Doppia missione Juve: scudetto e rinnovo Allegri

Pubblicato il autore: Edoardo Peretti Segui

17-04-2016 JUVENTUS - CAMPIONATO SERIE A TIM 2015 2016 JUVENTUS PALERMO massimiliano allegri

Il trentaduesimo scudetto e l’affaire “rinnovo Allegri”: sono questi i due dettagli che i tifosi juventini attendono con trepidazione nelle prossime settimane.

Massimiliano Allegri, se stessimo parlando di storia del cinema, sarebbe uno di quei registi mai celebrati abbastanza, a cui poco si perdona e a cui ogni passo falso viene sottolineato, che critica e pubblico fanno un po’ fatica a celebrare, se non davanti all’evidenza e, spesso, in maniera postuma. Così, il suo primo scudetto l’anno scorso è stato vinto, almeno per una parte dei commentatori e dei tifosi, perché la squadra e la sua mentalità erano ancora quelle di Antonio Conte. Per non parlare di quando, all’inizio di questa stagione, l’avvio claudicante dei bianconeri aveva aperto le porte a critiche e rimproveri, con sempre una parte di critica e tifoseria che appariva soddisfatta nel sottolineare, quasi col ditino alzato, come fosse venuta alla luce la reale caratura dell’allenatore. Tornando indietro nel tempo, ricordiamo i mugugni di molti quando Allegri venne scelto come erede di Conte, e, camminando ancor più a ritroso, ricordiamo come nel Milan l’allenatore livornese abbia ricoperto il ruolo di primo capro espiatorio dell’ultima era rossonera, pur vincendo uno scudetto e pur lottando ai vertici con una squadra già allora non esaltante. Al momento del suo esonero, molti milanisti tirarono un sospiro di sollievo, o perlomeno lo salutarono senza troppi rimpianti, salvo poi rimpiangerlo nelle successive annate di vacche sempre più magre.

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Però, è sempre il campo ad avere l’ultima parola. E il curriculum guadagnato sul terreno di gioco da Mister Allegri lascia sempre meno spazio alle critiche preconcette. Se l’anno scorso poteva esserci, con uno sforzo d’immedesimazione nella ragione degli scontenti, la scusa che la squadra era ancora quella di Antonio Conte, la rimonta di quest’anno dopo la falsa partenza e la potenza – tecnica, fisica e mentale – messa in mostra dai bianconeri nel corso della stagione non possono non essere considerate farina del sacco dell’allenatore. Sua è la Juventus finalmente davvero competitiva e temibile in Europa, e sua è la squadra che in Italia ha sbaragliato, passo dopo passo, ogni potenziale rivale. Così, anche i critici più convinti non negano più il fatto che Allegri sia un ottimo, se non grande, allenatore.

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Sarebbe un peccato perderlo e ripartire con un altro protagonista in panchina. Evento improbabile, ma, così come il campo è il giudice che mette a tacere preconcetti e pregiudizi, è una firma sul rinnovo del contratto che può scrivere la parola fine a congetture e voci sul futuro. E questa firma, al momento, non è ancora arrivata. Così, a metà maggio, la Juventus potrà avere due regali dal suo tecnico: la vittoria del quinto scudetto consecutivo, il secondo dell’era Allegri, e la firma sul rinnovo del contratto fino al 2018. Allegri vuole infatti aspettare la fine della stagione per discutere con la società del futuro e poter finalmente prendere in mano la penna; vorrà parlare di quelli che saranno gli obiettivi a cui puntare e su cui lavorare e delle strategie del calciomercato. “Quando ci si mette al tavolo per fare un contratto bisogna poter fare dei bilanci (…) Noi non possiamo ancora metterci a parlare di futuro perché abbiamo ancora in ballo lo scudetto e finché non abbiamo raggiunto almeno questo obiettivo non parleremo di niente: queste le sue dichiarazioni alla stampa di non molto tempo fa. Massimiliano Allegri vorrà essere sicuro di avere una squadra competitiva in Europa, in grado ancora di arrivare fino in fondo all’arduo cammino della Champions; vorrà essere chiaro e avere chiarezza sul calciomercato, sul fatto che possibili grande partenze siano sostituite da altrettanto grandi arrivi (esempio, il possibile ritorno al Real di Morata richiederà una punta di livello riconosciuto: circolato è il nome di Edison Cavani) e che la squadra non dovrà ripartire da zero, ma essere rinforzata senza troppe perdite.

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