo dove non esistono leggi e regole. I comportamenti sono mutuati rispetto alle situazioni. Le barriere non sono di cemento armato. Se si tornerà allo stadio a vivere la partita in maniera normale verranno tolte”.
Cosa significa in maniera normale?

“Ieri vedevo del calcio internazionale. E credo che li non esista l’occupazione abusiva delle sedute, l’occupazione delle vie di fuga. Non si vedono le immagini che si vedono nelle curve nostrane, in particolare in quelle della Capitale. Mi rendo conto che in questo paese il concetto della responsabilità sia un concetto poco frequentato e poco utilizzato: io sono responsabile di quello che succede nei luoghi di pubblico spettacolo. Non me lo dimentico mai. E non me lo dimentico perché ho una responsabilità giuridica e soprattutto una responsabilità morale. Vorrei sapere da tutti quelli che oggi si strappano le vesti perché stiamo provando a riportare una situazione di normalità, se dentro le curve ci fosse l’eventualità di un morto o di un ferito grave, a chi andremo a chiedere conto? Sono certo che chiederebbero conto a me, così dice la legge. Mi sembra paradossale che nel periodo di Mafia Capitale ci si soffermi molto su un gruppo di persone che ha deciso di non andare allo stadio perché abbiamo reintrodotto delle regole”.
Situazioni per domenica?

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“Non sono serenissimo, purtroppo anche lo scorso derby senza barriere dove non c’era tutta questa questione, ci sono stati 2 accoltellati e incidenti. Questo è il tifo che allontanerà le persone per bene allo stadio e porterà alla radicalizzazione dei confronti. Sono sempre per il buonsenso ma in alcuni settori il buonsenso non ha cittadinanza. Ci sono grandi professionisti che verranno impiegati. Se pensano che l’unica soluzione sia lo scontro, si farà sì che questo stato di cose prevarrà senza fine. Non sono sereno per domenica nel senso che so che determinati soggetti hanno determinate intenzioni di fare cose non positive. Ho l’obbligo di dire le cose come stanno. Mi auguro per primo come inizio di una ripartenza che l’appuntamento di domenica, rimanga nei confini di una protesta silente. Le tristi pungicature, sono il preludio dell’anticamera di situazioni gravissime”.
Perché criminalizzare i tifosi? Multe per i cambi posto?
“Continuo a sostenere che la stragrande maggioranza di queste vicende, siano una questione di carattere culturale. Qualche giorno fa riflettevo a quanto sia cambiato il mondo grazie a Bin Laden per la sicurezza negli aeroporti. Nelle aule di giurisprudenza ci hanno insegnato che la legge segue i fatti e nel nostro Paese le leggi hanno un comportamento a pendolo. Le misure che la Questura ha posto in essere in questo campionato, hanno prodotto effetti meno negativi che nel passato. Il limite è quello di delegare totalmente a misure repressive che sono provvedimenti col fiato corto. Però c’è bisogno di una presa di posizione di chi va allo stadio per godersi la partita; è giusto urlare, insultare se è una cosa fine a se stessa e contestualizzata per sfogare la repressione di una settimana lavorativa, però poi basta, non deve sfociare nella violenza. Ci sono delle frange che sono molto aldilà dell’illegalità. La Curva, anche laddove è compressa, è pure sempre un 1/8 dello stadio. Questo è il classico campo nel quale tra i comportamenti delle persone e delle istituzioni c’è un punto di caduta. Perché non ci siano queste misure ci vuole il concorso delle persone. Il tifo non è un esercizio da educande, ma non è nemmeno un esercizio da delinquenti”.
Scadenza dei provvedimenti?

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“Vediamo nei fatti questa stagione e il prossimo campionato vedremo se mantenerli o meno”.
Collaborazione con le società?
“Poca da parte della società Roma, alla quale noi abbiamo comunicato il provvedimento una settimana dopo la fine del campionato. Invece di entrare in una logica corretta, si è immaginato che potesse essere rivisto. Qualcuno si è occupato più di fare telefonate, piuttosto che informare i tifosi della nuova capienza del settore. Il problema è che si è subito il provvedimento, ma non si è fatto nulla”.
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