Spalletti e Totti ai ferri corti: è la fine di un amore?

Pubblicato il autore: laura.mondarini Segui

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Cosa succede quando un allenatore amatissimo torna alla guida di una squadra dopo 8 anni e ad un mese dall’arrivo, dopo entusiasmo e fiducia riacquistata da parte dei tifosi, si ritrova a discutere con il proprio Capitano, o in questo caso Il Capitano Francesco Totti?

Tutto è iniziato, almeno agli occhi di tifoseria e giornalisti, dopo la partita di Champions League contro il Real Madrid, quando, alla fine dell’incontro, una giornalista spagnola chiede un’intervista al Capitano. Lui di tutto punto risponde ironico, ma anche visibilmente contrariato: “Vuoi intervistarmi? Ma io ormai non conto più niente.”. E tutto questo davanti agli occhi di Spalletti, che ovviamente non ha gradito risposta e atteggiamento del suo giocatore.

La notizia fa il giro del web e del mondo sportivo, perché se la poca considerazione e il mancato schieramento in campo di Totti è stato davanti gli occhi di tutti, sia con l’ex allenatore Rudi Garcia, ma anche con l’arrivo di Luciano Spalletti, nessuno si sarebbe mai immaginato una situazione così triste alla quale assistere.

Si perché tra gli sportivi, romanisti e non, è l’amarezza a farla da padrona. Durante l’intervista rilasciata al TG1 poche ore prima della partita contro il Palermo, dalle parole e dai toni del Capitano giallorosso traspare dolore, rabbia e delusione. Il giocatore chiede e pretende più rispetto per ciò che ha dato alla sua squadra e suona quasi da minaccia il riferimento all’ormai vicina scadenza di contratto. Dopo quattro vittorie consecutive della Roma e vari siparietti a bordo campo che hanno visto Totti protagonista, sia con un raccattapalle fortunato, sia con altri compagni di squadra, le dichiarazioni del calciatore lasciano il pubblico allibito.

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La doccia fredda arriva il giorno dopo, quando la questione si fa ancora più delicata: mentre il giocatore parlava ai microfoni del TG1, Spalletti dichiarava in conferenza stampa di volerlo convocare per la partita contro il Palermo e di aver intenzione di schierarlo addirittura dal primo minuto. Poche ore a seguire, dopo aver chiesto conferma delle parole del calciatore al diretto interessato che però non si tira indietro e che anzi avvalora la sua tesi, il mister invita il Capitano a lasciare il ritiro, affermando poi di aver avvertito la società della sua scelta solo a cose già fatte.

Si arriva al primo posticipo della 26^ giornata di Serie A con questo spirito, la tensione tra i tifosi e Totti in compagnia della sua famiglia a seguire la partita dalla tribuna. Sugli spalti nessuno striscione a favore di uno o dell’altro, l’atmosfera è surreale, sembra siano tutti in attesa di capire meglio, di vederci più chiaro per poi decidere da che parte stare.

Quando lo speaker nomina Spalletti per la presentazione della squadra però si sente qualche fischio, all’ingresso del Capitano nel suo palchetto si eleva invece un coro assordante “Un capitano, c’è solo un capitano!”, Totti si alza, ringrazia e si emoziona. La gente si fa sentire e lo sostiene.

La Roma porta a casa il risultato con una manita ai danni della squadra di Iachini, eppure la prestazione convincente della squadra non è l’argomento principale. Nel post partita Spalletti appare sereno, dispiaciuto per l’accaduto, ma anche sicuro di non doversi rimproverare nulla. “Sono stato chiamato dalla società per mettere ordine… La sua è stata una reazione a caldo, quando è nervoso i missili gli partono… Mi dispiace, non voglio alcun duello con nessuno, voglio solo che la Roma faccia risultato…E’ vero che lui è un grande campione e che merita rispetto, ma il rispetto lo devo anche a tutti gli altri, altrimenti quando uno vuole convoca una conferenza stampa e si mette a parlare, che modo è.”

Quanto è giusto allora convocare una conferenza stampa ed esternare malesseri e frustrazione? Quando è invece il caso di far valere forse un po’ più di buon senso e gestire la cosa tra le mura di Trigoria mettendosi al riparo da polemiche e stravolgimenti di un equilibrio ritrovato? Viene spontaneo rispondere che i panni sporchi è sempre meglio lavarli in famiglia, soprattutto se la famiglia in questione si chiama A.S. Roma. La piazza è calda, i sentimenti sono forti, le aspettative alte e in ballo c’è un amore spropositato nei confronti di chi, per questo club ha sacrificato tutto.

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Tutti dicono che Francesco Totti è “la storia”, ma la storia è il passato e lui non ci sta, non ci stanno tantissimi tifosi e non sono d’accordo probabilmente neanche i compagni di squadra, che rispondono alla domande dei giornalisti con convinzione: “Totti E’ il capitano.” E allora Francesco non è solo la storia, Francesco è presente, Francesco è futuro. Lo ricorda il suo contratto firmato per tutto il 2016 come calciatore, ma anche quello firmato due anni fa, per sei anni, che lo coinvolge nello staff della sua squadra fino almeno al 2020.

I tifosi romanisti sono spaccati in due. Da una parte c’è chi, pur essendo consapevole del fatto che non possa più essere determinante come una volta, continua a definire Totti intoccabile e vorrebbe vederlo in campo per sempre, dall’altra, a malincuore, c’è chi ammette che non ha più novanta minuti nelle gambe, che nella corsa non è all’altezza dei compagni e che per questo riconosce che ad un certo punto della carriera debba farsi da parte ed accettare di lasciare spazio agli altri.

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Se Spalletti dichiara che tutto tornerà alla normalità, che Totti continuerà ad allenarsi con tranquillità e che sicuramente si troverà presto un punto di accordo, si fa comunque fatica a credere che la serenità sia cosa facile da ritrovare. La questione ha coinvolto altri sportivi e personalità del mondo dello spettacolo, anche in questo caso pareri discordanti, ma su un punto tutti si trovano d’accordo: Totti è leggenda.
E come dargli torto!

Guarda l’intervista di Luciano Spalletti ai microfoni di Sky nel post partita con il Palermo https://video.sky.it/sport/calcio-italiano/spalletti_sto_con_totti_ma_non_posso_concedergli_niente/v272403.vid

 

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