El Shaarawy fa impazzire Roma e punta all’Europeo

Pubblicato il autore: Luca Prete Segui

Stephan El Shaarawy è sbarcato a Roma a gennaio, ma con 5 reti in 6 presenze con la maglia giallorossa, è già entrato prepotentemente nei cuori dei tifosi capitolini, divenendo rapidamente una pedina fondamentale nello scacchiere di Luciano Spalletti. Il temuto trauma di ambientamento in una piazza non facile, soprattutto per uno catapultato dal ricco e ozioso Principato di Monaco, non c’è stato.  Il ragazzo non ha mostrato timore di militare in una società che non brilla proprio nel non esercitare pressione sui proprio giocatori. Certamente, l’avventura in una delle due/tre squadre più blasonate al mondo come il Milan, prima della parentesi francese, è stata fondamentale nel conferirgli i giusti anticorpi per reggere l’urto dei grandi palcoscenici. Ed El Shaarawy ha fornito, soprattutto, come al suo solito, nella prima parte della stagione 2012-2013, delle prove talmente positive da fargli attirare l’attenzione di mezza Europa. Con 16 segnature in 37 partite, maggiormente concentrate nella prima fase di quel campionato, l’italo-egiziano era stabilmente presente sulle prime pagine dei maggiori quotidiani sportivi. La convocazione in Nazionale giunse da parte di Cesare Prandelli qualche mese prima della definitiva esplosione, in occasione dell’amichevole persa contro l’Inghilterra disputata a Berna. Anche in questo caso, ha dimostrato di bruciare le tappe, visto che ha indossato la maglia azzurra a soli 19 anni. Con il suo primo gol contro la Francia qualche mese dopo, sembrava che un rapporto prolifico con la Nazionale fosse destinato a durare, ma non fu così. L’abitudine a segnare di El Shaarawy scema sempre di più e l’astinenza inizia nel club rossonero. Nella seconda fase di quella stagione così altalenante, segna solo a febbraio nel derby con l’Inter  e da lì, più niente. Le ragioni di un così lungo digiuno, forse, non sono così difficili da identificare. Il ragazzo ha talento, ma è pur sempre un giovane con alti e bassi fisiologici, comprensibili alla sua età. Di certo, ancora non è un campione. E troppi lo avevano definito tale troppo velocemente. In via Turati, iniziano a porsi delle domande, aspettarlo e confermarlo anche in futuro? Sì, ma non più come titolarissimo. Gioca di meno sia con Seedorf che con Inzaghi che gli preferiscono altri, che, in quella prima parte della sua stagione magica, sarebbero stati eclissati facilmente. Nell’estate del 2015, El Sharaawy decide che sia giunta ora di cambiare aria. Il Milan lo cede in prestito al Monaco (con “opzione di riscatto “secondo i monegaschi, mentre per il club italiano, l’operazione era da intendere con “obbligo”). La destinazione è quella da sogno, vivere a Montecarlo è decisamente meglio rispetto ad altre città e poi c’è da riconquistare la maglia azzurra in vista dell’Europeo l’anno dopo. Ma ben presto, gli si pongono dinanzi delle difficoltà inaspettate. Non si ambienta nel gioco del portoghese Jardim ma soprattutto incontra problematiche fisiche. Ha difficoltà a sostenere più di due partite interamente, in un campionato come quello francese, che mostra sì degli evidenti limiti tecnici ma che si è sempre fatto rispettare dal punto vista fisico e atletico. Il tecnico del Monaco lo considera sempre di meno, relegandolo spesso in panchina. E alla fine il club transalpino fa anche un dispetto al milan, non facendolo arrivare a quel numero di presenze (25), o meglio a un solo minuto dall’obiettivo, fondamentale per  poter esercitare il riscatto di 14 milioni di euro.  Si conclude così l’esperienza di El Shaarawy  in terra francese, con sole 3 reti e limitatamente alle coppe.
Ora c’è la Roma, e si sa che lì, è tutto un pò più difficile, ma sino a questo momento, sembra che non lo sia per l’italo-egiziano. Gli Europei sono vicini, ma il posto appare già ampiamente prenotato, e come titolare, soprattutto se Zaza gioca con questa frequenza. Conte, con la “moria”attuale di centravanti italiani, non può permettersi di non considerarlo. La forma fisica regge, forse altrove, era condizionata anche da una insoddisfazione a livello mentale.
El Shaarawy è tornato e il “faraone” vuole la sua rivincita.

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