Maldini, Costacurta, Boban e Rivera. Quante stelle contro Galliani

Pubblicato il autore: Valerio Nisi Segui

maldiniAd ogni passo in avanti ne segue sempre uno indietro. Ecco la fotografia del Milan di questa stagione. Ai miglioramenti tattici, assolutamente visibili, portati da Sinisa Mihajlovic ad una squadra in totale difficoltà da due anni però, non corrisponde almeno per ora una continuità e nei risultati e nel gioco espresso. Le due partite della settimana appena trascorsa, contro due avversari non proprio irresistibili come Crotone e Carpi, hanno mostrato la fragilità di questa squadra. Una squadra che non può prescindere dalla condizione dei suoi uomini migliori. E a questa debolezza (tecnica?) corrisponde una debolezza mentale. Al Milan ultimamente basta una partita sbagliata per far cadere a pezzi un morale così faticosamente costruito nei mesi da Mihajlovic e dal suo staff, che hanno dovuto letteralmente raccogliere i cocci di uno spogliatoio in frantumi e di una società precaria. Già, la società. Sembra quasi impossibile che una squadra come il Milan, e per squadra si intende l’universo rossonero, abbia potuto subire un’involuzione così improvvisa nel giro di pochissimo tempo. Da squadra più titolata al mondo a macchietta di paese.

Succede così che a Galliani & Co. una bella tirata d’orecchie sia arrivata non solo dalla curva rossonera, che da mesi non perde occasione per invitare l’amministratore delegato del Milan a tirare i remi in barca (edulcoriamo espressioni che comunque non riteniamo Galliani meriti dopo tanti anni di vittorie), ma anche da giocatori che hanno scritto la storia recente del Milan. E non giocatori qualsiasi. Parliamo di Paolo Maldini, Alessandro Costacurta, Zvominir Boban e Gianni Rivera. Nella giornata di ieri, prima e dopo il pareggio a Modena contro il Carpi, queste autentiche leggende rossonere hanno cercato di spiegare il problema più grande del Milan attuale. Il primo a parlare è stato Paolo Maldini, eterno capitano e numero 3 di quella fascia sinistra tanto bistrattata da chiunque dopo di lui, che ai microfoni di Sky Sport intervistato da Giorgio Porrà ha effettuato un tackle su Adriano Galliani. “E’ un grande dirigente ma probabilmente è un po’ carente nella parte calcistica: nello scoprire e valutare i giocatori, dovrebbe essere affiancato“. Parole dure, schiette. Il solito Paolo Maldini, a cui l’amministratore delegato rossonero non ha voluto rispondere.

Ma non solo Maldini. Negli studi di Sky Sport, ad avallare la tesi del loro capitano, anche Billy Costacurta e Zvone Boban. “Paolo ha ragione: se accanto a Galliani e Berlusconi ci fosse qualcuno che sapesse più di calcio sarebbe meglio. Prima c’era Braida, manca una figura come la sua” dice l’ex centrale rossonero, e continua:”Sarebbe bello (il rientro di Maldini in società, ndr), è vero, ma se Berlusconi non lo chiama… Lì decide uno solo. Galliani può dare consigli, ma a a decidere è sempre il Cavaliere“. A chiudere il cerchio Boban, uno che non le manda a dire. L’ex trequartista del Milan duro con Galliani: “Deve capire che non può ricoprire tutti i ruoli come sta facendo adesso: Paolo ha centrato il problema“. E come Costacurta si schiera per un ritorno di Maldini in società: “Vorrei tanto che Maldini riuscisse a rientrare nel Milan con un ruolo importante. Sarebbe una svolta per la società. Ma credo che i rapporti con Galliani non siano dei migliori“.

Ultimo in ordine cronologico ad intervenire sulla questione è stato Gianni Rivera, ospite ieri sera alla Domenica Sportiva in Rai. Il talentuoso centrocampista del Milan, per quasi vent’anni (mica bruscolini) e con oltre 500 presenze in rossonero, riprende il filo del discorso lasciato da Maldini, Costacurta e Boban. Ma questa volta smorza il tiro su Galliani. “Lo sanno tutti che esegue degli ordini, non è lui che decide trasferimenti o arrivi. Prima la proprietà poteva permettersi i giocatori migliori, ora non è più possibile perché questi vanno a giocare dove ci sono i soldi“.

Galliani o no, Berlusconi o no, Barbara o no, resta una certezza. Cose del genere al Milan dieci anni fa non sarebbero mai successe. I giocatori in campo non avrebbero concesso tanto parlare. La società si sarebbe sempre schierata con il suo allenatore. L’ambiente Milan era un fortino, da cui è sempre partito lo spirito vincente del gruppo. Pare evidente che qualcosa si sia rotto. Che sia incapacità a sostenere le nuove folli leggi del mercato, che sia inettitudine, che sia stanchezza non è dato saperlo. Ma il punto di rottura è evidente. E non sembra esserci possibilità di ritorno.

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