Roma-Milan: lo spareggio panchina

Pubblicato il autore: giuseppe spampinato Segui

Serbia's head coach Sinisa Mihajlovic looks on during the group A World Cup qualifying soccer match between Croatia and Serbia in Zagreb, Croatia, Friday, March 22, 2013. (AP Photo/Darko Bandic)

L’ultima giornata del girone di andata potrebbe essere anche l’ultima per Garcia o per Mihajlovic, allenatori partiti con grandi speranze ma che poi non hanno rispettato le aspettative. Perché finora il cammino dei due allenatori ha avuto alti e bassi che le due società non sono più disposte a tollerare. Il meccanismo sembra essere tanto semplice quanto efficace, chi perde è fuori, chi vince resta. Dare un ultimatum quando siamo a metà stagione non è forse l’idea migliore ma se ti chiami Milan e i risultati non arrivano non c’è Santo che tenga, il primo ad andarsene è l’allenatore. Diverso è invece il discorso per Garcia, alla terza stagione sulla panchina giallorossa potrebbe avere forse più bonus da giocare ma deve cercare di sconfiggere quella che sembra a tutti gli effetti essere una maledizione, quel neologismo “zeru titutli” che lo special one usò per definire il destino di una squadra che sembra essere l’eterna seconda.

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Vediamo nel dettaglio questi due allenatori e come sono arrivati a questo insolito “spareggio” al giro di boa.

Mihajlovic: il suo arrivo a inizio stagione era stato accolto dal solito sorriso di Galliani e dalle parole di elogio che quest’ultimo spende per qualsiasi giocatore o allenatore che entra a far parte della sfera Milan. Ma come era stato per Inzaghi, coccolato in tutti i modi dalla dirigenza rossonera ma mai capace di portare la squadra ad alti livelli, queste parole non sono state accompagnate dai risultati. La bufera in casa Milan è evidente, e l’allenatore serbo sembra essere arrivato al capolinea. Le poche vittorie convincenti ottenute questa stagione non bastano né ai tifosi né alla dirigenza, l’arrivo di Balotelli sembrava aver di nuovo riavviato il motore ma quello stesso motore è ora fermo ai box e la campagna acquisti, onerosa e dispendiosa come più volte ribadito dal presidente Berlusconi è stata, finora, solo un ingiustificato esborso di denaro. Quanto resisterà ancora l’allenatore serbo? Dopo la Roma ci sarà la coppa Italia con il Carpi ma, se questi due match dovessero risolversi in maniera negativa, difficilmente lo vedremo ancora sulla panchina rossonera.

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Garcia: il suo avvio alla Roma rimarrà sempre nel cuore dei tifosi, dieci vittorie consecutive e quel sogno, quella speranza che ogni anno sia l’anno buono, speranza che poi muore quando, a fine stagione, il risultato è sempre lo stesso, è sempre quel secondo posto, non diverso da chi lo aveva preceduto, da chi aveva conquistato prima di lui il cuore dei tifosi. Spalletti e Ranieri negli ultimi anni, sempre secondi e sempre dietro a un avversario più forte di loro, ogni anno.

Quest’anno Garcia aveva l’occasione giusta, un campionato privo di una squadra schiacciasassi come l’inter di Mourinho o la Juve di conte, un campionato equilibrato senza un vero leader ma ancora una volta, la Roma si è persa, non riuscendo più a trovare la strada per quella chiesa in mezzo al villaggio, meta che aveva tenuto in vita quelle speranze prima che facessero i conti con la realtà, ancora una volta fatta di distrazioni, di errori, di campagne acquisti quantomeno discutibili.

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Dzeko, Totti, Pjanic, tutti personaggi scomparsi dai radar, nel quale sembrano comparire solo promesse per il futuro come Sadiq e l’ormai consolidato Florenzi ma nessuno in grado di guidare davvero la squadra a quel “titulo” ormai ambito da troppi anni.

 

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