Il Milan e Berlusconi insieme da 30 anni

Pubblicato il autore: Antonio Paradiso Segui

berlusconi

10 Febbraio 1986: Silvio Berlusconi decide di entrare nel mondo del calcio, acquistando il Milan dall’allora presidente Giuseppe Farina. Non erano tempi felici per il “Diavolo”, dato che qualche anno prima era stato retrocesso in B per il “totonero” (1980-1981) e nel 1982 aveva subito l’onta della retrocessione sul campo dalla A alla B. Inoltre, i rossoneri erano a secco di trofei dal 1979, anno in cui il Milan, all’epoca allenato da Liedholm e capitanato da Gianni Rivera, vinceva lo scudetto della stella. Silvio Berlusconi però ci mise poco a risollevare i rossoneri: dopo una prima stagione di assestamento e un’altra in cui i rossoneri ottennero la qualificazione in UEFA dopo la vittoria nello spareggio contro la Samp, nell’estate del 1987 Silvio decide di affidare la panchina ad Arrigo Sacchi, che l’anno prima alla guida del Parma, compagine militante in Serie B, era stato capace di eliminare dalla Coppa Italia il Milan di Liedholm. Berlusconi dopo quella partita non ebbe dubbi e decise di puntare su di lui per la rinascita. La sua scelta fu azzeccata e i rossoneri, sotto la guida del tecnico di Fusignano, vinsero subito l’undicesimo scudetto della loro storia, con un ruolino di marcia di 17 vittorie, 11 pareggi e 2 sconfitte. Quell’anno il “cavaliere” non badò a spese, dato che dall’Olanda arrivarono Ruud Gullit, acquistato per una cifra vicina ai 13 miliardi di lire, e un giovane di belle speranze: Marco Van Basten, per il quale il Milan spese la modica cifra di 1 miliardo e mezzo. L’anno dopo (1988/1989) i meneghini si rafforzarono con l’arrivo di Rijkaard. In campionato i rossoneri non riuscirono a ripetersi, ma vinsero la Coppa Campioni, grazie al brillante successo per 4-0 nella finale di Barcellona contro la Steaua Bucarest, la Coppa Intercontinentale, dopo aver vinto la finale di Tokyo contro il Nacional Medellin, la Supercoppa Europea nella finale contro il Barcellona e la Supercoppa Italiana. Nel 1990 il Milan riuscì a ripetere il “triplete” Coppa Campioni-Coppa Intercontinentale-Supercoppa Europea, vincendo la finale di Vienna contro il Benfica (1-0 gol di Rijkaard) e quella di Tokyo contro l’Olimpia Assuncion (vittoria per 3-0 con doppietta di Rijkaard e gol di Stroppa) e battendo la Sampdoria nel doppio confronto. La stagione 1990/1991 fu però negativa, dato il Milan uscì di scena ai quarti di Coppa Campioni contro il Marsiglia per la storia del faro e in campionato si classificò secondo alle spalle della Sampdoria. Nella primavera del 1991 Sacchi lascia il Milan per approdare alla nazionale. Berlusconi, nonostante le critiche di stampa e tifosi, affida la panchina a Fabio Capello, che in passato aveva allenato la primavera del Milan e per un breve periodo (aprile-maggio 1987) la prima squadra, subentrando a Liedholm. L’arrivo di Capello segna la nascita del “Milan degli invincibili“, dato che i rossoneri vincono tre scudetti consecutivi (1991-1992; 1992-1993 e 1993-1994) restando imbattuti per 58 partite consecutive in campionato (record assoluto di imbattibilità del calcio italiano). Con Don Fabio, arriveranno anche il successo nella Coppa Campioni del 1994, con una vittoria per 4-0 ai danni del Barcellona. Tuttavia, il periodo di Capello coincide anche con qualche delusione, su tutte le due finali di Champions perse nel 1993 e nel 1995, rispettivamente contro Marsiglia e Ajax e le due finale di Coppa Intercontinentale, perse nel 1993 e nel 1994 contro San Paolo e Velez. Nel 1996 il Milan, sempre con Capello, vince il quindicesimo scudetto della sua storia. A fine anno l’allenatore friulano va via e Berlusconi prova a puntare su Tabarez, allenatore uruguaiano che in Serie A aveva allenato il Cagliari. Questa volta però la scelta non paga e il Milan inizia un periodo di crisi, che nemmeno il ritorno di Sacchi riesce a fermare. La stagione 1996/1997 è una delle più tristi dell’era Berlusconi, con eliminazione in Champions per causa del Rosenborg e una serie di figuracce, come ad esempio l’1-6 casalingo rimediato contro la Juventus. L’anno dopo Berlusconi riprova la “minestra riscaldata” richiamando Capello, ma le cose vanno male e il Milan chiude decimo in campionato e per il secondo anno consecutivo è fuori dall’Europa. Nel 1998 arriva Zaccheroni, che come Sacchi, alla prima stagione vince lo scudetto, bello e inatteso quanto il primo dell’era Berlusconi. Dopo il titolo però, il Milan vive stagioni di alti e bassi, fino a quando nel 2001 non giunge in rossonero Carlo Ancelotti, in sostituzione di Terim. Nella prima stagione (2001/2002) il Milan ottiene la qualificazione alla Champions grazie al quarto posto. L’anno dopo torna a vincere la Champions League dopo 9 anni di assenza e la Coppa Italia, trofeo ancora mancante nella bacheca di Berlusconi. L’anno successivo arriverà il diciassettesimo scudetto, poi due anni con zero trofei e la “catastrofica” finale di Istanbul. Nel 2007 però arriva l’accoppiata Champions League-Mondiale per Club, e il Milan diventa il club più titolato al mondo. Da quel momento però parecchie cose non sono andate ed eccetto lo scudetto nel 2011, il “Diavolo” ha vissuto momenti non proprio felici, che hanno indotto la tifoseria a chiedere le dimissioni dello stesso Presidente, accusato dai più di essersi disinnamorato del Milan. Oggi però non siamo qui a fare polemica, ma per celebrare un trentennale che ha portato nella bacheca del Milan 8 scudetti, 1 Coppa Italia, 6 Supercoppe italiane, 5 Coppe Campioni/Champions League, 5 Supercoppe UEFA, 3 Coppe Intercontinentali/Mondiali per Club. A questo aggiungiamoci i grandi campioni portati al Milan: Van Basten Gullit, Papin, Kakà, Sheva, Pirlo, Ronaldinho e tanti altri. A questo punto l’augurio che facciamo a Berlusconi è quello di ripetere anche per il futuro le gesta del passato.

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