Infortuni Juve: e siamo a 44. Pagata cara la rimonta?

Pubblicato il autore: Alessandro Legnazzi Segui

infortunio chiellini

Il cammino in Champions League è legato alla condizione atletica di una squadra. Diventa imprescindibile per ogni allenatore che, come Allegri, punti alla massima competizione europea, avere il gruppo nelle ottimali condizioni psico-fisiche nel trimestre caldo: fine febbraio, marzo, aprile e maggio. Lo insegna il Bayern Monaco nella passata stagione: Guardiola perse malamente contro il Barcellona nell’andata delle semifinali 2015 poiché difettava dei migliori giocatori (Robben su tutti e la panchina era composta da Reina, Gaudino, Dante, Weiser, Javi Martinez e Pizarro).Quel Bayern Monaco non poteva vincere, e difatti capitolò 3-0 al Camp Nou sotto i colpi di classe di Leo Messi.

La situazione infortuni in casa Juventus inizia a preoccupare, proprio come a inizio stagione quando mister Allegri perdeva giocatori uno dopo l’altro. Solo due mesi di relativa tranquillità – novembre e dicembre, guarda caso il periodo della rimonta – poi ancora tante defezioni. A sei giorni dalla super sfida di Torino con i bavaresi, i bianconeri contano ben 44 infortuni stagionali. Troppi, decisamente troppi.

Quali sono le cause di questa falcidie? In primis la necessaria rimonta in campionato: l’inizio pessimo, i pochi punti e i primi mugugni di piazza dopo quattro scudetti e una finale Champions hanno obbligato Allegri a spingere forte in ogni match. E così è stato. In campo quasi sempre gli stessi, poche rotazioni, ma tante certezze: come ad esempio Leonardo Bonucci, che gioca più minuti di Buffon. In un’altra stagione, forse, senza un Napoli così arrembante, la Juventus si sarebbe potuta permettere il lusso di rastrellare molti più pareggi risparmiando qualche calciatore.

Dall’inizio dell’anno la Juve non si è mai fermata: la Supercoppa in Cina serviva a indirizzare la stagione e far capre che niente era cambiato senza Tevez, Pirlo e Vidal; le quindici vittorie consecutive sono state la risposta alle critiche di appagamento collettivo; la Champions League un cammino esaltante ma faticoso; la Coppa Italia un trofeo da non perdere e ipotecare in inverno.

I metodi d’allenamento contano relativamente. Le sedute sono sempre le stesse, l’intensità pure. Massimiliano Allegri ha nel suo staff delle eccellenze del settore come il professor Roberto Sassi (responsabile training check) e Claudio Filippi (preparatore dei portieri, Buffon si è imposto affinché restasse in bianconero), i preparatori sono Andrea Pertusio e Duccio Ferrari Bravo, quest’ultimo dal 2007 in Juventus.

Gli infortuni della Juventus sono principalmente di natura muscolare, non traumatica quindi. Questo è un indizio che fa capire quanto lo stress delle partite e il ritmo alto forzato siano due elementi chiave per decifrare la stagione degli infortuni bianconera. La Lazio, ad esempio, vive da agosto con il problema delle assenze: motivo? Troppe doppie sedute d’allenamento durante la settimana, è come un boomerang che si allontana e ritorna. Una squadra può beneficiare dell’immediato di un “fondo” atletico per poi pagare a caro prezzo il minimo intasamento di calendario.

I trofei si vincono con una grande squadra, ma una grande squadra deve saper calibrare al meglio la preparazione in estate per poi richiamarla in inverno. I bianconeri sono primi in classifica e negli ottavi di finale di Champions League hanno buone possibilità di passaggio del turno poiché il Bayern Monaco vive la medesima situazione nel reparto difensivo (Guardiola cacciò il luminare Hans-Wilhelm Müller-Wohlfahrt, fu l’inizio della fine). La Signora potrà pensare di vincere tutto solo se gli infortuni diminuiranno.

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