Calciopoli, De Santis: “Alla fine ho pagato solo io”

Pubblicato il autore: Gennaro Esposito Segui

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Dopo 10 anni si torna a parlare della vicenda Calciopoli. A riaprire l’argomento ci ha pensato l’ex arbitro Massimo De Santis durante un’intervista al Corriere dello Sport.
Sono passati dieci anni dal caso che sconvolse, oseremmo dire per sempre, il movimento calcistico italiano e che portò a condanne esemplari per esponenti di spicco del mondo pallonaro tricolore. De Santis a quei tempi era uno degli arbitri più affidabili e stimati in Italia e non solo: arrivò a dirigere uno degli spareggi europei per Germania 2006 (Spagna-Slovacchia 5-1) e la sua presenza al Mondiale era ormai sicura prima che scoppiasse il caso Calciopoli. All’Uefa era infatti preso in molta considerazione da Volker Roth, ex arbitro tedesco degli anni Ottanta, che dal 2001 al 2007 ha svolto il compito che Collina svolge oggi: ossia coordinatore della Commissione arbitrale di Nyon.

Cosa faceva mentre cominciavano a farsi strada le prime voci, intercettazioni:
Torno a casa da Juve-Palermo, avevano mandato me perché già avevamo letto i dialoghi fra Moggi e uno dei nostri ex designatori, Pairetto. Il giovedì precedente, a Coverciano, si era posto il problema, io ero quello che doveva andare ai Mondiali, per questo l’allora disegnatore, Mattei, scelse me. Davanti la tv, alla Domenica sportiva, cominciarono i primi dibattiti, pensavo però fosse più una cosa mediatica. E non avrei immaginato di vedere i Carabinieri a Coverciano. Ci radunarono tutti in aula magna, quella dove si facevano i sorteggi, e ci chiamarono, a uno a uno, per consegnarci l’avviso di garanzia. Lavorando a contatto con i magistrati al Ministero di Grazia e Giustizia come commissario di polizia penitenziaria, capii subito che non c’era sostanza in quella storia. Avevo visto gli arbitri, soprattutto i più giovani, disorientati, anche quelli che non erano coinvolti. Non si sapevano i confini. Io, invece, non avevo paura, ero solo arrabbiato, molto. Quale arbitro che aveva preso un avviso di garanzia sarebbe andato al Mondiale? Avevo capito che la mia carriera da arbitro sarebbe finita lì”

Cosa le ha insegnato Calciopoli a dieci anni di distanza:
Niente. Perchè il calcio oggi come allora conserva lati oscuri. Non c’entrano arbitri e partite, anche se ad ogni errore che fa un arbitro si teorizzano chissà quali complotti ancora adesso. Il vero problema sono le questioni economiche, i conti, le plusvalenze che stanno rovinando tutto. Questa Serie A, paragonata a quella pre-Calciopoli, è poca cosa anche da un punto di vista arbitrale. Prima per arrivare a collezionare 100 partite in Serie A si doveva sudare per sei, sette, anche otto anni. Ora in quattro anni ci si arriva: anche se commetti un grosso errore, la domenica dopo sei lì ad arbitrare di nuovo”

Cosa ha lasciato Calciopoli a Massimo De Santis:
Calciopoli mi ha lasciato un’esperienza di vita. Le accuse che ci rivolsero non erano di grande conto, ma penso a chi viene accusato di spaccio di droga, di omicidi e invece è totalmente innocente. E poi tanti volti e persone amiche, come il mio compagno di viaggio Paolo Gallinelli, un avvocato sempre al mio fianco e pronto a difendermi”.

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