Tutti i numeri dell’Inter capolista e i confronti con le inseguitrici

Pubblicato il autore: Gianluca Frontani Segui

Un viaggio tra i numeri dell'Inter di Mancini, e il confronto con le inseguitrici.

Manca una sola giornata alla sosta natalizia, e per la prima volta c’è un mini allungo della capolista. L’Inter di Mancini si impone di forza al Friuli, 4 a 0 su un campo difficile, e grazie agli scontri diretti della domenica si porta a 4 punti di vantaggio dalle seconde in classifica, Napoli e Fiorentina. Al quarto posto la squadra più in forma di questo ultimo mese, la Juventus, con 6  punti di distacco.

Delle prime cinque squadre in classifica l’Inter è l’unica non coinvolta nelle coppe europee, vantaggio non da poco, guardando anche i sorteggi impegnativi, per usare un eufemismo, stabiliti dall’urna di Nyon.

Tuttavia non si può di certo ridurre il successo nerazzurro di questo primo quadrimestre all’assenza, della truppa del Mancio, dalle competizioni continentali. Andiamo dunque ad analizzare qualche numero, e vediamo se ci aiutano a capire perchè l’Inter è prima.
Una difesa super…o un portiere super?

Il primo dato che balza agli occhi quando si parla dell’Inter sono i soli 9 goal subiti: 4 di questi in casa, tutti nella sciagurata sconfitta contro la Fiorentina; nelle altre sette gare a San Siro nessuno è stato in grado di bucare la rete dei nerazzurri.

Se è vero, come dicono dall’altra parte dell’Atlantico, che gli attacchi vendono i biglietti ma le difese vincono i campionati, l’Inter sembrerebbe essere la favorita per lo scudetto; tuttavia se andiamo più a fondo vediamo come il merito di questa solidità ha, più che altro, un nome e cognome: Samir Handanovic. La Fiorentina ha subito solamente 5 goal tra le mura amiche, dunque uno solo più dell’Inter, ma a cospetto di soli 12 tiri nello specchio da parte degli avversari dei viola (un goal ogni 2,4 tiri). I nerazzurri invece hanno concesso agli avversari ben 31 tiri in porta nelle partite casalinghe (un goal ogni 7,75 tiri). Per il Napoli invece sono 5 goal subiti su 15 tiri concessi, per la Juventus 6 goal su 16 tiri concessi (siamo intorno ai 3 tiri in porta per effettuare un goal). Insomma, in soldoni, se si gioca contro l’Inter a San Siro bisogna tirare 4 o 5 volte in più nello specchio per fare goal. Cambia poco quando si parla invece di tiri in porta ricevuti e goal subiti in trasferta: l’Inter è la miglior difesa, ma subisce più tiri rispetto a Napoli, Fiorentina e Juve. Handanovic per numero di parate è secondo solamente a Viviano del Bologna, ma facendo riferimento alle statistiche di legaseriea.it non c’è dubbio su chi effettua più interventi decisivi nel salvare la propria porta: il portierone nerazzurro è primo con 25 parate ritenute fondamentali.

il portiere Sloveno è tra i migliori al mondo ed i numeri di questa stagione (e non solo) lo confermano.

Samir Handanovic. Il portiere Sloveno è tra i migliori al mondo ed i numeri di questa stagione (e non solo) lo confermano.

Insomma è vero che Murillo, e soprattutto Miranda stanno facendo una grande stagione, ma se l’Inter è in cima alla classifica lo si deve soprattutto allo sloveno con la maglia numero 1.

La bilancia commerciale tra palle perse e recuperate.

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Thoir ha avviato un grande piano per risanare le casse dei nerazzurri dal buco di 103 milioni di euro. Di certo, per ora, il neo presidente può ritenersi soddisfatto del saldo tra palloni persi e recuperati nel terreno di gioco. Infatti, se andiamo a vedere le prime quattro della classe,  l’Inter è quella che riduce al minimo tale differenza: 336 palloni persi a fronte di 288 recuperati (-48 il saldo); ad esempio il Napoli ha fino ad ora buttato alle ortiche 405 palloni a fronte di 292 recuperati (-113). La Juventus appare leggermente più abile nel gestire il possesso (332 palloni persi), ma tuttavia i nerazzurri sono molto più bravi a riappropriarsi della sfera (solo 233 recuperi per i ragazzi di Allegri, per un saldo di -99). La squadra del quartetto di testa con la miglior differenza perse/recuperate dopo l’Inter è la Fiorentina (-93).

Queste cifre ci dicono che mediamente l’Inter ha a disposizione dai 3 ai 5 palloni in più ogni gara. Ad onor del vero va anche constatato che l’Inter è la squadra che tiene per meno tempo il pallone rispetto alle rivali. Tuttavia non parliamo di differenze abissali: tutte e quattro le squadre di testa sono comprese tra il 54% (proprio dei neroazzurri) e il 58,5% (dei viola) di possesso palla medio per match.

Il fattore C? ad Appiano Gentile si legge il fattore cinismo.

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Quando si dice ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo: l’Inter ha vinto 8 delle 16 partite fino ad oggi disputate con il risultato di 1 a 0 (5 in casa e 3 in trasferta).

La truppa del Mancio è la squadra che segna e tira di meno, sia in termini assoluti che nello specchio, delle quattro di testa. Tuttavia ha trovato il goal in tutte le partite eccetto lo 0-0 contro la Juventus. Proprio assieme alla Juve è la compagine che concretizza di più nei minuti finali: per le sfidanti del derby d’Italia il 32% dei goal arrivano dal 76’ in poi, per il Napoli il 19%, per la Fiorentina solo il 16%. Spesso un vantaggio tardivo nel match significa 3 punti: di fatto nelle dodici partite in cui Icardi e compagni sono andati in vantaggio sono arrivate 11 vittorie ed un pareggio, ossia ogni volta che i nerazzurri segnano prima dell’avversario ottengono 2,83 punti (2,38 la Fiorentina, 2,55 il Napoli, così come la Juventus che vinse lo scudetto lo scorso anno).

Per di più se andiamo a vedere come arrivano i goal, l’Inter, tra le quattro di testa, è l’unica che ha segnato di destro, di sinistro, di testa, su punizione, su rigore e da posizione ravvicinata.

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Insomma i numeri ci parlano di una squadra che ha una saracinesca in porta, e che nella metà campo offensiva riesce, in un modo o nell’altro, presto o tardi, a trovare almeno un goal prima degli avversari, che, nel 92% dei casi, significa una vittoria. Tagli alle eccedenze e poco sfarzo: in tempi di crisi e spending review, l’Inter sembra aver interpretato al meglio la stagione che potrebbe riportarla sul tetto d’Italia dopo anni difficili.

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