Alicicco: “Non so quanto corra la Roma, calciatori stanchi psicologicamente”

Pubblicato il autore: Giovanni Cardarello Segui
Ernesto Alicicco (fonte archivio foto L'Unità)

Ernesto Alicicco (fonte archivio foto L’Unità)

Non ho sentito tutta la conferenza di Spalletti, ma so che lo staff tecnico e medico devono andare d’accordo. In Formula Uno ci sono diversi ingegneri che si occupano di cose specifiche e se non lavorano armoniosamente la macchina non rende“. Ernesto Alicicco, medico sportivo storicamente giallorosso, con 1130 partite ufficiali alle spalle, ha commentato così questa mattina ai microfoni di Rete Sport i rapporti tra staff tecnico e sanitario in casa Roma.

Ritengo Spalletti un grande allenatore, un maestro. Lui insegna calcio, ma anche molto altro agli atleti. Per me voleva spronare chi ha vicino, in questo caso lo staff medico. Non penso che nella Roma oggi non ci sia armonia, si elabora un programma di lavoro condiviso e si prosegue seguendo quello“.

Sul ruolo del medico sportivo nelle società di calcio Alicicco è netto: “Io mi sono laureato in medicina dello sport e il mio obiettivo era fare in modo che il calciatore non fosse preda di errori sanitari. Una volta c’erano gli amici degli amici che facevano i medici della società, per avere visibilità e fama. A mio parere invece il medico è una cosa seria: quando Corioni a Brescia mi disse che il mio lavoro da professionista aveva portato punti alla squadra mi sono sentito davvero importante. Il nostro lavoro è fondamentale, nel recupero degli infortunati e nella preparazione dei calciatori“.

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La Roma da anni subisce troppi infortuni; le cause sono diverse e l’ex medico giallorosso allarga il tema al calcio moderno: “Parecchie squadre hanno infortuni, non solo la Roma. Secondo me non è abbastanza sviluppata la medicina del calcio. Siamo tornati indietro invece di andare avanti. C’è competizione e arrivismo. I tanti infortuni non sono dovuti alle troppe partite, che c’erano anche ai miei tempi. Noi col nostro modo di lavorare riuscivamo comunque a salvaguardare l’atleta. Il medico dovrebbe essere uno, non di più. Oggi c’è una legge di stato per cui il medico che si interessa di uno sportivo professionista deve essere uno specialista di medicina dello sport“.

Teoricamente la Roma ha un medico sportivo di riferimento, che è Riepenhof, ma a Trigoria non si vede quasi mai. Poi c’e’ un radiologo, Del Vescovo, che non va in panchina perchè non è medico sportivo. “Per come la vedo io – ha insistito Alicicco – dovrebbe essercene solo uno. Poi non entro nelle scelte della società Non so cosa volesse dire Spalletti con la sua frase. Ai miei tempi c’erano un medico e un preparatore fisico che stabilivano un programma per i calciatori. Poi parlavo con loro per capire i problemi muscolari. Quando io dicevo all’allenatore che un giocatore non doveva allenarsi lui non faceva un fiato. Penso che in una grande squadra come la Roma lo staff sanitario dovrebbe essere di ottimo livello, non penso che si possa lavorare senza un medico. La sua presenza dovrebbe essere continua“.

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Altro punto di discussione è il fatto che spesso la Roma dia l’impressione di essere una squadra stanca, che non corre durante i match: “Alla base della corsa c’è la preparazione. Non so quanto corra la Roma, a volte ho visto i calciatori stanchi psicologicamente. La testa sta al corpo umano come la centralina sta alla macchina. E’ fondamentale. Il medico è quasi un confessore in questo senso. Ai miei terapisti oltre al massaggio chiedevo anche di essere un po psicologi e parlare coi calciatori. Poi si può sbagliare la preparazione, certo, l’importante è che ci sia armonia nel lavoro. Se in uno staff non c’è accordo e’ chiaro che le cose non possono andare bene“.

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