La nuova Roma di Spalletti: imprevedibilità e concretezza

Pubblicato il autore: Lorenzo Matricardi Segui
Roma
Il ritorno di Luciano Spalletti sulla panchina della Roma ha portato a tutto l’ambiente romanista una ventata di aria fresca e nuovo entusiasmo. Il tecnico toscano, dopo un inizio non senza qualche difficoltà, sta riuscendo a rivitalizzare una squadra che negli ultimi mesi – se non addirittura anni – era apparsa come svuotata e priva di attributi, quasi mai in grado di reagire alle difficoltà che le si presentavano e probabilmente non supportata da una condizione atletica adeguata. Spalletti sta piano piano conquistando tutti a Trigoria, dalla dirigenza agli stessi giocatori i quali, dichiarazioni alla mano, vedono in lui l’immagine di un allenatore meritevole di fiducia e in grado di far ripartire il meccanismo della Roma che sembrava definitivamente inceppato. Nella precedente esperienza sulla panchina giallorossa – dal 2005 al 2009 – l’ex tecnico dello Zenit San-Pietroburgo aveva conquistato tutti con un impensabile 4-2-3-1 entrato nella memoria di ogni tifoso grazie al bel gioco espresso e agli ottimi risultati ottenuti.

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De Rossi e Pizarro in mediana, Taddei e Mancini sulle fasce e l’invenzione di Simone Perrotta incursore alle spalle dell’unica “punta” Francesco Totti, che fino a quel momento aveva sempre giocato da fantasista dietro uno o addirittura due attaccanti. In molti si aspettavano che Spalletti confermasse il suo credo tattico – con il quale ha avuto molta fortuna anche durante la sua esperienza dal 2009 al 2014 in Russia – in questa nuova avventura in giallorosso, e in effetti l’esordio in campionato contro l’Hellas Verona aveva in un primo momento fatto credere che Pjanic potesse essere il nuovo Pizarro e che Nainggolan potesse diventare l’erede di Perrotta nella tattica di Spalletti, ma ben presto la verità è venuta a galla: come anche dichiarato più volte in conferenza stampa dal tecnico stesso, questa Roma dovrà essere una squadra camaleontica, non legata ad un unico modulo e in grado di modificare il proprio assetto tattico durante il corso della partita.

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I giocatori arrivati durante il mercato di riparazione ne sono la conferma più palese, vista la versatilità tattica di El Shaarawy, Perotti e Zukanovic, tutti e tre in grado di ricoprire due o tre posizioni indifferentemente. Proprio come la prima Roma di Spalletti questa dovrà essere una squadra in grado di offrire spettacolo, con un rapido possesso palla e senza dare punti di riferimento alla difesa avversaria, ma che deve anche saper essere concreta e cinica nei momenti giusti. Le ultime due partite della Roma contro Frosinone e Sassuolo hanno dimostrato proprio l’intenzione di Spalletti di poter passare da un 3-4-2-1 a un 4-2-3-1 a partita in corso, con un possesso palla mai sterile e sempre volto all’avvicinarsi alla porta avversaria. Si sono visti anche moltissimi movimenti senza palla, fondamentali per la creazione di un gioco rapido e scorrevole, e l’intesa tra i giocatori è apparsa senz’altro migliore rispetto al passato. Con i rientri di Florenzi, Digne, Dzeko, Totti e Manolas, Spalletti avrà inoltre a disposizione altre pedine da disporre sul suo scacchiere, in modo da poter attuare un efficace turn over e poter avere ulteriori soluzioni tattiche nella sua nuova Roma. D’altronde la sua prima dichiarazione dopo la firma sul contratto era stata: “Sono tornato per concludere quello che avevo iniziato”.
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