Milan, il 2016 deve significare ripartenza

Pubblicato il autore: Valerio Nisi

Sinisa Mihajlovic Il 2015 entra nelle ultime ore. Come sempre la fine di qualcosa lascia lo spazio ai bilanci. Per il popolo rossonero è ormai da qualche stagione che l’anno si conclude senza pretese, spesso senza speranze. Nel giro di tre anni il Milan e i suoi fan hanno assistito dapprima allo smantellamento di quella che nella storia recente del calcio europeo è stata una grandissima squadra, ma ancor prima di una società che ha portato nella Milano rossonera tantissime soddisfazioni, e di conseguenza trofei. Guardando alle ultime stagioni, quelle appunto in cui già a ottobre il Milan si è già trovato fuori da tutto, viene da chiedersi come sia possibile questo passo indietro.

Si sa, il calcio come in generale tutti gli sport, ma verrebbe da dire la vita, vive di cicli. Alti e bassi che si alternano con l’oscillazione di gioie e dolori. Questo un tifoso lo deve senza dubbio mettere in preventivo. Ciò che non ci si può aspettare è che da un momento all’altro, per motivi a volte comprensibili ma spesso ignoti, una società vincente possa lasciare il passo al totale disinteresse. E la cosa più drammatica è che lo faccia mentendo, vivendo nella convinzione che tutto è ancora come un tempo. O peggio, cercando di convincere qualcuno che nulla è cambiato.

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Quello che è accaduto in questo 2015, e nel 2014, e nel 2013, è stato un continuo scaricare responsabilità addosso ad allenatori bravi, bravini, non pronti. Il Milan, intendo la società Milan, ha dato l’impressione in questi anni di nascondere la propria noncuranza mettendo sulle spalle di allenatori emergenti o addirittura novelli (non dimentichiamo che Seedorf è stato convinto ad abbandonare il calcio giocato per sedersi sulla panchina lasciata libera dall’esonerato Allegri) un fardello troppo pesante per essere gestito con serenità. Il Milan è tecnicamente una squadra al di sotto di almeno 6-7 compagini della Serie A, non si dice nulla di nuovo. E la società come ha gestito questo vuoto tecnico lasciato libero da autentici fuoriclasse? Con i soliti colpi last minute, i parametri zero, contratti faraonici a ultratrentenni svincolati che poi non riesci mai a scaricare neanche regalandoli (vedi Zaccardo), pochi colpi più ad effetto marketing che di campo.

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Dopo due anni di non-Europa qualcosa sembrava essere cambiato nel mercato. L’entusiasmo di un possibile nuovo acquirente (bluff?) ha risvegliato le voglie gallianesche e riaperto il portafogli berlusconiano. Risultato? Un’estate da quasi 90 milioni messi sul mercato e una folle pretesa all’ennesimo nuovo allenatore. Mettere in piedi una squadra caduta a pezzi con un paio di buoni giocatori. Nulla di trascendentale eh, per rifare il Milan servono almeno altri 5-6 ottimi giocatori. Inevitabile che qualcosa di meglio, sebbene a sprazzi, si sia visto da settembre ad ora. Ma era davvero difficile fare peggio delle scorse stagioni. E così il Milan si trova ad arrancare, sperando in un più realistico posizionamento in Europa League invece della pretesa del terzo posto. Sarebbe questo il vero regalo per il 2016 che Mihajlovic e i suoi ragazzi possono fare ai tifosi, una modesta Europa League. Ma ciò che più di ogni altra cosa il Milan dovrebbe auspicare per il nuovo anno, al di là dei posizionamenti legati al campo, è ritrovare l’entusiasmo. L’unico vero motore che consente di fare le cose per bene.

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